Uno studio su Palombara, Scrivilleri e Monello ricostruisce la formazione delle grotte ipogeniche siciliane e il ruolo della corrosione da condensazione
Le grotte ipogeniche dell’area di Siracusa conservano le tracce di una formazione legata alla risalita delle acque, alla presenza di anidride carbonica e alla mescolanza tra acqua dolce e salata. Una ricerca pubblicata nel 2024 sull’International Journal of Speleology ricostruisce questi processi nelle grotte Palombara, Scrivilleri e Monello. Il lavoro propone un modello che collega la circolazione sotterranea alle condizioni degli acquiferi costieri e alle variazioni del livello marino. [web:11][web:33]
Lo studio è firmato da Philippe Audra, Jean-Yves Bigot, David Cailhol, Pierre Camps, Ilenia M. D’Angeli, R. Lawrence Edwards, Fernando Gázquez-Sánchez, Hai Cheng, Gabriella Koltai, Giuliana Madonia, Jean-Claude Nobécourt, Marjan Temovski, Marco Vattano e Jo De Waele. È apparso nel volume 53, fascicolo 2, alle pagine 211-234. [web:21][web:33]
Grotte ipogeniche di Siracusa: le forme raccontano la risalita delle acque
Le tre cavità si sviluppano nelle calcareniti mioceniche della Sicilia orientale. Il territorio è stato interessato da sollevamento tettonico e faglie. Questi movimenti hanno contribuito alla formazione di più ordini di terrazzi marini pleistocenici. [web:11][web:33]
Nelle grotte, i ricercatori hanno riconosciuto associazioni di forme prodotte da flussi ascendenti. Sono indicate nella letteratura internazionale con la sigla MSRF, da Morphologic Suites of Rising Flow. La loro presenza documenta una fase ipogenica, durante la quale l’acqua aggressiva ha ampliato le discontinuità della roccia risalendo nell’acquifero. [web:11]
Il significato è preciso: la costruzione dei vuoti non si spiega soltanto attraverso infiltrazioni dall’alto. Occorre considerare anche la circolazione interna della falda e i processi chimici che rendono l’acqua capace di dissolvere la roccia. [web:11][web:48]
Grotte ipogeniche costiere: il ruolo di acqua dolce, acqua salata e CO2
Il modello proposto combina la speleogenesi ipogenica con quella delle cosiddette flank margin caves. Sono cavità associate ai margini della lente di acqua dolce presente negli acquiferi costieri. In questi ambienti, l’interazione con l’acqua salata e la disponibilità di CO2 possono favorire la dissoluzione dei carbonati. [web:11]
Per le grotte ipogeniche di Siracusa, gli autori indicano che parte dell’aggressività dei fluidi potrebbe essersi sviluppata a profondità relativamente ridotte. Il settore decisivo è la zona di mescolanza tra acque dolci e salate. La CO? avrebbe avuto un’origine collegata sia alla roccia sia all’ossidazione di carbonio organico proveniente dalla superficie, lungo i confini di densità della lente acquifera. [web:11]
Le tracce lasciate dalle bolle, definite bubble trails, e i solchi di corrosione registrano un ulteriore passaggio. Il degassamento trasferiva anidride carbonica all’ambiente aerato presso la superficie della falda. In spazi più o meno confinati, questo processo favoriva l’acidificazione e la corrosione. I reticoli di gallerie formati in condizioni freatiche conservano così informazioni sulle antiche posizioni del livello marino. [web:11]
Grotte ipogeniche e condensazione: una storia in più fasi
La ricerca integra geomorfologia, mineralogia, isotopi stabili, paleomagnetismo e datazioni uranio-torio. I depositi raccontano momenti diversi della storia sotterranea. Ossidi di ferro e manganese e cristalli di calcite sono associati alla fase ipogenica iniziale. Altri sedimenti sono entrati successivamente con il ruscellamento superficiale. [web:11]
La corrosione da condensazione ha prodotto sabbie calcaree attraverso l’alterazione delle pareti di calcarenite. Fosfati, caolinite e montmorillonite sono invece collegati alla degradazione del guano dei pipistrelli. Le grotte hanno quindi continuato a trasformarsi anche dopo la formazione dei principali ambienti. [web:11]
