Pubblico per la prima volta un articolo del 2003, in cui l’allora Presidente SSI Mauro Chiesi faceva il punto sulla Speleologia di 15 anni fa e sulle azioni intraprese dalla SSI a quei tempi. Ero “nuovo” nel 2003, non conoscevo bene le strutture della speleologia che contano.
Lo trovo quanto meno “attuale” in un mondo che evolve. Devo riconoscere a Mauro Chiesi lucidità e lungimiranza e una spinta a crescere.
Rimanere fermi in un mondo che evolve non è un buon segno e se da un lato è stato fatto molto per quanto riguarda alcune criticità, per altre siamo ancora fermi al 2003.
Ringrazio Mauro per l’aiuto e per essere stato “il mio Presidente” e spero che questo testo possa essere ancora una “guida” verso una organizzazione “moderna” della speleologia. E’ ancora tempo di nuovi viaggiatori.

Testo originale:
https://www.researchgate.net/publication/283624765_Societa_Speleologica_Italiana_1903-2003_e_ancora_tempo_di_nuovi_viaggiatori

XIX Congresso Nazionale di Speleologia
Bologna, 27-31 agosto 2003

Società Speleologica Italiana, 1903-2003
è ancora tempo di nuovi viaggiatori

Mauro Chiesi
Presidente Società Speleologica Italiana

Riassunto
La Società Speleologica Italiana (SSI), fondata nel 1903 a Bologna e rifondata nel 1950 a Verona, è oggi divenuta l’associazione nazionale degli speleologi italiani. In questo lavoro vengono delineati gli indirizzi e gli obiettivi posti alla base della sua azione di promozione del valore della documentazione del mondo sotterraneo, in particolare riguardo la necessità di una specifica salvaguardia dei territori carsici e delle loro sempre più strategiche risorse idropotabili.
Vengono inoltre delineati alcuni dei possibili percorsi di promozione della speleologia per le generazioni future: è ancora tempo di nuovi viaggiatori.

Parole chiave: Società Speleologica Italiana, documentazione, promozione della Speleologia

Abstract
The Italian Speleological Society (SSI), founded in Bologna in 1903 and re-founded in Verona in 1950, is coming the Italian’s speleologyst and cavers national association. In this paper SSI’s actual aims and trends are showed, on detail towards karstics’ area protection necessity for their strategic drinkable-water resources preservation.
Besides, some opportunities are seemed for the future promotion of Speleology: is still time for news travellers.

Key-words: Italian Speleological Society, documentation, Speleology’ promotion opportunities

