Si è appena concluso il corso di aggiornamento per gli Operatori Naturalistici e Culturali Nazionali del CAI, che si è svolto dal 30 giugno al 2 luglio sull’Altopiano della Gardetta, nell’alta Val Maira. L’evento ha visto la partecipazione di titolati del Comitato Scientifico provenienti da tutta Italia, tra cui speleologi, archeologi e operatori della TAM – Tutela Ambiente Montano – del CAI.

Di Marina Abisso

Un bel viaggio tra storia, geologia e paleontologia, al ritmo della musica occitana
Concluso il Corso di aggiornamento Operatori Naturalistici nazionali del Comitato Scientifico del CAI all’Altopiano della Gardetta

Foto 1 – Gardetta e Rocca la Meja – Marina Abisso

Si è concluso il corso di aggiornamento per gli Operatori Naturalistici e Culturali Nazionali – ONCN – del CAI, che si è svolto dal 30 giugno al 2 luglio sull’Altopiano della Gardetta, nell’alta Val Maira.

L’evento è stato un’importante occasione di formazione e confronto per i partecipanti, titolati del Comitato Scientifico di tutta Italia, in alcuni casi anche speleologi, archeologi ed operatori della TAM – Tutela Ambiente Montano – del CAI.

Tra gli esperti presenti, Enrico Collo, che ha trattato la geologia, la storia locale e l’astronomia, Ivan Pace, guardiaparco delle Alpi Marittime, che ha approfondito la botanica e le rarità endemiche degli ambienti alpini, Anna D’Atri e Fabrizio Piana, professori del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino, che hanno illustrato la stratigrafia e la tettonica delle Alpi.

Giovanni Margheritini ha presentato i progetti e le iniziative del Comitato Scientifico Centrale del CAI, Ivan Borroni, responsabile per l’area LPV – Liguria Piemonte e Valle d’Aosta, ha diretto e gestito l’evento.

E i Quba Libre hanno intrattenuto la platea con una serata dedicata alla cultura e alla musica occitana.

Tra calcari e dolomie, rocce fluviali, marine e vulcaniche, marmotte, cavalli e una natura spettacolare, un’occhiata e non solo a Punta Eco ed a Rocca la Meja.

Foto 2 – Punta Eco – Marina Abisso

Il corso ha offerto l’opportunità di approfondire le conoscenze scientifiche, nonché di riallacciare vecchie amicizie e ravvivare lo spirito di convivialità che deve contraddistinguere il CAI.

L’organizzazione e il supporto forniti dal Comitato Scientifico, dai docenti e dai partner (tra cui il Consorzio Turistico Valle Maira e l’ATL Cuneese) hanno giocato un ruolo fondamentale nel successo dell’evento.


E stato dato ampio spazio alla descrizione delle rocce, delle piante e dei fiori incontrati lungo il percorso. L’interesse per la geologia e la botanica, combinato con l’atmosfera vivace dei balli occitani e con l’eco delle valli, ha creato un’esperienza coinvolgente per tutti i partecipanti.


La Val Maira è ormai la meta turistica ideale del turismo lento, grazie alla natura incontaminata e all’assenza di infrastrutture invadenti.

Marmotta (Marmota marmota) – Foto Mariangela Riva – da Facebook

Le amministrazioni locali hanno sostenuto con determinazione questo modello di sviluppo, resistendo alle proposte di costruzione di impianti turistici, e la situazione delle strade, strette e contorte, ha dato loro una mano.

Saranno necessari ulteriori sforzi per valorizzare al meglio il patrimonio naturale della zona, includendo in questo anche la ricerca e la conservazione dei reperti paleontologici presenti sul territorio.

Nonostante le disponibilità finanziarie destinate ad altre attrazioni turistiche, ottenere finanziamenti per progetti di ricerca e conservazione è sempre una sfida.
Si è parlato molto anche di paleontologia: è ben nota la ricchezza dei reperti fossili della Gardetta e dell’intera Val Maira, una finestra sulla storia della Terra che testimonia la vita preistorica e l’evoluzione geologica della zona.

I reperti rinvenuti includono fossili di organismi marini come ammoniti, bivalvi, gasteropodi e coralli, che restituiscono importanti testimonianze sulla flora e la fauna che abitavano i mari preistorici dell’area ed hanno consentito di ricostruire l’ambiente del passato.

In particolare, lo studio dei fossili di ammoniti, particolarmente abbondanti e diversificati nella zona, ha permesso di datare e correlare le rocce, e di ottenere informazioni sulla successione stratigrafica e sull’evoluzione delle forme di vita durante i vari periodi geologici.


La ricerca e la conservazione dei reperti paleontologici richiedono un approccio responsabile e rispettoso dell’ambiente, non diversamente dagli altri aspetti di tutela: è fondamentale che tali attività siano condotte da professionisti, in conformità con le normative e le autorizzazioni locali, per preservare il patrimonio naturale e scientifico.

Un evento di successo, quindi, questo corso di aggiornamento, che ha coniugato formazione, scoperta della natura, promozione della cultura locale ed attività fisica.

L’impegno degli organizzatori, l’entusiasmo dei partecipanti ed il supporto delle istituzioni hanno reso possibile un’esperienza indimenticabile.


La passione per la montagna e per la ricerca scientifica danno, tra l’altro, l’occasione di ricordare che sul sito del CAI sono presenti i Quaderni di Geologia e di Botanica ed habitat vegetali, accanto ai Quaderni di Didattica e di Comunicazione: opportunità gratuite per l’autoformazione, scaricabili gratuitamente dalla pagina del Comitato Scientifico all’indirizzo https://csc.cai.it/tipologie/quaderni-del-csc/.


Marina Abisso
Speleoclub Ribaldone