Mercoledì 14 ottobre 2026 alle 21 al Cinema Teatro Moretti il documentario di Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon. La proiezione, promossa dalle Sezioni CAI di Albenga, Loano e Finale Ligure, sarà seguita da un dibattito sui temi ambientali affrontati dal film
PIETRA LIGURE (SV) – Mercoledì 14 ottobre 2026, alle ore 21, il Cinema Teatro Moretti ospita la proiezione di “Forest – Il futuro ha radici antiche”, documentario diretto da Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon dedicato al lavoro forestale e al complesso rapporto tra uomo e bosco.
Un’altra tappa ligure per “Forest”, che racconta il bosco attraverso gli occhi di quattro giovani alle prese con un mestiere antico che oggi richiede conoscenze scientifiche, tecnologia, formazione e una crescente attenzione agli equilibri ambientali.
Diretto da Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon, “Forest – Il futuro ha radici antiche” è prodotto da CineBlend e realizzato in collaborazione con il Club Alpino Italiano. Il documentario, della durata di circa 80 minuti, sta attraversando l’Italia con numerose proiezioni e ha già fatto tappa anche in altre località liguri.
Quattro giovani imparano a leggere il bosco
Il docufilm è ambientato nel bosco del Monte Meletta, nel territorio di Gallio, sull’Altopiano dei Sette Comuni, in Veneto. Le Melette sono un gruppo di piccoli rilievi montuosi dalle forme prevalentemente dolci e tondeggianti, che si elevano nella parte centro-orientale dell’Altopiano a quote comprese indicativamente tra i 1.400 e i 1.800 metri, fino ai 1.824 metri del Monte Fior. È un paesaggio nel quale boschi e pascoli si alternano sulle dorsali e sui versanti, con una lunga storia di presenza e attività umana. Nel bosco si incontrano anche le caratteristiche “Puche”: è un termine di origine cimbra che significa faggio: vecchi alberi dalle forme spesso simili a grandi candelabri, modellati dalle antiche pratiche di capitozzatura, con le quali il tronco veniva tagliato a qualche metro da terra per favorire la produzione di nuovi rami.
Al centro del racconto ci sono due ragazze e due ragazzi che si avvicinano per la prima volta al lavoro di operatore forestale.
A guidarli sono i fratelli Michele e Giorgio Sambugaro, che li accompagnano in un percorso nel quale abbattere un albero rappresenta soltanto una parte di un’attività molto più complessa.
Bisogna imparare a riconoscere le piante, leggere il terreno e le condizioni del bosco, valutare i rischi, utilizzare correttamente gli strumenti e i dispositivi di protezione individuale, lavorare in sicurezza anche su terreni ripidi e comprendere le conseguenze di ogni intervento.
Il bosco diventa così contemporaneamente luogo di lavoro, ecosistema, oggetto di studio e territorio da gestire.
Il documentario affianca all’esperienza dei giovani anche il contributo di esperti e studiosi: mette così a confronto conoscenze tradizionali e ricerca scientifica.
Un mestiere antico che cambia con la tecnologia
Il titolo del film sintetizza uno dei suoi temi principali: il lavoro forestale affonda le proprie radici in pratiche antiche, ma oggi è profondamente cambiato.
Esperienza e capacità di osservazione rimangono fondamentali, ma sono affiancate da nuove attrezzature, tecnologie, procedure di sicurezza e conoscenze scientifiche.
Una parte importante del racconto riguarda proprio la sicurezza sul lavoro nel bosco, dove pendenze, alberi instabili, condizioni meteorologiche e utilizzo di macchinari possono trasformare rapidamente un errore di valutazione in un grave pericolo.
Il progetto cinematografico nasce anche dall’incontro di CineBlend con il CAI e con aziende impegnate nella ricerca, nella tecnologia e nella formazione applicate al lavoro forestale.
Il bosco non è soltanto qualcosa da lasciare intatto
“Forest” riguarda il significato stesso della tutela.