Saluto
Non capita spesso, tanto meno ad un medesimo Presidente, di avere la fortuna di festeggiare il cinquantenario e il centenario della propria Associazione. Salutando e ringraziando Sandro Ruffo e Claudio Sommaruga in occasione delle celebrazioni per il cinquantenario della rifondazione della Società Speleologica Italiana (Verona, 23-25 giugno 2000), scrivevo: i “contenuti” di conoscenza, cultura e divulgazione sono il patrimonio comune di ogni Gruppo Speleologico Italiano che trova valorizzazione e scopo proprio nella indispensabile associazione nazionale degli speleologi, la SSI. Occorre solamente “farlo sapere in giro”, ora come non mai in passato.
Sono passati da allora solamente tre anni, un soffio. Eppure se guardiamo a quel tempo attraverso le cose che si sono realizzate, costantemente con mezzi inadeguati, quel 2000 potrebbe apparirci lontanissimo. Tenterò di distendere un elenco delle scommesse, delle azioni, degli indirizzi intrapresi da SSI. Ma non solo.
Occorre anche cercare di delineare le strade da imboccare per il futuro, quelle che portano o che dovrebbero portare i giovani delle generazioni future a intraprendere questa nostra incredibile, inspiegabile, ineguagliabile avventura che chiamiamo “speleologia”. E ognuno di noi con il proprio, personale e unico, significato.
Quante espressioni abbia la “speleologia” di oggi non è un dato in sé indicativo, tanto complesso e articolato è il nostro modo di concepirla. Assai eloquente è viceversa il fatto che SSI le rappresenti tutte, con una efficacia e una progettualità tali che molti ci invidiano e cercano di replicare.
Cosa è successo di così eccezionale per “farlo sapere in giro” così forte e chiaro? Era ed è un percorso semplice, persino banale…
Ci abbiamo impiegato una ventina di anni a capirlo, maturarlo, concertarlo, pianificarlo. Solo negli ultimi cinque anni possiamo dire di averlo percorso sino in fondo.
Prescindendo dall’autorevolezza, che non è mai mancata a SSI e che continua a contraddistinguere ogni nostra azione, occorreva:
– dare sempre più rappresentatività a SSI,
– interrompere con autorevolezza i motivi di contrasto dentro e soprattutto fuori l’associazione,
– riaprire dialoghi rotti da personalismi,
– coadiuvare e per quanto possibile sostenere l’attività speleo nel CAI,
– promuovere editoria aprendo il mondo delle grotte all’esterno, verso il grande pubblico,
– promuovere progetti di apertura con chi governa il territorio (dialogo, in cambio dell’offerta di servizi di utilità sociale),
– promuovere e sostenere progetti che coinvolgessero tutto il movimento e destinati al grande pubblico (GNS),
– investire risorse per acquisire esperienze nel campo della ricerca ambientale in grotta (studi e monitoraggi),
– confrontarsi direttamente con la pianificazione territoriale in ambito carsico (osservazioni e controdeduzioni a VIA),
– partecipare e lanciare progetti di catasti speciali (grotte marine, sorgenti carsiche e antichi acquedotti) in sinergia con altre associazioni di protezione ambientale, ecc.
Tutto questo con un numero sempre variabile di “impiegati a tempo pieno privi di stipendio”, spesso da angariare perché in ritardo col lavoro… SSI ha una forza davvero incredibile, enormemente attraente perché dedicata a costruire il domani poggiandolo su basi solidissime, ora centenarie!
Il nostro compito continua ad essere la promozione di modi corretti di interazione tra uomo e mondo sotterraneo, con attenzione verso le montagne, i paesaggi, che lo racchiudono.
Abbiamo compreso pertanto, e innanzi tutto, quanto sia strategico oggi lo sforzo di comunicare l’esplorazione, conservare e divulgare la documentazione, promuovere l’approccio scientifico, favorire la preparazione tecnica e la prevenzione degli incidenti.

Uscire dalle grotte per raccontarle

Le Giornate Nazionali della Speleologia (GNS)
Per potere tangibilmente contribuire alla protezione delle grotte e delle montagne carsiche, dei meravigliosi paesaggi a tre dimensioni e di tutto ciò che conservano, gli Speleologi debbono “uscire dalle grotte per raccontarle”. E’ attraverso la diffusione e la condivisione delle proprie esperienze, che gli Speleologi potranno ottenere per il territorio che esplorano, studiano e documentano, la giusta attenzione da parte del pubblico e di chi lo amministra.
Attorno a queste idee e a questi principi, si è concretizzata l’idea di organizzare e promuovere su scala nazionale un evento mai azzardato prima, interamente dedicato alla promozione dei valori etici, documentaristici e di utilità sociale della speleologia presso il grande pubblico. Le GNS: iniziative contemporanee e coordinate da dedicare alla promozione della Speleologia.
SSI è riuscita a coinvolgere tutte le organizzazioni speleologiche di carattere nazionale e un numero davvero grande e inaspettato di Gruppi Speleologici (oltre 100, in ogni regione d’Italia), tutti perfettamente consci di quanto valore umano, tecnico e scientifico, in oltre un secolo di vita, ha saputo raccogliere e valorizzare il movimento speleologico in Italia. Solo attraverso un così ampio coinvolgimento del movimento è plausibile ottenere risultati adeguati agli sforzi organizzativi necessari: nella prima edizione del 2002, i contatti diretti con il pubblico sono stati oltre 25.000, mentre si stima che quelli indiretti, attraverso i mezzi di comunicazione di massa (in particolare giornali, riviste e radio) abbiano raggiunto almeno 4milioni di persone.

