Tra Napoli e Pozzuoli esiste una cavità che affascina i visitatori da secoli, la Grotta del Cane, che ora catalizza anche l’interesse della NASA per la sua particolare atmosfera. Gli speleologi e i ricercatori italiani, grazie ad un finanziamento della agenzia spaziale statunitense, utilizzeranno la “Grotta del cane” come laboratorio per studiare lo sviluppo di possibili forme di vita batteriche in un ambiente così estremo. Le indagini serviranno a elaborare eventuali analogie con il Pianeta rosso, dove gli habitat sono altrettanto inospitali.

La grotta del cane studiata dalla NASA
Illustrazione antica della Grotta del Cane

Tra Napoli e Pozzuoli esiste una cavità seminascosta in un angolo delle Terme di Agnano che da secoli attira, incuriosisce e inquieta i suoi visitatori. E’ la “Grotta del Cane”, luogo inospitale, immerso tra storia e mitologia.
Gli speleologi e i ricercatori italiani, grazie ad un finanziamento della NASA, intendono usare questo sito ipogeo di 32 metri quadri, scavato nella conca di Agnano, come laboratorio per studiare le possibili forme di vita batteriche in un ambiente così estremo.

Domenica 16 giugno 2019 si è svolta la conferenza scientifica “Dai Campi Flegrei a Marte: ricerche alla Grotta del Cane” presso Città della Scienza, a Napoli, durante la quale il prof. Serban Sarbu, della Chico University, California, ha illustrato pionieristiche ricerche in atto in cavità dove si verifica la presenza di interfacce fra acqua solforosa ed aria, e dove proliferano colonie di particolari batteri che traggono energia dalla riduzione dei composti solforosi.
Ora le ricerche si stanno concentrando su cavità dove si manifestano interfacce fra gas diversi (anidride carbonica, metano, idrogeno solforato, ossigeno), come si verifica alla Grotta del Cane.
Tali ricerche sono di grande interesse per l’esplorazione di ambienti estremi e per la ricerca di indizi di forme di vita su Marte.
Al termine della conferenza, Giovanni Bartolo, Direttore tecnico della Società Terme di Agnano, ha accompagnato i membri dell’Associazione Cocceius organizzatrice dell’incontro, il prof. Sarbu e la prof.ssa Emily Fleming, microbiologa statunitense, ad effettuare i primi campionamenti alla Grotta del Cane, sull’interfaccia fra anidride carbonica e atmosfera normale, destinati a colture batteriologiche ed a sequenziazione metagenomica.
Se questi campionamenti daranno risultati positivi, sarà possibile definire un piano di ricerche articolato, nel quadro dell’Extreme Microbiome Project e con il sostegno economico della NASA.
Sarà anche possibile definire i dettagli di una collaborazione a livello internazionale con la partecipazione del Dipartimento di Biologia dell’Università Federico II di Napoli.

Esplorazioni e studi
La prima seria esplorazione della Grotta del Cane è stata effettuata dallo speleologo Rosario Varriale nel 2001, supportato dall’Associazione Conca di Agnano.
Nel 2013 è stata effettuata una seconda penetrazione nella cavità, sempre a cura di Rosario Varriale, con l’impiego di tecniche di sicurezza a cura degli speleologi ora afferenti all’Associazione COCCEIVS e con l’uso di un analizzatore di gas a cinque sensori fornito dalla società Hans Brand di Milano.
All’interno della cavità, l’ossigeno scende a valori molto bassi e l’anidride carbonica sale, e la temperatura è di 54 °C.
Fortunatamente non vi sono quantità sensibili di monossido di carbonio e solo poche parti per milione di metano e di composti solforosi. Si tratta comunque di una fra le cavità più pericolose ed impegnative al mondo e va affrontata in piena consapevolezza delle procedure e delle apparecchiature di sicurezza necessarie. Per questo motivo i membri operativi dell’Associazione COCCEIVS sono qualificati a termini di legge per operare professionalmente in ambienti confinati ed a rischio di inquinamento.

