Ripubblico volentieri gli accorgimenti che ci suggerisce Paolo Agnelli, zoologo del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze e responsabile scientifico del progetto ToscoBAT , dopo aver letto dell’ennesima escursione invernale in una grotta.
Non si tratta solo di un singolo evento, quindi è inutile porre l’attenzione su una sola attività; facebook è un potente mezzo di divulgazione, sia delle notizie, che delle pratiche che mettiamo in atto.
Tutti sanno tutto: tutti sanno che si va in grotte con pipistrelli in letargo, tutti sanno che sarebbe meglio non andarci, anche dove non è espressamente vietato quando ci troviamo all’interno di parchi e grotte tuiristiche dove la frequentazione degli speleologi è normata. E ricordatevi che non ci sono solo i pipistrelli.

Sappiate imparare dalle critiche.
Ecco le raccomandazioni di Paolo Anelli:

“Ho letto su Scintilena della vostra iniziativa di visitare la grotta di XXX domenica prossima XXX. Si tratta della grotta con la maggior biodiversità di tutta la XXX sia per la presenza di pipistrelli che, soprattutto, di una quantità di piccole specie di invertebrati che ne fanno una grotta viva, bellissima e, purtroppo, anche fragile.

Con questa mia voglio solo farvi riflettere sul fatto che portarci un gruppo di persone non ancora preparate a muoversi in un ambiente sotterraneo potrebbe comportare dei rischi per la vita della grotta stessa.
Mi rendo conto che a due giorni dalla data prevista sarebbe troppo chiedervi di cambiare destinazione alla vostra iniziativa, mi permetto quindi di darvi dei consigli di comportamento da fare osservare alle giovani promesse della speleologia che entreranno con voi in grotta:

Seguite soltanto il percorso centrale e non vi avventurate nei rami laterali dove ci sono le specie più elusive e sensibili e dove ci sono anche concrezioni più fragili e delicate

Non raccogliete o disturbate nessuna delle creature che incontrerete

I pipistrelli sono le presenze più sensibili al disturbo antropico e in questo periodo troverete già animali in letargo. Dovrebbero essercene qualche decina. Se li vedete cercate di passargli lontano, senza illuminarli, senza sostare sotto di loro e senza alzare la voce.

– Talvolta ho trovato gruppetti di pipistrelli presso l’ingresso, anche in passaggi stretti e obbligati per noi visitatori. In tal caso organizzatevi per tenere lontana la inevitabile curiosità dei principianti e per passare sotto gli animali nel minor tempo possibile.

– Considerate che il risveglio dal letargo può avvenire anche 2 ore dopo il nostro passaggio (il loro risveglio è sempre lento per motivi fisiologici) e anche se non sembrano reagire al nostro passaggio, il rischio di svegliarli e di fargli consumare preziose energie è sempre alto. Sapete che troppi risvegli invernali possono condannare i pipistrelli in letargo ad una lenta morte per inedia. Un segno premonitore del risveglio che spesso si può notare è la flessione delle zampe che anticipa il risveglio dell’animale. Se vedete questo segno significa che l’animale vi ha “sentito” e che ha iniziato un lento processo di risveglio.

Sono nozioni e comportamenti che devono entrare fin da subito nel bagaglio culturale di ogni buon speleologo e spero che condividiate con me questa necessità di alzare il livello di conoscenza e di preparazione delle nuove generazioni di speleo.

La sfida dei prossimi anni, intrapresa già da alcuni anni in Toscana dal nostro Museo di Storia Naturale di Firenze e dalla Federazione Speleologica Toscana, ora condivisa con il Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri (GIRC) e con la SSI, è quella di raggiungere una condivisione di informazioni tra zoologi e speleologi per migliorare le nostre conoscenze e per essere in grado di proteggere un ambiente che entrambi amiamo e apprezziamo. Per questo sono disponibile a preparare un incontro di biospeleologia, in Museo a Firenze oppure presso la sede del vostro Gruppo, meglio se all’interno del vostro corso di introduzione alla speleologia.

Ci sono, come sempre in ogni campo, varie correnti di pensiero e di interpretazione a proposito di questa necessità di interazione fra zoologi e speleologi. C’è chi ricorre alla legge per chiudere l’accesso a specifiche grotte proponendo interventi immediati e decisi. C’è invece chi, come noi in Toscana, vuole percorrere la strada della informazione, della sensibilizzazione, dello scambio e della fiducia. Spero che la vostra risposta ci darà ragione.

Un cordialissimo bat-saluto

Paolo Agnelli
zoologo del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze e responsabile scientifico del progetto ToscoBAT (http://toscobat.unifi.it)

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