L’acqua che berremo
La Speleologia è un formidabile mezzo per esplorare, studiare e documentare la geografia del mondo sotterraneo, che può svolgere un ruolo essenziale nella salvaguardia dei territori carsici e delle loro imperdibili risorse idriche. L’acqua che berremo, quanta e di che qualità, dipende da quanto saremo capaci di proteggerla. Su queste tesi si è fondata l’idea di dedicare al tema dell’acqua le iniziative delle Giornate della Speleologia, focalizzando attraverso l’ottica speleologica l’importanza e la vulnerabilità delle risorse idriche carsiche del nostro paese. La concomitanza dell’evento con l’Anno Internazionale delle Montagne 2002, evento di scala mondiale promosso dall’ONU e dalla FAO, è stato poi di particolare stimolo per lo sviluppo di tematiche di utilità sociale particolarmente strategiche per il futuro: la conservazione di buoni livelli di salubrità ambientale per le montagne di tutto il mondo significa, direttamente, garantire la conservazione delle riserve e delle risorse idriche del pianeta, tra cui quelle carsiche già oggi sono divenute particolarmente strategiche per i paesi del bacino mediterraneo. Già oggi il 40% delle risorse idriche potabili italiane deriva da sorgenti carsiche e, per le regioni del centro e del sud d’Italia, questa percentuale arriva a superare l’80%. Questo in assenza di una legislazione di tutela e di salvaguardia specifica dei territori carsici: una dimenticanza grave e assai pericolosa per un paese in cui un terzo del proprio territorio è carsificato. Ecco perché la voce della Speleologia deve ancora sapere alzarsi, magari ancora più forte nel 2003, Anno Internazionale dell’Acqua. Un anno che sarà ricordato per la perdurante e inquietante siccità nel centro-nord d’Italia.

Il Centro Italiano di Documentazione Speleologica “Franco Anelli”
Non più semplicemente solo la “nostra” Biblioteca, oramai divenuta la più importante al mondo, ma baricentro della rete di relazioni che abbiamo via via intessuto.
Il Centro Italiano di Documentazione Speleologica “Franco Anelli”, presentato con una cerimonia svoltasi il 21 ottobre 2000 nell’Aula Magna del Dipartimento di Scienze della Terra e Geologico Ambientali di Bologna, è sempre più considerato il punto di riferimento per quanti si occupano di speleologia e per gli studiosi che vogliano avvicinarsi al mondo sotterraneo.
Con notevoli fondi del bilancio annuale e con sempre crescenti importanti e preziose donazioni private, continuiamo ad ampliare il suo patrimonio librario.
Per tentare di completarne l’informatizzazione e per rendere il nostro patrimonio documentale sempre più accessibile, quindi visibile, dal 2002 abbiamo avviato un rapporto di collaborazione continuativa giornaliero, che consente a chiunque di contattare SSI negli orari di ufficio. Ciò ha immediatamente facilitato i contatti del mondo “esterno” con il “movimento speleologico”.
Una operazione economicamente impegnativa per le nostre misere e autarchiche risorse, ma è assolutamente strategica per sostenere il ruolo protagonista di SSI per la ricerca, l’esplorazione e la documentazione del mondo sotterraneo.

