Il Gruppo Speleologico Padovano CAI nel 2021 è tornato a esplorare l’antico acquedotto sotterraneo di Cinto Euganeo. Un primo sopralluogo per verificare lo stato di conservazione del sito e preparare una nuova documentazione fotografica e video
Strano comportamento, quello di Facebook. Nei giorni scorsi ci ha proposto un post del 2021 del Gruppo Speleologico Padovano CAI e, trovandolo interessante, abbiamo voluto approfondirlo e raccontarlo.
Solo dopo la pubblicazione ci è stato fatto notare che quel sopralluogo non era affatto recente: era, appunto, una storia di cinque anni fa.
Poco male. Storia vecchia, forse, ma sempre storia è. E soprattutto è una di quelle vicende del mondo sotterraneo che meritano di non andare perse nel flusso dei social.
Quindi riprendiamola in mano, questa volta con la data giusta, e torniamo nella Busa della Casara, sui Colli Euganei, dove nel 2021 gli speleologi padovani rientrarono dopo circa vent’anni.
A documentare quel ritorno era il Gruppo Speleologico Padovano CAI, che nel 2021 pubblicava le prime immagini del sopralluogo effettuato nell’antico acquedotto, con la partecipazione, tra gli altri, dello storico speleologo Adriano Menin.
La “Busa della Casara” è un antico acquedotto sotterraneo situato nel territorio di Cinto Euganeo, un’opera particolarmente interessante sia dal punto di vista speleologico sia per le tecniche costruttive utilizzate.

Il sistema intercetta le acque che si infiltrano più a monte e le convoglia attraverso una successione di condotte dalle caratteristiche molto differenti.
All’interno si incontrano infatti tratti alti e stretti scavati direttamente nella roccia viva, settori rinforzati con murature e passaggi molto bassi, percorribili soltanto procedendo carponi.
Tra gli ambienti più caratteristici il Gruppo segnala la cosiddetta “Galleria dei Giganti”, una condotta che raggiunge circa tre metri di altezza.
Particolarmente suggestive sono inoltre le volte a cappuccina, ancora conservate all’interno del sotterraneo e riconoscibili per la caratteristica sezione triangolare. È proprio questo uno degli elementi architettonici che rendono la Busa della Casara un manufatto sotterraneo di notevole interesse storico e archeologico.
Secondo quanto riferisce il Gruppo Speleologico Padovano CAI, il complesso potrebbe rappresentare uno degli ultimi esempi ancora esistenti in Veneto di collettore sotterraneo di epoca romana, insieme alla “Bot” di Asolo.
Un primo sopralluogo dopo vent’anni

L’esplorazione effettuata nel 2021 ha avuto soprattutto carattere preliminare.
Dopo circa vent’anni dall’ultima possibilità di accesso, gli speleologi hanno voluto verificare le condizioni generali dell’acquedotto e lo stato dei diversi tratti della struttura.
L’intenzione era quella di far seguire al sopralluogo nuovi ingressi dedicati a una documentazione fotografica e video più approfondita e ad alta definizione, con l’obiettivo di registrare nel dettaglio le caratteristiche e lo stato di conservazione del sotterraneo.
Le fotografie diffuse nel 2021 dal Gruppo sono infatti definite dagli stessi speleologi immagini “speditive”, realizzate durante questa prima ricognizione.
Il Gruppo Speleologico Padovano CAI aveva allora ringraziato l’Amministrazione comunale di Cinto Euganeo e in particolare il sindaco Rocca, che ha consentito l’accesso al sito, auspicando che il nuovo lavoro di documentazione possa contribuire a riportare attenzione e interesse pubblico su questo particolare patrimonio sotterraneo dei Colli Euganei.
Curiosa anche una conseguenza del sopralluogo raccontata dagli stessi speleologi: il passaggio all’interno delle condotte ha rimesso in sospensione parte del fango presente sul fondo, successivamente trasportato dall’acqua fino alla vasca esterna. Il Gruppo si è quindi scusato con gli abitanti che, proprio durante le operazioni, si erano recati alla fonte per rifornirsi d’acqua.
Quello concluso nel 2021 rappresentava soltanto il primo ritorno nella Busa della Casara. Non sappiamo se e come siano poi proseguite le esplorazioni: speriamo che gli esploratori possano raccontarcelo. Resta la testimonianza di un’opera sotterranea particolarmente rara nella storia del territorio euganeo.

Fonte e immagini: post social Gruppo Speleologico Padovano CAI
Nota della redazione – Questo articolo riprende e contestualizza una documentazione pubblicata nel 2021 e si riferisce esclusivamente alla situazione descritta all’epoca. Non rappresenta quindi lo stato attuale delle conoscenze sulla Busa della Casara, né l’attuale composizione dei gruppi e degli speleologi coinvolti nelle ricerche. Ci auguriamo di poter raccontare presto gli sviluppi successivi, dato l’interesse rilevato, con il contributo dei diretti interessati.