Gli isotopi delle concrezioni indicano apporti da infiltrazione superficiale e temperature simili a quelle attuali. Non emerge, per questi depositi, un’origine idrotermale. Il caso siracusano mostra quindi che una grotta ipogenica non deve necessariamente essere stata scavata da acque calde profonde. [web:11]
Grotte ipogeniche di Siracusa: le datazioni e il paesaggio pleistocenico
Un deposito associato a un solco marino vicino alla Palombara ha restituito un’età di circa 603.000 anni. Nei sedimenti clastici provenienti dall’esterno è stata inoltre individuata una possibile inversione paleomagnetica, compatibile con un’età superiore a 780.000 anni. Questi risultati costituiscono riferimenti cronologici per ricostruire l’evoluzione del territorio e delle cavità. [web:11]
Le date riguardano depositi specifici, non direttamente l’intero processo di scavo delle grotte. Il loro confronto con i terrazzi marini contribuisce a definire una storia che potrebbe essere più antica di quanto suggerito dalle precedenti ricostruzioni del paesaggio. [web:11]
Grotte ipogeniche in Italia: Siracusa amplia il quadro dei processi conosciuti
Il contributo si inserisce in un campo di ricerca sviluppato attraverso casi come Frasassi, Monte Cucco e Acquasanta Terme. In molti sistemi italiani, la dissoluzione è legata all’acido solforico prodotto dall’ossidazione dell’idrogeno solforato. A Siracusa, il modello mette invece al centro CO?, acquiferi costieri e mescolanza delle acque. [web:11][web:13][web:34]
La distinzione aiuta a leggere il carsismo italiano senza ricondurre tutte le cavità a un solo meccanismo. Geometrie simili possono derivare da processi chimici e idrogeologici differenti. Le grotte ipogeniche diventano così archivi della circolazione delle acque, dei movimenti tettonici e dell’evoluzione delle coste. [web:11][web:34][web:48]
Documentazione scientifica dell’articolo
- Audra, P. e altri, 2024. “Hypogenic caves of Syracuse area, Sicily (Italy): geomorphological evidence of CO? degassing, fresh-salt water mixing, and late condensation corrosion”. International Journal of Speleology, 53(2), 211-234. [web:33]
https://digitalcommons.usf.edu/ijs/vol53/iss2/9/ - Università degli Studi di Palermo, scheda dello studio e abstract. [web:11]
https://iris.unipa.it/handle/10447/664462 - D’Angeli, I. M. e altri, 2018. “New insights on secondary minerals from Italian sulfuric acid caves”. International Journal of Speleology, 47, 271-291. [web:13]
https://digitalcommons.usf.edu/ijs/vol47/iss3/2/ - D’Angeli, I. M. e altri, 2019. “Sulfuric acid caves of Italy: A review”. [web:34]
https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0169555X19300595
Grotte ipogeniche in Italia: relazione su origine, distribuzione e significato scientifico
Dal carsismo sulfureo degli Appennini agli acquiferi costieri siciliani: processi, forme, minerali ed ecosistemi delle grotte ipogeniche italiane
1. Grotte ipogeniche: la definizione e la differenza dal carsismo epigenico
La distinzione tra speleogenesi epigenica e ipogenica riguarda soprattutto l’origine dell’aggressività chimica delle acque. Nella prima, la capacità di dissolvere i carbonati deriva prevalentemente dalla superficie. L’acqua acquisisce CO? nell’atmosfera e, soprattutto, nel suolo. Nella seconda, fluidi e gas acquistano nel sottosuolo la capacità di attaccare la roccia, spesso durante una circolazione ascendente. [web:48]
Non basta quindi osservare che una galleria si trova sotto terra. Tutte le grotte sono ambienti sotterranei, ma non tutte hanno un’origine ipogenica. Anche il semplice movimento ascendente dell’acqua deve essere interpretato nel contesto idrogeologico e geochimico. [web:48]
La categoria comprende processi diversi. L’aggressività può dipendere dall’anidride carbonica, dall’acido solforico o dall’interazione tra acque con caratteristiche differenti. Il caso di Siracusa estende questa lettura ai processi che si sviluppano nella zona relativamente superficiale di un acquifero costiero. [web:11][web:48]