Comunicare la Speleologia
Il “baricentro” creato con l’azione del Centro di Documentazione, ha consentito inoltre una migliore organizzazione dell’opera editoriale di SSI. Si è potuto quindi procedere ad una attenta ed oculata programmazione nell’ambito di un unico progetto editoriale, maggiormente condiviso e oculatamente pianificato. Rinnovando linguaggi e obiettivi, non solo i formati, allargando al massimo le redazioni operative delle nostre riviste, abbiamo via via cercato di dare corpo e significato a quel bisogno di comunicare la speleologia che abbiamo avvertito sempre più pressante in questi ultimi anni. Sempre offrendo innanzi tutto un servizio di alta qualità nell’informazione e formazione dei nostri soci, abbiamo cominciato a diffondere la “Speleologia SSI” bene al di fuori dell’associazione, conquistando sempre maggiori consensi, e riaffermando SSI (quasi ce ne fosse stato bisogno) quale associazione di riferimento per tutta la speleologia italiana, in Italia e nel mondo.
La nostra Rivista Speleologia è tra le migliori e più belle riviste speleologiche al mondo. Si avvia a celebrare il proprio numero 50 senza segni di invecchiamento o di stanchezza. E’ lo specchio e la memoria della speleologia italiana dell’ultimo quarto di secolo.
Opera Ipogea, rivista curata dalla nostra Commissione Nazionale Cavità Artificiali, seppure in confronto recentissima, va raggiungendo la piena maturità e rappresenta assai degnamente la serietà e competenza dell’attività speleologica in cavità artificiali in particolare presso ambienti esterni al nostro (associazioni, gruppi culturali, amministrazioni pubbliche) .
Le nostre riviste periodiche di documentazione scientifica, viceversa, sembrano per diversi aspetti segnare un poco il passo. Le Grotte d’Italia sono solo recentemente rinate, con il rinnovato auspicio di stimolare, raccogliendole, la ricerche scientifica in speleologia. L’International Journal of Speleology, definita la conclusione della sua parte biologica, ha viceversa scontato ritardi nella sua redazione e soprattutto una imperdonabile disorganizzazione nella diffusione: l’attuale ristrutturazione e riorganizzazione ci ha, forse, regalato la soddisfazione di fare rivivere l’interesse verso la pubblicazione ufficiale dell’Union International de Speleologie.
Continua, con sempre maggiore frequenza, l’uscita di nuovi volumi delle Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia, monografie aperiodiche che raccolgono ampi ed esaustivi lavori di ricerca interdisciplinare sulle più importanti aree carsiche d’Italia.
La collana dei Quaderni Didattici, nata per offrire una aggiornata base di informazioni su tutto quanto è speleologia oggi, va oramai raggiungendo il suo quindicesimo titolo e, non a torto, può ora (con i dovuti aggiustamenti e tarature editoriali) costituire un ausilio didattico completo per chi comunica e chi apprende la speleologia. A venticinque anni dall’uscita del primo Manuale di Speleologia, edito dalla Longanesi nel 1978, abbiamo evidentemente riscritto le bozze per un altro!
Ma il bisogno di comunicare la speleologia ci ha portato a esplorare anche vie sconosciute e, forse, sino ad allora scioccamente, pigramente, temute. L’opera collettiva “I fiumi della notte”, superbamente curata da Mario Vianelli, edita da Bollati Boringhieri nel 2000, rappresenta in questo senso, senza dubbio, il punto più alto mai raggiunto.
Non c’è quindi da stupirsi più di tanto se, in questi ultimi anni, i passaggi radiotelevisi inerenti la speleologia si stiano intensificando, lasciando sempre più spazio ai “contenuti” e sempre meno ai sempre malaugurati incidenti, veri o supposti che siano.
Quindi un lavoro serio, lungo e complesso, il comunicare la speleologia. Eppure ci sta riuscendo bene. Tanto bene che, se non altro nell’ambito della comunità speleologica internazionale, “gli italiani” sono considerati i migliori documentaristi (foto e video) del mondo sotterraneo. E ci premiano.

