Si è concluso oggi 10 luglio 2018 con l’uscita dell’allenatore di calcio dei bambini bloccati in grotta il recupero in Thailandia nella Grotta Tham Nuang Cave e di altri quattro bambini, gli ultimi della squadra.
Tempi lunghissimi e speranze ridotte al lumicino per questa vicenda davvero drammatica che ha lasciato mezzo mondo con il fiato sospeso, e purtroppo la grotta ha reclamato comunque la sua vittima: un volontario che era all’interno della grotta a lavorare per estrarre i bambini morto di fatica, con il cuore che non ha retto alla scarsa presenza di ossigeno.

La vicenda è cominciata Sabato 23 giugno, Giorno 1 quando 12 bambini di una squadra di calcio con il loro allenatore non hanno fatto rientro a casa e sono state trovate le loro biciclette all’ingresso della grotta turistica Tham Luang chiusa in questo periodo a causa delle forti piogge che rischiavano di inondare le gallerie orizzontali.

Giorno 2 – Giorno 3 – Sabato 23 sera sono iniziate le operazioni di soccorso, Domenica 24 giugno sono iniziate le immersioni all’interno della grande grotta allagata.

Giorno 4 – Lunedì 25 un sub è riuscito a raggiungere il primo grande spazio aereo non allagato all’interno della grotta: la “galleria 1” dove i soccorritori speravano di trovare i bambini.
Nella grotta cominciano ad entrare sub thailandesi, sub inglesi, 17 militari incursori della marina thailandese, sotto il comando dei militari e delle autorità thailandesi. Dagli speleosub francesi che hanno esplorato la grotta ci sono poche speranze perchè i bambini avrebbero dovuto percorrere 3 km per trovare la salvezza…

Giorno 5 – Martedì 26 Gli operatori hanno trovato scarpe e i cellulari dei bambini e impronte di mani e piedi dentro la grotta. Le forti piogge della stagione dei monsoni hanno continuato a mandare acqua all’interno della grotta, e i sub, l’esercito e i volontari hanno cominciato a stendere un primo cavo elettrico per più di un km per poter illuminare le gallerie e attivare una pompa per abbassare il livello dell’acqua. Alla fine della giornata il cavo è stato steso per 3km fino ad una nuova zona asciutta.
Fuori elicotteri, droni, volontari e militari cercano nella fitta foresta per vedere se i bambini hanno trovato una via di uscita sconosciuta.

Giorno 6 – Mercoledì 27 Giugno fuori dalla grotta ci sono 1000 militari dell’esercito thailandese e volontari di ogni genere che cercano eventuali ingressi sconosciuti, si lavora su pozzi esterni, strettoie impraticabili, mentre per la grotta arrivano strumentazioni speciali, droni, robot, rilevatori di calore, tutto inutile perchè l’acqua è tanta e torbida. I militari cominciano a portare nella grotta grossi tubi da collegare alle pompe per abbassare il livello dell’acqua. In zona operazioni non ci sono speleosub ma solo sub e tanti militari che percorrono avanti e indietro la parte profonda della grotta dove ancora non è stato attivato un collegamento telefonico. Nel pomeriggio arrivano due speleosub veri, inglesi del Derbyshire, con strumentazione spedita dai soccorsi inglesi del Derbyshire Rescue Cave Organizzation. Gli speleosub raggiungono la “Galleria 3” a tre km dall’ingresso. Le ultime speraze di trovare i bambini vivi sono davvero poche; l’unico posto dove potrebbero aver trovato la salvezza è a Pattaya beach, un chilometro di grotta allagata più avanti ancora.

Giorno 7 – Giovedì 28 giugno arrivano i militari americani di stanza alle Hawahii, nessuno è speleosub. Le forti piogge costringono tutti ad uscire velocemente perchè c’è il rischio reale di morire tutti. Le pompe interne funzionano a tutta potenza. Fuori qualche sciacallo ne approfitta per rubare all’interno delle autovetture dei soccorritori. Per tutta la giornata si studia come poter arrivare dentro la grotta da fuori. Si hanno rilievi poco accurati, si comincia a bucare con uno spingitubo da dieci pollici per effettuare un buco di un km di lunghezza per mandare fuori l’acqqua.

Giorno 8 – Venerdì 29 giugno sono attive 50 pompe che buttano fuori 12mila litri di acqua all’ora, inondando le coltivazioni delle fattorie circostanti. Si trivella in diversi punti per raggiungere la grotta e permettere all’acqua di uscire più velocemente. Gli speleosub inglesi e un sub belga tentano di proseguire ma la forte corrente rende impossibile la prosecuzione. Un guasto all’impianto elettrico fulmina un volontario che rimane ferito dentro la grotta e la corrente elettrica viene interrotta. nella zona fuori e dentro la grotta è un viavai di gente, giornalisti, monaci, militari, curiosi. Agli italiani che osservano da lontano sembra di rivivere i giorni bui di Vermicino. In uno dei fori praticati dall’esterno vengono infilati 20 kit di sopravvivenza e cibo, in realtà nessuno sa dove sono i bambini e neanche dove sono stati mandati realmente i kit. Arrivano sub dalla Cina.