2. Grotte ipogeniche e acque termali: due concetti da distinguere
“Ipogenico”, “idrotermale” e “sulfureo” non sono sinonimi. Il primo termine descrive un’origine speleogenetica. Il secondo richiama la circolazione di acque a temperatura elevata rispetto al contesto locale. Il terzo identifica la presenza di specie dello zolfo, come l’idrogeno solforato. [web:11][web:13][web:48]
Molte cavità italiane riuniscono queste caratteristiche. Altre ne presentano soltanto alcune. A Siracusa, gli isotopi delle concrezioni studiate indicano infiltrazioni superficiali a temperature simili alle attuali, mentre le morfologie documentano una precedente fase ipogenica. Origine dei vuoti e origine delle concrezioni appartengono quindi a problemi distinti. [web:11]
Una stalagmite può crescere molto dopo lo scavo della sala che la ospita. La sua età non coincide automaticamente con quella della grotta. Questa distinzione consente di separare formazione dei vuoti, deposizione dei minerali e successive modificazioni ambientali. [web:11][web:55]
3. Grotte ipogeniche carboniche: come la CO? favorisce la dissoluzione
L’anidride carbonica disciolta modifica gli equilibri chimici dell’acqua. Nei sistemi carbonatici, la dissoluzione della calcite può essere rappresentata dalla reazione complessiva:
[
\mathrm{CaCO_3 + CO_2 + H_2O \rightleftharpoons Ca^{2+} + 2HCO_3^-}
]
La reazione mostra perché la disponibilità di CO? può aumentare la capacità dell’acqua di dissolvere il calcare. La provenienza del gas distingue i diversi contesti: nel carsismo epigenico prevale il contributo superficiale; nei sistemi ipogenici entrano in gioco sorgenti e trasformazioni sotterranee. [web:48][web:76]
Nell’Umbria occidentale, la ricerca collega l’evoluzione di diversi sistemi carsici alle emissioni di CO? endogena e alla presenza di H?S. Il territorio mostra insieme cavità di dissoluzione e depositi di travertino quaternario. Dissoluzione e precipitazione dei carbonati possono così rappresentare fasi diverse della stessa circolazione idrica. [web:69]
4. Grotte ipogeniche sulfuree: la speleogenesi da acido solforico
La Sulfuric Acid Speleogenesis, abbreviata SAS, è una delle forme più studiate di speleogenesi ipogenica. Il processo coinvolge l’ossidazione dell’idrogeno solforato trasportato dalle acque ascendenti. Quando incontra condizioni ossidanti, questo composto può essere trasformato in acido solforico. [web:48]
Una rappresentazione semplificata dell’ossidazione completa è:
[
\mathrm{H_2S + 2O_2 \rightarrow H_2SO_4}
]
L’attacco dell’acido alla calcite può produrre gesso:
[
\mathrm{CaCO_3 + H_2SO_4 + H_2O \rightarrow CaSO_4\cdot2H_2O + CO_2}
]
Queste equazioni riassumono il percorso chimico, senza esaurire le trasformazioni reali delle specie dello zolfo. La formazione dei vuoti dipende anche dalla disponibilità di ossigeno, dalla circolazione dei fluidi e dall’attività microbica. Gesso e altri minerali secondari registrano una parte di questa storia. [web:13][web:48]
La sintesi sulle cavità sulfuree italiane collega molte sorgenti di H?S alle interazioni tra evaporiti triassiche e idrocarburi. Faglie e strutture profonde forniscono percorsi di risalita. Litologia e assetto tettonico condizionano la posizione dei sistemi e la distribuzione della dissoluzione. [web:34]
5. Grotte ipogeniche costiere: il modello di Siracusa
Palombara, Scrivilleri e Monello mostrano che l’origine ipogenica non coincide sempre con il modello sulfureo appenninico. Gli autori propongono un sistema misto, nel quale la circolazione ascendente interagisce con i processi propri delle lenti di acqua dolce costiere. [web:11]
L’acqua dolce e quella salata hanno densità differenti. Nell’area di contatto, mescolanza e trasformazioni del carbonio possono contribuire all’aggressività delle acque. Per Siracusa, lo studio indica anche l’ossidazione di materiale organico proveniente dalla superficie come possibile sorgente di CO?. [web:11]
