Le recenti analisi sui manufatti rinvenuti ad Albuñol in Spagna rivelano una tecnologia degli arcieri preistorici molto più avanzata e antica di quanto ipotizzato, anticipando di millenni i reperti di Ötzi.
Nuove indagini scientifiche condotte su una collezione di corde d’arco e frecce, recuperate nella Grotta dei Pipistrelli (Cueva de los Murciélagos) ad Albuñol, in Spagna, stanno ridefinendo le conoscenze attuali sulle capacità tecniche delle popolazioni neolitiche.
I reperti, rimasti preservati per oltre sette millenni grazie al clima eccezionalmente secco della cavità, sono stati oggetto di uno studio pubblicato su Scientific Reports nel 2024.
Un team di archeologi ha utilizzato una combinazione di microscopia e metodi biomolecolari per esaminare questi oggetti, scoprendo che le corde d’arco in tendine animale precedono di oltre duemila anni quelle associate a Ötzi, la famosa mummia del Similaun.
Questa datazione sposta significativamente indietro nel tempo l’uso di tali materiali complessi per la caccia e la guerra nella penisola iberica.
La riscoperta dei reperti di Albuñol e il contesto archeologico
La Grotta dei Pipistrelli si trova nella Sierra de la Contraviesa, vicino a Granada, ed è nota fin dal XIX secolo.
La scoperta originale avvenne nel 1857, quando alcuni minatori, impegnati nell’estrazione di galena, penetrarono in una galleria nascosta contenente resti scheletrici e numerosi manufatti.
I materiali furono successivamente recuperati e conservati nei musei archeologici di Madrid e Granada. Recentemente, l’archeologo Francisco Martínez-Sevilla dell’Università di Alcalá ha guidato nuovi scavi che hanno portato al ritrovamento di una corda d’arco, innescando un riesame approfondito dell’intera collezione storica.
Ingrid Bertin, autrice principale dello studio presso l’Università Autonoma di Barcellona, ha sottolineato come le condizioni ambientali della grotta abbiano permesso una conservazione dei materiali organici quasi perfetta.
Analisi biomolecolare delle corde d’arco e maestria tecnica
Le analisi hanno svelato dettagli sorprendenti sulla composizione delle corde.
La datazione al radiocarbonio ha collocato due corde d’arco e vari frammenti di freccia tra la fine del sesto e l’inizio del quinto millennio a.C.
L’indagine molecolare ha permesso di identificare le specie animali utilizzate per ottenere le fibre: capriolo, oltre a specie non meglio identificate delle famiglie dei suini e dei caprini.
I tendini venivano lavorati e intrecciati per creare corde forti e flessibili, adatte a soddisfare le esigenze di arcieri esperti.
Oltre alle corde, la grotta ha restituito una freccia in canna con impennatura (la più antica d’Europa), un’asta in canna con punta in legno di salice e ramoscelli d’ulivo appuntiti trasformati in armi.
Confronto con Ötzi e l’evoluzione dell’arceria nel Neolitico
Prima di queste analisi, la più antica corda d’arco in tendine conosciuta in Europa era quella appartenente a Ötzi, il cui equipaggiamento risale a circa 5.300 anni fa.
Ötzi possedeva un arco in tasso non finito e una corda in fibre animali lunga due metri. Un altro reperto significativo proveniva dal sito di
La Draga in Catalogna, ma in quel caso la corda era realizzata in fibra di ortica. La scoperta di Albuñol colma quindi una lacuna importante nella comprensione della tecnologia venatoria, dimostrando che l’uso di tendini animali, materiale superiore per elasticità e resistenza rispetto alle fibre vegetali, era già diffuso e padroneggiato molto prima di quanto creduto.
L’uso combinato di legno d’ulivo e canna per le frecce confermerebbe inoltre le speculazioni sull’uso preistorico di materiali compositi per migliorare la balistica.
Il significato simbolico dell’arceria e i tesori della Grotta dei Pipistrelli
Gli oggetti legati all’arceria fanno parte di un corredo funerario che comprende anche resti di abbigliamento, stuoie e contenitori in fibra. Secondo il team di ricerca, la presenza di questi manufatti suggerisce che l’arceria avesse assunto un significato speciale per gli abitanti del Neolitico antico. In un periodo in cui l’agricoltura stava diventando la principale fonte di sussistenza, la caccia evolveva in un’attività simbolica, legata allo status sociale e politico.
Oltre alle armi, la grotta ha restituito altri tesori inestimabili. Nel 2023 sono stati identificati quelli che si ritengono essere i sandali più antichi d’Europa e cesti in sparto di eccezionale fattura, datati tra 9.500 e 6.200 anni fa. Questi ritrovamenti, che spaziano dal Mesolitico al Neolitico, testimoniano una complessità tecnica che sfida le precedenti assunzioni sulla semplicità della vita nelle comunità pre-agricole. Le future sperimentazioni cercheranno di chiarire se le frecce fossero usate per la caccia, per il combattimento ravvicinato o se avessero una funzione puramente rituale.
Fonti
https://on.natgeo.com/4iAmwMX
Scarpe di 6.200 anni fa ritrovate in una grotta della Spagna ridisegnano la storia – Scintilena https://www.scintilena.com/scarpe-di-6-200-anni-fa-ritrovate-in-una-grotta-della-spagna-ridisegnano-la-storia/11/11/