Il film supera la rappresentazione del bosco come semplice risorsa da sfruttare, ma allo stesso tempo non lo descrive come un ambiente nel quale la presenza dell’uomo debba necessariamente scomparire.
Emergono invece la necessità di conoscere i processi naturali, comprendere quando e come intervenire e trovare un equilibrio fra conservazione, sicurezza, attività economiche e gestione forestale.

È un rapporto costruito nel corso dei secoli e ancora leggibile nel paesaggio.
Un ambiente che cambia
Sul racconto pesa anche la trasformazione che negli ultimi anni ha interessato molti boschi dell’arco alpino.
Eventi meteorologici estremi, periodi di siccità, incendi, parassiti e cambiamenti climatici stanno modificando rapidamente ambienti che possono apparire stabili soltanto a uno sguardo superficiale.
Il lavoro di chi si occupa delle foreste deve quindi confrontarsi con problemi nuovi e con decisioni non sempre semplici: lasciare che il bosco evolva autonomamente, intervenire per favorirne la rigenerazione, rimuovere alberi pericolosi o danneggiati, proteggere determinate specie o cercare di aumentare la capacità dell’ecosistema di affrontare futuri cambiamenti.
Sono questioni nelle quali non esistono necessariamente risposte valide per ogni bosco e per ogni situazione: il racconto dei quattro giovani assume un significato più ampio: prima di intervenire occorre imparare a osservare e comprendere.
Dopo il film il dibattito con il pubblico
La serata di Pietra Ligure proseguirà anche dopo i titoli di coda.
Al termine della proiezione sarà proposto un dibattito con il pubblico, animato da Marina Abisso del CAI Ligure-Genova, insieme ad altri operatori TAM – Tutela Ambiente Montano – e naturalistico culturali del Club Alpino Italiano.
Il confronto partirà dai temi sollevati dal documentario per allargarsi al rapporto tra uomo e ambiente forestale: dalla biodiversità alla gestione del bosco, dalla sicurezza agli effetti dei cambiamenti climatici, fino al ruolo che conoscenza scientifica e osservazione naturalistica possono avere nelle decisioni che riguardano il territorio.
Una domanda attraversa in fondo tutto il film e può accompagnare anche la discussione: proteggere un bosco significa semplicemente non toccarlo oppure, in determinate condizioni, significa anche conoscerlo abbastanza bene da sapere quando e come intervenire?
“Forest – Il futuro ha radici antiche” non offre una risposta semplice. Mostra piuttosto quanto il rapporto con la foresta richieda competenza, responsabilità e capacità di leggere un ecosistema nel quale ogni intervento produce conseguenze.
La proiezione inizierà mercoledì 14 ottobre alle ore 21 al Cinema Teatro Moretti di Pietra Ligure.
Il biglietto costa 10,00 euro, ridotto a 8,00 euro per i soci CAI e gli over 65. I soci CAI interessati possono prenotare attraverso le rispettive Sezioni oppure direttamente tramite il sito del cinema.
Fonti
Locandina della serata – Club Alpino Italiano, Sezioni di Albenga, Loano e Finale Ligure.
CinemaItaliano.info – Forest: Il futuro ha radici antiche:
https://www.cinemaitaliano.info/forestilfuturoharadiciantiche
CAI Thiene – Forest – Il futuro ha radici antiche:
https://www.caithiene.it/22-luglio-forest-il-futuro-ha-radici-antiche/
CAI Conegliano – Forest – Il futuro ha radici antiche:
https://www.caiconegliano.it/evento/forest-il-futuro-ha-radici-antiche/
Nell’area montana dove il docufilm è ambientato c’è, ad esempio, il Sentiero dei Puche, dove il termine cimbro Puche indica il faggio. Alcuni vecchi alberi conservano forme particolari, quasi a candelabro, prodotte dalla capitozzatura praticata in passato: testimonianze viventi di un’antica relazione fra le comunità locali e il bosco.