Riproduzione e ibernazione dei Chirotteri richiedono accessi regolati, monitoraggi e collaborazione tra speleologi, ricercatori ed enti di tutela

Il disturbo dei pipistrelli in grotta è una questione concreta per la conservazione degli ambienti ipogei. Le cavità non sono solo luoghi di esplorazione. Per molte specie di Chirotteri sono rifugi stagionali, utilizzati per l’ibernazione, la riproduzione, il transito e, in alcuni casi, l’accoppiamento.

Il contributo di Andrea Pereswiet-Soltan, presentato al XXIII Congresso Nazionale di Speleologia di Ormea nel 2022, richiama l’attenzione sugli effetti della presenza umana durante le fasi più sensibili del ciclo biologico.

L’osservazione della fauna sotterranea impone quindi una responsabilità diretta a chi frequenta le grotte, dalle squadre esplorative ai gruppi impegnati in corsi e visite organizzate.

Disturbo dei pipistrelli in grotta e ciclo biologico

Nelle aree temperate le grotte possono ospitare sia le nursery sia gli hibernacula.

Le nursery sono le colonie riproduttive in cui le femmine partoriscono, allevano e svezzano i piccoli.

Gli hibernacula sono i rifugi invernali nei quali gli animali riducono il metabolismo per superare la stagione con poche prede disponibili.

I periodi più delicati sono il letargo, indicativamente fra novembre e marzo, e la nascita con crescita e svezzamento dei piccoli, in particolare fra giugno e luglio.

In presenza di una colonia, Tutela Pipistrelli raccomanda di evitare i sopralluoghi nelle due finestre stagionali. [web:17]

Il disturbo dei pipistrelli in grotta può essere provocato da avvicinamento, rumore, illuminazione diretta, fotografie con flash, permanenza prolungata o alterazione delle condizioni del rifugio.

Anche la semplice osservazione non è neutra se avviene a distanza ridotta o in un momento biologicamente critico.

Nursery: il rischio per femmine e piccoli

In estate il disturbo di una nursery è spesso immediatamente percepibile.

Colonie di numerosi esemplari possono reagire con vocalizzazioni e involi concitati.

Le madri spaventate possono lasciare il gruppo; i piccoli, se ancora incapaci di volare o di risalire verso il soffitto, possono cadere.

La conseguenza non riguarda solo l’animale coinvolto. I pipistrelli hanno in genere un tasso riproduttivo basso e molte specie partoriscono uno, più raramente due piccoli all’anno.

La perdita di giovani o l’abbandono di un rifugio riproduttivo può quindi incidere sulla continuità della colonia.

Le linee guida ISPRA ricordano che i rifugi concentrano molti animali nei periodi di riproduzione e letargo e che le caratteristiche microclimatiche hanno un ruolo determinante proprio in queste fasi.

I siti ipogei, naturali e artificiali, rientrano tra i rifugi utilizzati dai Chirotteri. [web:4]

Ibernazione: l’energia consumata dai risvegli

In inverno il disturbo dei pipistrelli in grotta può essere poco evidente. Un animale appeso e apparentemente immobile può avere già percepito la presenza del visitatore.

Nei rinolofi, per esempio, i segnali di inquietudine possono essere minimi e non coincidere con un volo immediato.

Il passaggio dal torpore all’attività richiede tempo ed energia. Il risveglio comporta un aumento del metabolismo, della temperatura corporea e, se l’animale vola, dell’attività muscolare.

Terminato il pericolo, sono necessarie ulteriori risorse per tornare allo stato di torpore.

Il testo di Pereswiet-Soltan richiama gli studi sull’equilibrio energetico durante il letargo. Un pipistrello non disturbato può consumare in questo periodo il 20-30% del proprio peso e circa l’80% della massa grassa. Risvegli ripetuti riducono ulteriormente le riserve disponibili e possono compromettere il superamento dell’inverno.

Anche una ricerca pubblicata nel 2024 su Scientific Reports ha rilevato una relazione tra il disturbo prodotto dai rilevatori in grotta e l’attività dei pipistrelli dopo i sopralluoghi. Il fattore considerato univa numero di persone e durata della permanenza nella cavità. [web:6]

Azioni italiane contro il disturbo dei pipistrelli in grotta

In Italia la limitazione del disturbo dei Chirotteri si basa su un insieme di norme, misure di gestione e pratiche operative. Non esiste una singola procedura identica per tutte le cavità. Le misure dipendono dalla specie presente, dalla funzione del rifugio, dalla stagione, dal regime di protezione dell’area e dalle disposizioni dell’ente competente.