Il degassamento presso la falda aggiunge una componente atmosferica alla dissoluzione. Il gas liberato può favorire l’acidificazione negli ambienti aerati confinati. Le forme di corrosione e i reticoli freatici diventano così indicatori della relazione tra grotte e antichi livelli del mare. [web:11]
6. Grotte ipogeniche e corrosione da condensazione
La corrosione da condensazione agisce quando il vapore acqueo condensa sulle superfici rocciose e il film d’acqua risulta aggressivo. Nell’area siracusana, questo processo ha alterato le calcareniti e prodotto sabbie calcaree all’interno delle cavità. Non si tratta necessariamente di materiale trasportato dall’esterno. [web:11]
Il fenomeno può modificare pareti e soffitti dopo la principale fase di formazione dei vuoti. La grotta conserva quindi una sovrapposizione di processi: scavo in falda, ingresso di sedimenti, crescita di concrezioni e alterazione delle superfici. [web:11]
La condensazione non identifica da sola una sorgente idrotermale. La sintesi sulle grotte siciliane distingue infatti le morfologie da condensazione dalle prove specifiche di circolazione termale. La ricostruzione richiede l’integrazione di più indicatori. [web:54]
7. Grotte ipogeniche in Italia: distribuzione e contesto geologico
Le cavità sulfuree documentate sono particolarmente diffuse nell’Appennino settentrionale e centrale. La revisione nazionale ne descrive anche nell’Appennino meridionale, nell’avampaese pugliese, in Sicilia e in Sardegna. La distribuzione riflette la presenza di rocce solubili, sorgenti di aggressività chimica e strutture che consentono la circolazione. [web:34]
Uno studio mineralogico del 2018 riportava che l’Italia ospitava circa il 25% dei sistemi SAS allora conosciuti nel mondo. La percentuale riguarda il quadro delle conoscenze di quella pubblicazione, non un censimento aggiornato di tutte le grotte ipogeniche. La revisione mondiale del 2024 distingue invece 84 aree contenenti grotte sulfuree. “Aree” e “sistemi” sono unità diverse e non vanno sommate o confrontate come se coincidessero. [web:13][web:48]
La rilevanza italiana emerge anche dalla diversità dei casi studiati. Acquiferi termali, montagne carbonatiche, travertini, coste e distretti minerari conservano espressioni differenti della speleogenesi ipogenica. [web:11][web:34][web:52][web:69]
8. Grotte ipogeniche dell’Appennino centrale: Frasassi, Monte Cucco e Acquasanta
Frasassi, Monte Cucco e Acquasanta Terme costituiscono riferimenti per lo studio del carsismo sulfureo italiano. Le ricerche descrivono forme, depositi minerali e, nei settori attivi, interazioni tra acqua, gas e comunità microbiche. [web:13][web:17]
A Frasassi, i livelli superiori conservano gli effetti di antiche fasi di speleogenesi sulfurea. Nei settori inferiori, la presenza attuale di acque solfidriche permette di studiare processi ancora in corso. Questa compresenza collega la lettura dei sistemi fossili all’osservazione di quelli attivi. [web:64]
Monte Cucco presenta associazioni mineralogiche articolate. Oltre al gesso, sono stati descritti minerali dei gruppi alunite-jarosite, barite, celestina, fluorite e fasi contenenti titanio. Alcune firme geochimiche sostengono una componente ipogenica idrotermale nella storia del sistema. [web:13]
Acquasanta Terme rappresenta un altro ambiente di ricerca sulle cavità termali sulfuree. I tre casi non descrivono un unico modello immutabile: mostrano come la stessa famiglia di reazioni possa operare in assetti geologici e idrologici differenti. [web:13][web:17][web:34]
9. Grotte ipogeniche dell’Umbria occidentale: Pozzi della Piana e Parrano
I Pozzi della Piana, a ovest di Todi, sono un sistema fossile sviluppato nei travertini quaternari. Lo studio pubblicato su Acta Carsologica nel 2011 descrive oltre 2.500 metri di sviluppo, almeno due livelli, soffitti a cupola e pozzi ciechi. Sono presenti anche blocchi di gesso microcristallino e forme di corrosione sulle pareti. [web:69]
