Così scrive Giuseppe Adriano Moro per gli speleo Mayo, nel suo blog “Diario di uno speleologo“.
Sono opinioni personali che condivido in pieno:

Sono terminate da poco le “feste natalizie” e come ogni anno si sono susseguite diverse iniziative fra cui messe in grotta e cose del genere. Io a messa ci sono andato, in una chiesa. Per il resto dell’anno si legge di iniziative nelle grotte, così come in altri ambienti montani, come concerti o cose del genere.

Vi dico subito che ste cose mi fanno vorticosamente roteare i testicoli. La grotta non è un teatro! La grotta è una grotta.

Posso accettare, a determinate condizioni, che una grotta sia accessibile a chi non sa fare altro che camminare su un marciapiede, perché mi interessa raccontare le grotte a più gente possibile. Posso accettare che questo comporti di modificare in modo pesante alcune grotte, alcune sulle migliaia che conosciamo. Posso accettarlo se questo serve a mostrare la grotta per ciò che è: un ambiente meraviglioso. Splendido anche senza luci colorate e soprattutto bellissimo di per sé.

Se per attirare la gente nella grotta organizzi il concerto di flauto, la giornata di meditazione del maestro della scuola Cjosul o che so io, tu stai degradando la grotta a una stanza addobbata dalla natura e abbruttita da te, che non ha dignità di per sé. La grotta non ha bisogno di questo, o meglio a me speleologo non interessa che la gente veda la grotta come una bella stanza addobbata. Sono disposto a vedere sacrificare una grotta al turismo quando questo veicola conoscenza della grotta, quando fa capire alla gente che patrimonio straordinario c’è sotto terra, quando le guide forniscono informazioni corrette e mirate a ottenere questo risultato. Se la grotta turistica è un’impresa come un’altra, il cui scopo è portare reddito ad altri senza aiutarmi in ciò che mi interessa, ma anzi svilisce la grotta e la trasforma in un parco giochi disneyano assurdo, allora no. L’avrete vinta voi perché raccontate di fare girare l’economia, ma io speleologo non vi darò la mia benedizione.

Andate in mona, la grotta è grotta!
Giuseppe Adriano Moro

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