  • Protezione normativa di animali e rifugi. Il quadro richiamato dalle fonti di settore comprende la Direttiva Habitat 92/43/CEE, il DPR 357/1997, la legge 157/1992, la Convenzione di Berna e l’Accordo EUROBATS. Il principio centrale è la protezione rigorosa degli esemplari e dei siti di riproduzione e riposo, con particolare attenzione alle fasi di riproduzione e ibernazione. [web:6]
  • Individuazione dei rifugi importanti. La banca dati italiana dei rifugi dei pipistrelli, avviata dal Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri, è stata indicata nei rapporti nazionali EUROBATS come strumento per classificare i siti secondo specie e dimensione delle colonie e pianificare misure più efficaci. Il rapporto 2006 segnalava 37 hibernacula e 67 nursery prioritarie per ricchezza specifica e consistenza delle colonie. [web:20]
  • Monitoraggio territoriale. Nel Lazio, dal 2010 è stato avviato un progetto di raccolta dati nelle aree protette, che ha portato a una banca dati geografica. Nel 2013 è stata istituita una rete regionale di monitoraggio dei Chirotteri, articolata con un centro regionale, centri tematici e laboratori territoriali presso le aree protette. [web:34]
  • Segnalazione da parte degli speleologi. Tutela Pipistrelli mette a disposizione una scheda per segnalare la presenza dei pipistrelli in grotta. Le segnalazioni servono a individuare i rifugi più rilevanti e a definire iniziative di salvaguardia. [web:32]
  • Limitazioni stagionali e regolazione degli accessi. Per una grotta che ospita un hibernaculum o una nursery, la misura più diretta è rimandare visite, esercitazioni e attività non indispensabili fuori dai periodi sensibili. Possono essere previsti divieti temporanei, percorsi alternativi e condizioni di accesso definite da enti gestori, aree protette o misure di conservazione dei siti Natura 2000. [web:6]
  • Buone pratiche in cavità. Occorre muoversi in silenzio, restare lontani dagli animali, non toccarli e non illuminarli direttamente. Vanno evitati flash, droni, sorgenti di calore, musica e soste nelle sale occupate. La scelta della cavità e della stagione deve precedere l’uscita, non essere decisa davanti alla colonia. [web:6]
  • Protezione fisica e gestione basata su dati. Quando necessaria e progettata in modo compatibile con il volo dei pipistrelli, la protezione degli accessi può ridurre l’ingresso non autorizzato. EUROBATS richiede alle Parti di identificare i siti importanti e proteggerli da danno o disturbo; il suo archivio internazionale degli habitat sotterranei include grotte, miniere, fortificazioni e gallerie. [web:29][web:27]

Queste azioni hanno un elemento comune: conoscere il rifugio prima di frequentarlo. Una chiusura stagionale non rappresenta una rinuncia alla speleologia. È uno strumento di pianificazione che conserva una cavità nei mesi in cui la colonia non può sostenere interferenze.

Cosa fare durante un’uscita speleologica

La prevenzione del disturbo dei pipistrelli in grotta inizia prima dell’ingresso. I gruppi dovrebbero verificare se la cavità è nota per ospitare colonie, consultare le prescrizioni locali e comunicare le osservazioni a chi svolge monitoraggi autorizzati.

Se gli animali vengono incontrati lungo il percorso, la condotta più prudente è interrompere l’avvicinamento e, quando possibile, cambiare itinerario. Non vanno conteggiati o identificati con metodi improvvisati. I censimenti e le attività di ricerca richiedono tempi, metodi e autorizzazioni adeguati.

La documentazione può essere utile, ma non deve diventare una fonte ulteriore di pressione. Niente flash. Niente riprese ravvicinate. Niente manipolazione. Una nota con località, data, posizione nella cavità, numero approssimativo e comportamento osservato, raccolta senza prolungare la permanenza, può risultare più utile di una fotografia invasiva.

Pereswiet-Soltan propone una conclusione operativa ancora attuale: nelle grotte più importanti per l’ibernazione e la riproduzione, il numero delle visite deve essere limitato. Per rendere efficace questa indicazione servono dati aggiornati, comunicazione tra speleologi e chirotterologi e rispetto delle regole stabilite per ogni sito.

Fonti