La formazione viene collegata alla circolazione di acque idrotermali ricche di H?S e alla storia di deposizione del travertino. Il caso amplia il quadro regionale oltre le cavità nei calcari appenninici. [web:69]
Nell’area di Parrano, le grotte si distribuiscono a quote differenti sui versanti di una piccola gola. I passaggi comprendono condotti semplici, gallerie anastomizzate e reti ramificate. Lo studio riporta acque di falda a 26 °C, con elevate pressioni parziali di CO? e H?S disciolto. Questi dati si riferiscono alle osservazioni della ricerca, non a un monitoraggio aggiornato. [web:69]
10. Grotte ipogeniche dell’Italia meridionale: Calabria, Campania e Puglia
In Calabria, Sandro Galdenzi e Teruyuki Maruoka hanno studiato tre sistemi nelle aree delle Terme Luigiane, del Monte Sellaro e del Monte di Cassano. La notizia è stata ripresa da Scintilena nel gennaio 2019. Morfologie, sedimenti e isotopi dei solfati collegano la formazione delle cavità all’ossidazione dell’H?S trasportato dalle acque termali. [web:39]
Il quadro mineralogico nazionale comprende inoltre Cerchiara di Calabria e Cassano allo Ionio. In questi ambienti sono state riconosciute associazioni di solfati di ferro e alluminio, compatibili con condizioni molto acide durante la loro formazione. [web:13]
Capo Palinuro, in Campania, e Santa Cesarea Terme, in Puglia, rientrano tra i sistemi sulfurei attivi considerati nella stessa ricerca. In entrambi sono descritti depositi di zolfo nativo. La presenza sulla costa non implica il medesimo meccanismo documentato a Siracusa: occorre distinguere i processi sulfurei dalla dissoluzione dominata da CO? e mescolanza. [web:11][web:13]
11. Grotte ipogeniche in Sardegna: cavità minerarie e rocce quarzitiche
Il distretto dell’Iglesiente-Sulcis conserva cavità intercettate durante le attività minerarie. La sintesi del 2017 descrive sistemi ipogenici oggi inattivi, tra cui Santa Barbara, Santa Barbara 2 e Crovassa Ricchi in Argento. Le gallerie artificiali hanno consentito l’accesso a vuoti naturali formati in precedenza. [web:52]
Santa Barbara è nota per i cristalli di barite e per le successive concrezioni carbonatiche. Il sistema si sviluppa in rocce carbonatiche cambriane e possiede una storia con più fasi speleogenetiche e mineralogenetiche. L’età della roccia ospite non va confusa con quella di ciascun episodio di formazione della cavità. [web:55]
Corona ’e Sa Craba rappresenta un caso diverso: una cavità ipogenica in quarzite. Lo studio ricostruisce processi di dissoluzione collegati a fluidi idrotermali e una successiva evoluzione mineralogica. Il caso mostra che la speleogenesi ipogenica può interessare anche rocce non carbonatiche, attraverso meccanismi chimici differenti. [web:52][web:59]
12. Grotte ipogeniche in Sicilia: coste carbonatiche e ambienti sulfurei
La Sicilia comprende grotte in calcari, gessi messiniani e basalti. Queste categorie litologiche non coincidono con altrettante origini ipogeniche. La sintesi del 2017 documenta il riconoscimento di una componente ipogenica in diverse cavità carbonatiche, attraverso morfologie e depositi minerali. [web:54]
La ricerca su Siracusa aggiunge un modello costiero articolato. Nelle tre grotte studiate, la ricostruzione comprende risalita dei fluidi, mescolanza delle acque, degassamento e corrosione da condensazione. [web:11]
Monte Conca, nel carsismo gessoso siciliano, offre invece un caso importante per la biospeleologia degli ambienti sulfurei. Una ricerca del 2022 ha riconosciuto il sostegno di comunità microbiche chemioautotrofe alla rete alimentare degli invertebrati presso una pozza solfidrica. Questo risultato descrive un processo ecologico locale e non attribuisce automaticamente un’origine ipogenica all’intero sistema. [web:24]
13. Grotte ipogeniche: le morfologie che aiutano a riconoscerle
Le ricerche italiane descrivono associazioni ricorrenti di forme. Il loro valore aumenta quando sono interpretate insieme alla geologia e alla chimica dei depositi. [web:11][web:13][web:34]
- Reti labirintiche e gallerie suborizzontali, frequenti nei sistemi SAS. [web:34]