Nel mondo grande, per dare alla luce il buio delle montagne
Abbiamo aperto la SSI verso il mondo grande, per dare alla luce il buio delle montagne.
Tra le diverse iniziative in questi anni intraprese, mi piace ricordarne alcune.
– Agli inizi del 2001 è stato stipulato un importante accordo fra il Servizio Geologico Nazionale del Dipartimento dei Servizi Tecnici Nazionali della Presidenza del Consiglio e la Società Speleologica Italiana. Il Servizio Geologico Nazionale ha attivato un progetto di “Conservazione del patrimonio geologico italiano” che prevede l’elaborazione di proposte normative e di catalogazione dei geositi, la costituzione di un inventario informatizzato dei geositi italiani per la realizzazione del Sistema Informativo Unico; compito della SSI è quello di individuare, censire e inserire in un database nazionale i geositi ipogei naturali presenti nel territorio italiano. SSI ha concluso la prima fase del lavoro ma, nel frattempo, il nuovo Governo ha intrapreso una completa ristrutturazione dei Servizi Tecnici Nazionali che, ad oggi, non ha sortito alcun effetto se non quello di paralizzarne la strategica funzionalità, per quanto dal nostro punto di vista, e siamo quindi nell’imbarazzante situazione di non capire più chi è, se esiste ancora, un nostro interlocutore.
– Un grosso lavoro è stato portato a termine dalla Commissione Catasto della SSI che, in collaborazione con il Centro Lubrense Esplorazioni Marine (CLEM) ha in stampa un volume, con allegato CD-Rom, riguardante l’esplorazione, lo studio e l’accatastamento di tutte le cavità marine presenti sull’intero territorio nazionale.
– Sull’onda delle iniziative per le GNS “l’acqua che berremo”, andiamo lanciando un ambiziosissimo progetto di catasto speciale, che dovrebbe rivitalizzare il progetto di quello delle “cavità a rischio ambientale”: il Censimento delle sorgenti carsiche d’Italia e Carta degli antichi acquedotti, la prima completa raccolta dei dati delle singole sorgenti relativi alla loro collocazione geografica, le loro caratteristiche geomorfologiche ed idrogeologiche, nonché sul loro utilizzo dal punto di vista antropico. Ulteriore obiettivo di questo catasto speciale è quello di arrivare ad una stima ragionata dell’ordine di grandezza dei volumi di acqua che derivano da circuiti carsici potenzialmente disponibili nel nostro Paese e di quelli che sono effettivamente utilizzati a vario titolo (idropotabile, irriguo, industriale, etc.). Il lavoro si completerà con la redazione della Carta degli antichi acquedotti italiani, che rappresenterà una sintesi del Catasto Nazionale delle Cavità Artificiali relativamente ai dati sugli antichi acquedotti, a sottolineare come nel nostro paese la “cultura dell’acqua” ha antichissime e profonde radici, spesso dimenticate se non addirittura ignorate.
– Il turismo e l’escursionismo in grotta rappresentano un fenomeno rilevante, in Italia come nel mondo in forte crescita. Parallelamente cresce l’esigenza di un migliore approccio ai problemi di valutazione preventiva degli impatti e della loro mitigazione, sino alla progettazione e gestione secondo plausibili requisiti di compatibilità ambientale. Alla luce delle esperienze acquisite in materia di monitoraggio ambientale di ecosistemi sotterranei, SSI si è impegnata a fornire il proprio contributo per la definizione di criteri di “qualità nella fruizione e nell’adattamento turistico di una grotta” (CHIESI M., 2001). Negli ultimi anni la SSI ha direttamente svolto e/o coordinato complessi e articolati studi di monitoraggio ambientale in grotte sia in condizioni assolutamente indisturbate [Grotta delle Lumache di Buggerru (CA), Tana della Mussina (RE), Grotta dei Cervi (AQ), Grotta della Galleria di Bergeggi (SV], sia in fase parziale adattamento [Grotta di Val de’ Varri (RI)] che di ampliamento [Grotta del Nettuno (SS)]. Allo stesso tempo da parte dell’ARPAT della Regione Toscana, in stretta e proficua collaborazione con la Federazione Speleologica Toscana, si è svolto lo studio preliminare all’adattamento turistico dell’Antro del Corchia (LU). Tutti questi studi, se non già pubblicati in riviste scientifiche e divulgative italiane e straniere, Atti di Convegni di Studio e Congressi nazionali e internazionali, sono disponibili alla consultazione pubblica presso il Centro Italiano di Documentazione Speleologica “Franco Anelli”, costituendo ad oggi una delle maggiori raccolte di esperienza scientifica nel campo dei monitoraggi ambientali di grotta, alla quale attingono proficuamente numerosi studiosi di ogni parte del mondo. Attraverso queste prime esperienze abbiamo appreso e misurato quanto poco conosciamo nella realtà di queste problematiche. Abbiamo compreso che le grotte vanno difese sia dagli adattamenti turistici inconsapevoli come dagli speleologi ignoranti; abbiamo capito che occorre una nuova generazione di studi applicati, di nuove tecnologie per la misurazione degli effetti di impatto. Abbiamo compreso che se l’ambiente di grotta non è tale da assorbire il caos che emettiamo esso si modifica, degradandosi: la difesa del mondo sotterraneo dalla distruzione operata dagli esseri umani è una battaglia molto difficile che stiamo conducendo lentamente e con comprensione. Ma sinora ha dato già grandi risultati e bisogna proseguirla (BADINO, 2001).
Tutti questi impegnativi progetti, e le conseguenti azioni intraprese in questi anni, trovano autorevolezza nell’esperienza, nella competenza, nella professionalità che SSI ha saputo sin qui mettere in campo. Con un valore aggiunto oramai quasi estinto: gratuitamente e in maniera condivisa tra i suoi aderenti, dal primo ricercatore scientifico all’ultimo dei suoi esploratori.
Questa è stata e sarà la nostra peculiare, straordinaria forza.

