Venerdì mattina Maurizio Aresi (alias Mauri – G.S.B. Le Nottole), Fabio Bollini, Marco Corvi (alias Corvo – S.C. CAI Erba), Alessandro Rinaldi (alias Alex – S.C. CAI Romano di Lombardia), Gianluca Selleri (G.S. Leccese ‘Ndronico ed io (G.G. Milano CAI SEM – SSI) siamo saliti in Grigna (LC) con destinazione W Le Donne. Partiti di buon ora lasciando le macchine al passo del Cainallo 1290m s.l.m. per la presenza di neve, siamo saliti a piedi sino al rifugio Bogani. Da qui in avanti il sentiero non era più battuto ed erano passati solo un paio di sci alpinisti. Con fatica a causa degli zaini pesanti e per la presenza di abbondante neve fresca abbiamo battuto la traccia nella neve sino a tagliare sulla Cresta di Piancaformia dove vi è l’entrata di W Le Donne (2170m s.l.m.).
Dopo esserci cambiati, siamo rapidamente scesi al campo base di -900m facendo solo una piccola sosta a cambiare una corda lesionata a -400m. Il giorno successivo, dopo aver dormito al campo base, puntiamo la sveglia ancora molto presto per dirigerci al fondo. Ci aspetta il solito giro nello stretto meandro del Ramo del Cobra, poi il tuffo nell’acqua a 4°C di Puciowskj e via negli stretti e fangosi Freatici di -1100m. Giunti al sifone di -1100m lo troviamo ancora parzialmente vuoto, quindi, una volta superatolo, lo inneschiamo con il tubo in maniera tale da trovarlo completamente vuoto al ritorno.
Mauri purtroppo al termine della parte stretta sente alcune fitte alla schiena e teme che il dolore possa peggiorare (cosa abbastanza certa visto il luogo e le dimensioni dei sacchi!), decide quindi di tornare al campo base aspettandoci lì. Ci chiede però di andare avanti e che il suo ritorno al campo base sarà fatto con calma evitando di peggiorare la situazione della schiena.
Procediamo dunque nelle grosse gallerie di -1100m e ci attendono poi le terribili strettoie di 60m che danno accesso alla parte di ramo nuovo esplorata a novembre 2014. Una volta superate, iniziamo a scendere i pozzi armati nella scorsa punta. Mentre Alex e Gianluca si portano avanti armando i nuovi pozzi in esplorazione, Fabio, Corvo ed io posizioniamo le corde su due pozzetti e un traverso che nella scorsa punta non avevamo armato, seppure fossero brutti da arrampicare. Finalmente giungiamo all’esplorazione! Si scende il pozzo di 43m su cui si era arrestato l’altra volta Corvo. Il pozzo è bello ampio e come al solito Corvo l’aveva sottostimato dicendoci che era 20-30m! A questo punto Fabio ci lascia anche lui perché è raffreddato con il mal di gola e non vorrebbe peggiorare. Decide dunque di tornare pian pianino verso il campo base da Mauri ed attenderci lì. La via prosegue con alcuni pozzetti (P10, P5, P4) con alcuni passaggi scomodi alla partenza dei pozzi. Dopo una quarantina di metri giungiamo su una bella ed ampia condotta freatica lunga una sessantina di metri con spettacolari concrezioni di fango e morfologie di erosione davvero spettacolari. Un paio di grossi camini ci segnalano che qui probabilmente altre grotte sconosciute entrano in questa via. Dopo poco si incontra un grosso affluente d’acqua con portata di 15-20 l/s, che proviene da un camino alto alcuni metri. La portata dell’affluente è di circa 2-3 volte quella del Ramo del Cobra. Il rumore del torrente è forte e si deve urlare per parlare!
Si segue l’acqua nella galleria sino ad affacciarsi su un pozzo di 9m, seguito da un altro di 9m, entro cui si getta la grossa cascata. Sceso il pozzo Gianluca trova la prosecuzione. Per raggiungerla occorre letteralmente superare un muro d’acqua, cioè passare sotto la cascata proveniente dall’affluente. L’acqua è talmente tanta che mentre la si attraversa correndo non si vede nulla! Al di là della “calda” doccia inizia una galleria freatica liscia lunga circa 35m ed in leggera salita, che riusciamo a percorrere dopo aver armato due traversi per attraversare due successivi laghi. La via termina su sifone. La profondità raggiunta dall’ingresso del P30 con Tre Ingressi, che costituisce l’ingresso alto del complesso, posto una trentina di metri sopra quello di W Le Donne, è di -1313m. In totale abbiamo rilevato 215m nuovi (lunghezza totale ora a 23 km).
Sul pozzo rimarrebbe ancora da infilarsi in una stretta finestra che dovrebbe condurre nel punto dove si perde l’acqua, ma il posto non sembra particolarmente invitante, anche per l’assenza di circolazione d’aria. Nel ramo esplorato rimangono da verificare un paio di finestre, mentre forse più interessante sarebbe il traverso sopra il pozzo di 17m sceso nella precedente punta perché in quel punto si perde l’aria e la grotta cambia direzione. Occorre tuttavia segnalare che la circolazione d’aria di questo ramo, come delle altre vie esplorate in questa zona, va verso un ingresso alto. Da qualche parte in queste complesse zone dunque si cela una via che raccoglie il vento di tutti i rami esplorati. Non oso neanche immaginare la forza del vento in quel ramo!
Iniziamo la lunga e penosa risalita verso il campo base, dopo aver disarmato gli ultimi due pozzi. Striscia e striscia nel fango e nell’acqua e superiamo finalmente a Puciowskj dove ci liberiamo dalla muta stagna e poi arriviamo al campo base.
Gianluca e Alex dormono poche ore poi devono uscire per andare al lavoro il giorno successivo. Noi invece dormiamo un po’ di più confidando di uscire con la luce di lunedì mattina. Dato che però ci eravamo stufati di aspettare nel sacco a pelo svegli, decidiamo di partire ugualmente con qualche ora di anticipo rispetto alla tabella di marcia. Giunti a Utopia troppo in anticipo per uscire con la luce del mattino, sostiamo un’oretta nella tenda, tentando di scaldarci stando tutti vicini l’un l’altro e accendendo il fornello. Prima utilizziamo quello a benzina ma la tenda è talmente piccola che ci intossichiamo, quindi decidiamo di usare quello a gas, molto meno caldo ma almeno non così puzzolente come quello a benzina! Dato che poi la pavimentazione in sassi della tenda comincia ad annoiarci dato che non favorisce certo il riposo ma solo il mal di schiena, decidiamo di partire e per le 5.30 siamo fuori ancora con il buio. Il tempo di cambiarsi e iniziamo la faticosissima discesa nella neve con gli zaini da 25-30 kg in spalla. Si affonda nelle neve sino alla vita e la pista è battuta solo da Alex e Gianluca, che peraltro essendo usciti con la foschia hanno anche sbagliato parzialmente la traccia: non osiamo immaginare la loro fatica a battere la neve! In realtà ha nevicato davvero poco: circa 10cm al Bogani, ma al di sopra dei 1900m forse il vento ha cancellato tutte le tracce della nostra salita di venerdì e ha accumulato un bel po’ di neve.
Più morti che vivi arriviamo al Bogani e dopo un altro lungo cammino, alle macchine. Qui finalmente possiamo buttare lo zaino in macchina: è fatta! Per ora basta corde, basta pozzi, basta fango e basta neve: ci attende il riposo!
Ciao
Andrea Maconi

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