Giorno 9 – Sabato 30 giugno si continua a pompare fuori acqua, nessuna nuova notizia

Giorno 10 – Domenica 1 luglio ha smesso di piovere copiosamente e i sub sono arrivati ad 1 km da “Pattaya beach”, le notizie non ufficiali iniziano a diffondersi in modo incontrollato, come quella di qualcuno che “ha sentito battere”. A “Galleria 3” viene istituito un campo interno avanzato. Ci sono diverse squadre di specialisti stranieri coinvolti. Anche gruppi provenienti da Australia, Gran Bretagna, Cina, Laos e Myanmar sono coinvolti nell’operazione, così come diverse aziende tailandesi, tra cui la più grande società di esplorazione di petrolio e gas del paese, PTT Plc.
La simulazione di evaquazione per l’uscita dei ragazzi fatta due giorni è stata intralciata da troppa gente che non fa parte del dispositivo di soccorso, che si trova nell’area delle operazioni intasando il traffico lungo le strade di accesso.

Giorno 11 – Lunedì 2 Luglio si arriva ad una strettoia di piccole dimensioni interessata da una forte corrente d’acqua a soli 300 metri da Pattaya beach. Si lavora su altre zone della grotta per impedire all’acqua di continuare ad entrare. Gli speleosub inglesi cercano di forzare la strettoia e proseguire.
Quando tutto sembra perduto, nel pomeriggio italiano arriva la grande notizia: sono tutti vivi e sono stati raggiunti dagli speleosub inglesi che filmano e fotografano i bambini. E’ il giorno più bello dopo che le speranze erano quasi scomparse. I bambini si trovano 200 metri oltre la zona denominata Pattaya beach.

Giorno 12 – Martedì 3 luglio appurato che i bambini stanno bene dopo la visita di un medico sub, si comincia a pensare al problema di farli uscire. Aspettare la fine dei monsoni tra quattro mesi è una ipotesi remota e si dichiara che l’uscita dei bambini deve essere fatta prima che l’acqua comincia a ricrescere.

Giorno 13 – Mercoledì 4 luglio si attende che i bambini si rimettano in forze, si comincia ad insegnare ad usare le maschere e a nuotare sottacqua.

Giorno 14 – Giovedì 5 luglio altri due speleosub partono dall’Inghilterra per aggiungersi ai soccorritori presenti, la thailandia non richiede altri soccorritori agli altri Paesi che si offrono di portare aiuto qualificato.
Le pompe continuano a far abbassare il livello dell’acqua ad un ritmo di un centimetro e mezzo l’ora. Si prende in considerazione anche di scavare un tunnel lungo 500 metri per poter far uscire i bambini, ma la soluzione più realistica è quella di far uscire i bambini da dove sono entrati, si predispongono centinaia di bombole lungo le gallerie, si posizionano luci a LED regalate del Re.

Giorno 15 – Venerdì 6 arriva la tragedia: Muore un volontario, ex militare incursore della Marina Thailandese. La morte dovrebbe essere causata da ipossia, il cuore non ha retto alla fatica prolungata e allo stress sopportato sin dai primi giorni. All’interno della grotta la percentuale di ossigeno è scesa al 15% e non ci sono le condizioni sufficienti per lavorare senza problemi.

Giorno 16 – Sabato 7 luglio non ci sono ancora le condizioni per far uscire i bambini che non sono ancora pronti a nuotare con gli speleosub per più di un chilometro di grotta allagata, e arrivano le soluzioni più improbabili tra cui le più astruse sono quelle del rampante Elon Musk che propone prima un tubo in tela di un chilometro, poi un suppostone stagno di un metro.
Fuori della grotta si ribalta un mezzo di soccorso che finisce in una scarpata e sono necessari i soccorsi anche per i soccorritori.
La situazione di caos totale è lampante, tanto che per evitare ulteriori polemiche viene posto un grosso telone di fronte alla grotta e tutti i giornalisti e le persone non necessarie vengono evaquate e spedite a quattro km dalla grotta.
La situazione precipita nella serata di sabato quando ricomincia a piovere pesantemente e si da il via all’operazione di recupero con gli speleosub che entrano nella grotta con l’obiettivo finalmente di portare fuori i bambini.

Giorno 17 – Domenica 8 luglio finalmente escono i primi quattro bambini, salvi, accompagnati ognuno da due speleosub.

Giorno 18 – Lunedì 9 luglio secondo programma escono altri 4 bambini

Giorno 19 – Martewdì 10 Luglio 2018 – le operazioni iniziano presto, alle 9:30, nonostante l’aumento delle piogge di questa notte; escono i restanti quattro bambini e infine, per ultimo, l’allenatore 25enne che aveva accompagnato i bambini nella grotta. I bambini già ricoverati in ospedale hanno febbre alta per possibili infezioni polmonari.

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