E’ ancora tempo di nuovi viaggiatori
E’ ancora tempo di nuovi viaggiatori, vorremmo diventasse questo lo slogan che accompagni i progetti e le azioni di SSI nei prossimi anni, il passo successivo e conseguente a quell’ “uscire dalle grotte per raccontarle” che tanto ha contribuito a sdoganare l’immagine della speleologia ma che, qui preme ricordarlo, tanto ha contribuito a fare crescere consapevolezza nel movimento speleologico, dal più grande e organizzato al più modesto e periferico Gruppo Speleologico.
Un motivo in più per essere orgogliosi di appartenere a SSI, di essere SSI.
Ma restano ancora obiettivi da raggiungere, ancora debolezze strutturali alle quali non siamo ancora stati capaci di porre adeguato rimedio. Ne voglio elencare i prioritari:
– Scontiamo una debolezza strutturale antica, che limita fortemente l’efficacia delle nostre azioni sia verso il movimento speleologico sia all’esterno. L’accresciuto livello dei servizi che SSI offre ad un sempre maggiore numero di soci ha moltiplicato enormemente il lavoro di gestione ordinaria della Società che non può più essere gestita, per questi aspetti, in regime di volontariato. A questo si aggiungano le recenti complicazioni derivanti da una sempre più farraginosa e complicata burocrazia giuridica e fiscale che anziché facilitare e favorire l’attività delle associazioni senza fini di lucro, quali la nostra, ci hanno costretto a continue e ardite manovre di correzione della rotta, a cercare di inseguire la fantasia del “legislatore” di turno piuttosto che le nostre faccende. La vicenda “onlus, non-onlus” non ne è che l’ultimo esempio. A causa di ciò non è stato possibile, in tre anni, definire finalmente l’acquisizione della personalità giuridica per SSI. Siamo ancora in mezzo al guado, e non ci è possibile capire dove siano realmente le sponde. Abbiamo dovuto accendere un contratto di consulenza continuativa con un consulente fiscale, capace e adeguato alle nostre esigenze; noi che per anni abbiamo sfruttato le nottate le ansie dei malcapitati Segretari e Tesorieri. E non solo. Quindi occorrerà velocemente proseguire nella ricerca di risorse economiche da destinare alla professionalizzazione di alcuni essenziali e ineludibili prestazioni d’opera che di speleologico hanno purtroppo assai poco. E’ oramai pressante la necessità di portare a due il numero degli impiegati a tempo pieno in SSI, anche e soprattutto per “liberare” i Consiglieri che vengono travolti dalle cose da fare, perdendo la possibilità materiale di svolgere le proprie peculiari funzioni, appunto, di consiglieri. Le risorse non ci sono, ma occorre trovarle al più presto per evitare che il Consiglio della SSI divenga sempre più una temibile galera, perdendo le proprie imprescindibili funzioni direttorie.
– Mentre abbiamo profondamente rivisto il nostro modo di comunicare la speleologia, abbiamo incredibilmente trascurato di utilizzare al meglio lo strumento più potente e diffuso di comunicazione, il web. Eppure lo abbiamo rincorso da subito, ma forse solo “per esserci”. Abbiamo garantito e assicuriamo a tutti i Gruppi Speleologici Italiani la visibilità sul web attraverso un server unico e affidabile (www.speleo.it), oltre che indipendente dalla SSI. Ci siamo però dimenticati di noi. O meglio, per correttezza: abbiamo creato un sito di servizio efficiente per i nostri soci e utilissimo per alleggerire e ottimizzare la gestione della Segreteria (come al solito grazie alle nottate di chi, capace, si è prestato a lavorarci sopra duramente). Ma il risultato è assolutamente inguardabile, se non sgradevole, per chi cercasse nella rete di internet un contatto con la Società Speleologica Italiana. Nel visitare i tanti siti di piccoli Gruppi Speleologici come di Federazioni Speleologiche Regionali, c’è di che vergognarsene. Stiamo già lavorandoci intorno: al solito le idee sono buonissime, ma mancano le risorse e non possiamo più permetterci di affidare un così prezioso strumento di promozione solo alla benevolenza e alla disponibilità di volontari che debbono poi tradurre le idee in un numero esponenziale di ore di lavoro. Dobbiamo recuperare il tempo perduto e aprire davvero la SSI alla rete del web.
