In una grotta a 1.800 metri nei Pirenei spagnoli, una costola umana racconta una storia di sopravvivenza e violenza di 4.000 anni fa: una punta di freccia in selce, conficcata nella schiena e circondata da tessuto osseo cicatrizzato, getta nuova luce sui conflitti dell’Età del Bronzo. Chi ha scoccato il colpo?
Una costola, rinvenuta in una piccola grotta tra le montagne di Girona, nella Spagna nord-orientale, ha rivelato un frammento di storia antica tanto affascinante quanto inquietante: 4.000 anni fa, qualcuno scagliò una freccia che colpì un essere umano alla schiena. Oggi, quella stessa costola racconta una storia di violenza, conflitto e sopravvivenza.
Il sito in questione è Roc de les Orenetes – “la Roccia delle Rondini” in catalano – una grotta funeraria a 1.830 metri sul livello del mare, nei Pirenei, vicino al confine tra Spagna e Francia. Qui, nel luglio 2025, un team guidato dall’archeologo Carlos Tornero, dell’Istituto Catalano di Paleoecologia Umana ed Evoluzione Sociale (IPHES-CERCA), ha annunciato la scoperta di una punta di freccia in selce conficcata in un frammento osseo umano.
L’analisi ha dimostrato che il colpo fu scoccato da dietro e penetrò profondamente, tanto da rimanere incastonato nel tessuto osseo, che tentò di rigenerarsi: segno che la vittima non morì subito, ma sopravvisse a lungo dopo l’attacco.
Il ritrovamento è stato reso noto anche attraverso un articolo pubblicato su National Geographic il 30 luglio 2025, a firma del giornalista scientifico Tom Metcalfe, ma aveva già trovato spazio su riviste e Blog di Archeologia e Storia dell’Arte Antica, ed anche sul sito https://www.labrujulaverde.com/2025/0 e sulla pagina Facebook del Magazine stesso.
Secondo il reportage di IHES-CERCA, la traiettoria della freccia suggerisce un attacco a sorpresa e con una forza sufficiente da oltrepassare muscoli e tessuti molli e conficcarsi tra le costole, sotto la scapola.
“Ora possiamo determinare la forza dell’impatto, il tipo di arma utilizzata e persino la posizione relativa dell’aggressore e della vittima”, ha spiegato il dottor Moreno, che ha collaborato alle analisi del frammento osseo.
Si sa poco di chi abbia scoccato la freccia, tranne che probabilmente apparteneva a un gruppo nemico, in lotta per il controllo del territorio o per l’accesso alle risorse. Gli studiosi datano l’episodio tra il 2550 e il 2150 a.C., nel cuore dell’Età del Bronzo.
Secondo i ricercatori, la vittima apparteneva a un clan di agricoltori stanziali, mentre l’aggressore potrebbe essere stato un cacciatore nomade.
“Senza dubbio, la persona colpita ha avuto poche possibilità di reagire in tempo per evitarlo”, osserva Tornero.
Non è la prima volta che Roc de les Orenetes restituisce tracce di violenza. Scoperta nel 1969, la grotta ha già restituito i resti di almeno 60 individui, molti dei quali presentano fratture e tagli compatibili con armi preistoriche come lance in pietra, frecce, asce e pugnali in rame o bronzo. L’ultima scoperta consolida l’ipotesi che la comunità sepolta nella grotta fosse stata coinvolta in scontri violenti e sistematici.
“Ogni punta di freccia ritrovata nella grotta era probabilmente conficcata nella carne dei defunti”, spiega Tornero. “Ma questo individuo, sorprendentemente, è sopravvissuto: il suo corpo ha provato a guarire”.
Un dettaglio che umanizza l’episodio e ci restituisce l’immagine vivida di una persona vissuta in un’epoca remota, ferita in battaglia ma non abbattuta, capace di sopravvivere – almeno per un po’ – al colpo che avrebbe potuto ucciderla.
Fonti
- Articolo su https://www.danielemancini-archeologia.it/
- pagina Facebook Blog di Archeologia e Storia dell’Arte Antica
- Magazine https://www.labrujulaverde.com/2025/07
- National Geographic https://www.nationalgeographic.com/history/article/4000-year-old-arrowhead-injury
- LiveScience https://www.livescience.com/archaeology/4-000-year-old-human-rib-discovered-high-in-the-pyrenees-still-has-an-arrowhead-from-a-brutal-attack?utm_source=chatgpt.com
