La Società Adriatica di Speleologia sta per rendere completamente percorribile più di un chilometro di gallerie sotterranee considerate oramai perse, all’interno di uno dei gioielli nascosti della Trieste imperiale: l’Acquedotto Teresiano.


«L’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo con editto del 19 novembre 1749, ordinò la costruzione di un acquedotto per la città di Trieste. Le ricerche idriche vennero affidate all’ingegner Hauptmann Frast, la progettazione generale venne effettuata dal generale Bohn, la direzione lavori venne svolta dall’ingegner Franz Xavier Bonomo. L’intervento si concluse nel 1751».

«L’ingresso della costruzione è ancora oggi visibile lungo via delle Cave dove è stata collocata una lapide risalente proprio al Settecento. A quota 97 metri sul livello del mare, vicino alla chiesetta dei Santi Giovanni e Pelagio a Guardiella, si realizzò il Capofonte, edificio semisotterraneo contenente i primi bacini di filtraggio, alle spalle dei quali si costruì una galleria di captazione che si inoltrava nella roccia per più di 230 metri, formando le cosiddette gallerie Superiori».

Questa prima configurazione dell’acquedotto permetteva una portata giornaliera media di 200 metri cubi di acqua per gli usi della città. Con l’inizio del Novecento la struttura perse sempre più importanza tanto che nell’immediato primo dopoguerra l’acquedotto venne staccato dalla rete dell’acqua potabile e declassato ad acquedotto industriale, a causa di problemi di inquinamento dovuti alle abitazioni nel frattempo costruite al di sopra del suo tracciato e alla fine della seconda guerra mondiale l’acquedotto venne allacciato alla pubblica fognatura, interrompendone definitivamente l’utilizzo dopo quasi duecento anni di onorato servizio.

La SAS Società Adriatica di Speleologia sta studiando le gallerie con tecnologie sofisticate che produrranno video, documentazione foografica e una ricostruzione 3D anche di gallerie non più accessibili e in fase di esplorazione dopo secoli di oblio.

In una di queste gallerie, in una unica pozza di 10×5 cm sono stati trovati oltre 350 Niphargus, gamberetti troglobi piccolissimi molto diffusi nelle grotte e nelle cavità artificiali, ma difficilmente osservati in concentrazioni così grandi.

La cosa che ha colpito maggiormente il team della Sas è che in tutte le altre pozze, più o meno grandi, non è stato rinvenuto nemmeno un crostaceo. “Nella mia esperienza pluriennale posso dire di aver visto diversi gamberetti in diversi ambienti ipogei, come gallerie o grotte, ma al massimo 4-5 in una stessa pozza. Così tanti assieme, peraltro in uno spazio piccolissimo non ne avevo davvero mai visti”, racconta il segretario della Sas Marco Restaino.

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