– Ci possiamo permettere la migliore editoria speleologica al mondo? Da anni sono convinto di no, come lo era (ed è) anche il Past-President Badino. Su questo piano sono stato spesso male interpretato, quindi non mi stanca il ribadire alcuni pensieri più volte condivisi con la maggioranza di voi. Ad ogni numero delle nostre Riviste che ricevo, e ogni volta mi sembra un vero miracolo, mi duole sempre molto notare che la somma dei nostri sforzi (umani e finanziari) sia elegantemente sciorinata per una platea ancora troppo chiusa, limitata, confinata. E ciò nonostante i temi che si trattano (e di questo sono personalmente felice e soddisfatto) siano, e non solo a mio avviso, di interesse potenziale per una marea di studenti, appassionati, curiosi, studiosi, escursionisti ecc. ecc. Su questo piano, fatto salvo che continuiamo a migliorare il prodotto, ancora non riusciamo a partorire alcun topolino. Ampi resumen in inglese e una consultabilità essenziale sul web, una capillare offerta in abbonamento presso le biblioteche universitarie e pubbliche dei Comuni carsici italiani (compresi quelli con opere ipogee antiche), dovrebbero interessarci maggiormente rispetto alla incertezza dell’elemosina che annualmente accattoniamo dallo Stato. Da un lato vogliamo che la Rivista raggiunga tutti i 4.000 speleologi attivi in Italia (attraverso i Gruppi Speleologici) e tutte le maggiori Associazioni speleologiche internazionali (continuando a non tradurla), dall’altro Speleologia è pagata di fatto dai 2.000 soci SSI, con il 50% della loro quota associativa. E’ un circolo vizioso che va limitando fortemente SSI e con essa le possibilità di promozione della speleologia. Va spezzato al più presto. La naturale sede dove cominciare presto a discuterne seriamente mi pare sia il Tavolo Permanente SSI-Federazioni Speleologiche Regionali, che si è recentemente costituto nella sua prima riunione di Martina Franca. Si è realizzato, finalmente, il superamento del Comitato Nazionale, che non ha mai dato seriamente e compiutamente corpo a quell’indispensabile costante interazione tra Associazione nazionale degli speleologi (la SSI) e le realtà organizzative regionali della speleologia.
– L’azione, competente e autorevole, della Commissione Nazionale Scuole di Speleologia della SSI, ha contribuito a formare più di una generazione di ottimi Istruttori di Speleologia, favorendo il coordinamento, l’omogeneizzazione e la costante verifica di standard di sicurezza ai massimi livelli. Non sempre in sintonia, se non proprio in contrapposizione, con la Scuola di Speleologia del CAI, la CNSS-SSI ha saputo proporre e promuovere i valori etici, le basi democratiche, gli auspici di solidarietà della speleologia che SSI andava via via promuovendo. Molti speleologi hanno personalmente contribuito ad un reciproco scambio e confronto di esperienze tra le due Scuole, al punto che oggi è davvero difficile per un non addetto ai lavori distinguere sostanziali divergenze tra ciò che il CAI insegna in speleologia piuttosto che la SSI o viceversa. Ma appare oramai sin troppo palese quanto le due strutture soffrano una crisi profonda: abbiamo ottimi istruttori di tecnica ma non abbiamo Didatti di speleologia adeguati ai linguaggi delle nuove generazioni. Il risultato è che in entrambe le strutture i “corsi” di speleologia siano sempre più centripeti, rivolti cioè all’interno del movimento piuttosto che essere destinati ad attrarre alla speleologia nuove leve. Occorre profondamente ripensare ai linguaggi e alle modalità attraverso le quali offrire al mondo esterno un corretto e approfondito, secondo tappe successive, approccio alla speleologia. Non esistono ricette preconfezionate in tal senso ma occorre assolutamente lavorare attorno al problema, tutti assieme, perché scontiamo un forte ritardo, probabilmente generazionale. Noi quarantenni (e qualcuno è messo anche peggio…), che abbiamo avuto il privilegio di grandi maestri di speleologia, non siamo stati capaci di trasmettere la loro capacità comunicativa, coinvolgente e appassionante, ai nostri allievi. Forse ci siamo lasciati distrarre dalla necessità di distinguerci, forse dalla sindrome della tuttologia, forse da altro che non vale la pena nemmeno di sondare. Il fatto sta che abbiamo l’assoluta necessità, sia SSI che la scuola CAI, di rinnovare le nostre scuole di speleologia, destinando alla didattica il compito primario di divulgare e diffondere la speleologia. Se ne nascesse una nuova competizione, tra SSI e CAI, ne saremo tutti soddisfatti: emergerà solo il meglio, ovunque esso alberghi. Le contrapposizioni, le puntigliose litigiosità, SSI le ha da tempo lasciate a chi non riesce più a condividere i propri sogni.