- Cupole, tasche di corrosione e cavità spugnose, documentate anche nell’Umbria occidentale. [web:69]
- Condotti di alimentazione e associazioni di forme legate a flussi ascendenti. [web:11][web:13]
- Solchi di corrosione presso antichi livelli della falda. [web:11][web:13]
- Tracce di bolle associate al degassamento. [web:11]
Nessuna singola forma esaurisce la diagnosi. Condensazione, infiltrazioni successive e alterazione possono modificare la morfologia originaria. La lettura più solida considera l’intera associazione di indizi. [web:11][web:54]
14. Grotte ipogeniche e minerali: un archivio delle condizioni chimiche
Lo studio del 2018 su quindici sistemi italiani ha riconosciuto 59 specie minerali collegate alla speleogenesi sulfurea. Il numero riguarda l’insieme delle cavità analizzate, non ciascuna grotta. I ricercatori hanno utilizzato diffrazione a raggi X e microscopia elettronica per caratterizzare i depositi. [web:13]
Gesso, zolfo nativo e minerali del supergruppo dell’alunite figurano tra gli indicatori ricorrenti. Le associazioni mineralogiche aiutano a ricostruire condizioni di acidità, ossidazione e interazione tra fluidi e roccia. [web:13][web:34]
Il contesto resta determinante. A Siracusa, fosfati e alcuni minerali argillosi sono collegati al guano, mentre altri depositi appartengono alle fasi precedenti. Un minerale va interpretato attraverso posizione, rapporti con gli altri materiali e composizione, non soltanto attraverso il suo nome. [web:11]
15. Grotte ipogeniche e microbiologia: energia chimica nel sottosuolo
Nei sistemi sulfurei, i microrganismi partecipano alle trasformazioni dello zolfo. Le ricerche a Frasassi hanno documentato comunità che utilizzano l’H?S e possono contribuire alla produzione di acido solforico. Il ruolo effettivo dipende dall’habitat e dai prodotti delle reazioni. [web:16][web:67]
Uno studio divulgato nel 2015 distingue i processi osservati sopra la superficie dell’acqua da quelli nei biofilm sommersi. In questi ultimi, l’ossidazione studiata produceva soprattutto zolfo elementare, non direttamente l’acido responsabile della corrosione. La distinzione evita di attribuire a tutti i batteri solfuro-ossidanti lo stesso effetto sulla roccia. [web:67]
La chemioautotrofia utilizza energia chimica per sostenere la produzione di materia organica. Nel caso di Monte Conca, le analisi isotopiche degli invertebrati indicano un contributo significativo delle comunità microbiche alla rete alimentare della zona solfidrica. Speleogenesi ed ecologia risultano così collegate, pur restando processi distinti. [web:24]
16. Grotte ipogeniche: come si ricostruiscono età e successione dei processi
Lo studio di Siracusa combina metodi che rispondono a domande differenti. La geomorfologia ricostruisce modalità di circolazione e dissoluzione. La mineralogia identifica depositi e alterazioni. Gli isotopi aiutano a interpretare origine delle acque e condizioni di formazione. Paleomagnetismo e datazioni uranio-torio forniscono riferimenti cronologici. [web:11]
Ogni data va associata al materiale misurato. Un sedimento entrato dall’esterno registra un episodio di riempimento. Una concrezione registra una fase di deposizione. Un deposito presso un solco marino contribuisce alla storia della costa. La sequenza di questi eventi permette di collocare la formazione dei vuoti entro una ricostruzione più ampia. [web:11]
A Siracusa, i risultati di circa 603.000 anni e la possibile indicazione paleomagnetica oltre 780.000 anni sostengono il confronto tra storia delle grotte e terrazzi marini. Non rappresentano due date da applicare indistintamente alle tre cavità. [web:11]
17. Grotte ipogeniche e sicurezza: la presenza dei gas richiede valutazioni specifiche
L’origine ipogenica non rende automaticamente pericolosa ogni cavità. Nei sistemi sulfurei attivi, la presenza di H?S costituisce invece un fattore specifico da valutare. L’idrogeno solforato è un gas tossico e ad alte concentrazioni può essere letale. [web:65]