Nel 2018 l’associazione Cocceius è stata contattata da Serban Sarbu, ricercatore di origine rumena con posizioni di ricerca presso la California University a Chico.
Il prof. Sarbu è stato uno degli esploratori della Grotta Movile, in Romania, caratterizzata da un eccezionale ecosistema acquatico, ricco di acido solfidrico ed anidride carbonica e povero di ossigeno, che ha indotto l’evoluzione di un grande numero di specie animali particolarmente adattare all’ambiente estremo.
Ne è nato quindi un interessante filone di ricerca dedicato alle forme di vita di habitat estremi, che viene realizzato localmente dal GESS Lab ed a livello globale dall’Extreme Microbiome Project, diretto dal prof. Scott Tighe dell’Università del Vermont. Tale progetto vede un forte coinvolgimento da parte della NASA, che è interessata allo studio delle possibili forme di vita batteriche su Marte, legate ad un’atmosfera priva di ossigeno e ricca di anidride carbonica e di metano ed alle possibili analogie con ambienti estremi terrestri.
Vi è inoltre il sostegno della multinazionale Illumina, che si occupa di metagenomica.
I primi risultati di tali ricerche sono apparsi nel 2018 sull’International journal of Speleology (https://scholarcommons.usf.edu/ijs/vol47/iss2/7/).

Storia e leggende
La Grotta del Cane ad Agnano è celeberrima per le numerossime citazioni fin dall’età antica e per i crudeli esperimenti con i cani e, leggenda vuole, anche con altri animali ed esseri umani.
In tempi antichi tra il III e II secolo a.C. è stato un luogo di culto, cure termali, ma anche di interesse scientifico e turistico.
Le esalazioni di gas mefitici al suo interno compaiono anche negli scritti di Plinio il Vecchio.
Si ha ragione di credere che la Grotta, già in epoca greca, fosse usata come struttura termale. A farcelo ipotizzare è la presenza, lungo il perimetro interno, di una specie di gradino che funge da seduta.
Col passare del tempo, la Grotta è stata oggetto di leggende e racconti inquietanti. Come spiega Giuseppe Mormile su Il Corriere: “Grotta chiamata delli Cani, nella quale ogni cosa viva, che v’entra, muore. Lago d’Agnano, che non produce altro che rane”.
Molti furono gli studiosi che, incuriositi dalla sua particolare natura, arrivarono da tutte le parti del mondo per capirne la sua vera essenza. Fra questi Pasquale Pavini, un medico che nel 1818 condusse i suoi studi e giunse alle sue conclusioni:
Avendo io conosciuto, che il cane non restava istantaneamente colpito da questo gas, come avea inteso raccontare, volli io stesso farne l’esperienza: abbassatomi infatti nel mezzo della grotta colla faccia a contatto del suolo, mi trattenni a respirare quel gas per lo spazio di dieci secondi, avendo eseguito nove intiere respirazioni fino a tanto che non soffrii un positivo incomodo. Gli effetti, che provai furono in principio de’ leggieri pizzicori agli occhi, ed un prurito al naso; indi un senso di formicolamento nelle gambe, nelle braccia, e nella faccia, e finalmente un’affannosa e stentata respirazione, che mi avvertì di non poter più a lungo continuare impunemente la mia esperienza”.

Nel 1843 toccò al francese Constantin James, insieme al fisiologo, esperto di tossicologia, François Magendie venire nel regno di Napoli con obiettivi di studio.

Fonti:
Graziano Ferrari, speleologo – Fonte diretta

Articoli pubblicati su:
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/07/12/e-napoli-ma-sembra-marte-la-grotta-studiata-dalla-nasa/5318492/
https://www.vesuviolive.it/ultime-notizie/300135-grotta-cane-agnano-marte-nasa/
https://www.ilnapolista.it/2019/07/la-nasa-studia-la-grotta-del-cane-ad-agnano-atmosfera-simile-a-marte/
International journal of Speleology https://scholarcommons.usf.edu/ijs/vol47/iss2/7/

Link e approfondimenti:
Grotta Movile (Pestera Movile): https://it.wikipedia.org/wiki/Grotta_di_Movile
GESSLab: https://www.gesslab.org
Extreme Microbiome Project: http://extrememicrobiome.org/
Illumina Inc.: https://www.illumina.com/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.