Conclusioni
Non esiste migliore occasione di un centenario per tentare di fare un po’ di somme. Ho cercato, indegnamente, di rappresentarne alcune, dimenticandomi sicuramente di molte cifre, di molte sfaccettature. Ma anche da questo raffazzonato “conto della serva”, la somma sull’esistenza della SSI è talmente lusinghiera da essere straordinariamente rassicurante sui suoi prossimi cento anni. Ho colpevolmente dimenticato di citare, ringraziandoli, molti di noi. Assieme, in tempi e con modalità diversi, abbiamo abitato e traghettato sin qui la “grande arca” della SSI: una barca a remi che sa navigare anche in un bosco fitto.
Oggi SSI è protagonista del movimento speleologico internazionale grazie ai principi morali, all’etica, allo spirito di servizio e di solidarietà che i nostri maestri ci hanno saputo trasmettere.
Qui oggi ne sono presenti molti. Ricordando quelli che ci hanno lasciato, è un onore e un privilegio per me unirci idealmente tutti in un abbraccio forte e fraterno: abbiamo tutti dedicato il meglio della nostra esistenza a questi ideali.

Ringraziamenti
Un particolare, riconoscente, ringraziamento lo devo ai fraterni compagni che hanno permesso e creduto in questo viaggio, Arrigo Cigna, Paolo Forti e Giovanni Badino, assieme ai tanti amici con i quali ho convissuto gli ultimi due decenni della Società, nel Consiglio Direttivo come a fianco ad esso. Credo abbiano saputo impedirmi di combinare troppi guai. Non mancherò di cercare di fare altrettanto con chi dovrà sostituirmi al termine del mandato.
Un affettuoso ricordo a Mario Bertolani, ineguagliabile maestro nel comunicare la speleologia.

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