L’odore non offre una verifica affidabile. Il gas può compromettere rapidamente la capacità di percepirlo. L’assenza di odore non dimostra quindi l’assenza del pericolo. L’accesso agli ambienti interessati richiede valutazioni professionali, misurazioni atmosferiche e procedure adeguate; la normale attrezzatura speleologica non sostituisce questi controlli. [web:65]
18. Grotte ipogeniche italiane: il valore per idrogeologia e ricerca
Le grotte ipogeniche consentono di osservare gli effetti della circolazione sotterranea sulla porosità delle rocce. La revisione mondiale del 2024 ne evidenzia il significato per la carsificazione profonda, l’idrogeologia e lo studio dei serbatoi geologici. [web:48]
Il quadro italiano comprende sistemi ancora attivi e cavità che conservano processi ormai conclusi. Il confronto tra questi ambienti permette di collegare reazioni attuali, depositi antichi e trasformazioni del paesaggio. [web:13][web:34]
Siracusa aggiunge a questa prospettiva il rapporto con il mare. Le cavità diventano indicatori della storia degli acquiferi costieri e dei livelli marini, accanto ai terrazzi e agli altri elementi geomorfologici. La loro interpretazione richiede di mantenere distinti processi carbonici, sulfurei, termali e di condensazione, ricostruendone le relazioni nel tempo. [web:11]
Documentazione scientifica e approfondimenti della relazione
- De Waele, J., D’Angeli, I. M., Audra, P., Plan, L. e Palmer, A. N., 2024. “Sulfuric acid caves of the world: A review”. Earth-Science Reviews, 250, 104693. [web:48]
https://cris.unibo.it/handle/11585/955433 - D’Angeli, I. M. e altri, 2019. “Sulfuric acid caves of Italy: A review”. [web:34]
https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0169555X19300595 - D’Angeli, I. M. e altri, 2018. “New insights on secondary minerals from Italian sulfuric acid caves”. [web:13]
https://digitalcommons.usf.edu/ijs/vol47/iss3/2/ - Audra, P. e altri, 2024. “Hypogenic caves of Syracuse area, Sicily (Italy)”. [web:33]
https://digitalcommons.usf.edu/ijs/vol53/iss2/9/ - “Hypogenic caves in Western Umbria (Central Italy)”, 2011. Acta Carsologica. [web:69]
https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/article/view/33 - Scintilena, 21 gennaio 2019. “Grotte ipogeniche, la speleogenesi da acido solforico in Calabria. Lo studio su Geomorphology”. [web:39]
https://www.scintilena.com/grotte-ipogeniche-la-speleogenesi-da-acido-solforico-in-calabria-lo-studio-su-geomorphology/01/21/ - “Inactive Hydrothermal Hypogenic Karst in SW Sardinia (Italy)”, 2017. [web:52]
https://www.academia.edu/34433266/Inactive_Hydrothermal_Hypogenic_Karst_in_SW_Sardinia_Italy - “An Overview of the Hypogene Caves of Sicily”, 2017. [web:54]
https://www.academia.edu/34433269/An_Overview_of_the_Hypogene_Caves_of_Sicily - “Hypogenic speleogenesis in quartzite: The case of Corona ’e Sa Craba Cave (SW Sardinia, Italy)”. [web:59]
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0169555X13006399 - “Speleothems and speleogenesis of the hypogenic Santa Barbara Cave System (South-West Sardinia, Italy)”. [web:55]
https://www.academia.edu/3748849/Speleothems_and_speleogenesis_of_the_hypogenic_Santa_Barbara_Cave_System_South_West_Sardinia_Italy_ - “Sulfidic Habitats in the Gypsum Karst System of Monte Conca (Italy) Host a Chemoautotrophically Supported Invertebrate Community”, 2022. [web:24]
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8910289/ - “Dominant Microbial Populations in Limestone-Corroding Stream Biofilms, Frasassi Cave System, Italy”, 2006. [web:16]
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC1538711/ - Pennsylvania State University, 2015. “Only above-water microbes play a role in cave development”. [web:67]
https://www.psu.edu/news/research/story/only-above-water-microbes-play-role-cave-development - WorkSafeBC, “Hydrogen sulfide”. [web:65]
https://www.worksafebc.com/en/health-safety/hazards-exposures/hydrogen-sulfide
Grotte ipogeniche e CO2 a Siracusa