Nella Cina meridionale cresce l’interesse per grotte, grandi doline e paesaggi carsici, mentre nuove forme di turismo trasformano il sottosuolo in una destinazione sempre più frequentata. Tuttavia, ricerca e tutela pongono una domanda cruciale: fino a che punto è possibile valorizzare una grotta senza comprometterla?
Del Guangxi e dei suoi straordinari paesaggi carsici abbiamo parlato pochi giorni fa su Scintilena, raccontando le pitture rupestri di Huashan e il loro rapporto con le grandi pareti calcaree che accompagnano il fiume Zuojiang.
Ora torniamo nella stessa regione della Cina meridionale, ma questa volta spostando lo sguardo sotto la superficie.
Grotte, fiumi sotterranei, grandi doline e spettacolari paesaggi a torri stanno assumendo un ruolo sempre più importante nell’offerta turistica cinese. Alcuni recenti articoli internazionali parlano addirittura di un boom del turismo speleologico nel Guangxi.
La realtà è più complessa — e forse più interessante — della formula promozionale.
Un territorio costruito dal carsismo
Il Guangxi è uno dei grandi territori carsici del pianeta. Una parte del South China Karst, riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale, ricade proprio in questa regione.
Il sito UNESCO tutela una straordinaria varietà di forme: carsismo a torri (fenglin), carsismo a coni (fengcong), grandi sistemi di grotte, gole e soprattutto i celebri tiankeng, enormi depressioni carsiche dalle pareti spesso verticali.
Secondo l’UNESCO, il South China Karst rappresenta uno degli esempi più spettacolari e scientificamente significativi di carsismo tropicale e subtropicale umido esistenti al mondo.
Su Scintilena abbiamo già incontrato questo paesaggio parlando delle doline carsiche del Geoparco UNESCO di Leye-Fengshan, dove alcune gigantesche depressioni custodiscono sul fondo lembi di foresta rimasti isolati.
Proprio nel 2026 una ricerca della Chinese Academy of Sciences ha aggiunto un elemento sorprendente: i tiankeng possono funzionare come rifugi freschi e umidi per specie vegetali rare, ma l’isolamento può contemporaneamente ridurne il flusso genetico e quindi il potenziale evolutivo a lungo termine.
Il sottosuolo e le grandi depressioni del Guangxi, oltre ad essere scenari spettacolari, sono ecosistemi complessi e laboratori naturali senza pari.
Dalla grotta da visitare alla grotta da “vivere” in allegria, non da speleo, ma da turisti
Quello che sta cambiando in Cina è anche il modo in cui questi ambienti vengono proposti al pubblico.
Il turismo nelle grotte attrezzate non è certo una novità. Nel Guangxi esistono da tempo importanti grotte turistiche, soprattutto nell’area di Guilin., ma ora la tendenza sembra andare oltre la semplice visita lungo un percorso illuminato.
Nella Yinzi Cave, o Silver Cave, nell’area di Guilin, durante le festività del maggio 2026 sono state introdotte nuove esperienze immersive, interventi sull’illuminazione e punti dedicati alla fotografia e all’interazione dei visitatori. L’obiettivo dichiarato è trasformare progressivamente la visita tradizionale in un’esperienza turistica più articolata.
In altre zone carsiche della Cina sud-occidentale il fenomeno è ancora più evidente. Una recente inchiesta di Xinhua descrive una vera crescita dell’interesse dei giovani per la cave exploration: percorsi in grotta, discese, navigazione su corsi d’acqua sotterranei e attività avventurose stanno conquistando visibilità sui social network cinesi. I contenuti dedicati all’esplorazione delle grotte del vicino Guizhou hanno raggiunto centinaia di milioni di visualizzazioni.
Non sempre, però, ciò che viene presentato come “speleologia” corrisponde alla speleologia nel significato che attribuiamo normalmente al termine. Si tratta spesso di turismo d’avventura in ambiente ipogeo, accompagnato da guide e operatori commerciali, che prende in prestito tecniche e immaginario dell’esplorazione speleologica.
La distinzione non è soltanto nei termini.
Il successo di queste attività apre infatti un problema ben conosciuto dagli speleologi: quanto può sopportare una grotta? Cosa accade se la grotta diventa un prodotto turistico?
Una cavità naturale non è uno spazio vuoto disponibile per qualsiasi utilizzo ma, come sappiamo bene, un ambiente nel quale temperatura, umidità, circolazione dell’aria, acqua, concrezioni, sedimenti, fauna e comunità microbiche possono essere legati da equilibri estremamente delicati.
Aumento dei visitatori, illuminazione artificiale, nuove strutture, modifiche dei percorsi e contaminazione proveniente dall’esterno possono produrre trasformazioni che, in alcuni casi, diventano difficilmente reversibili. Il problema è sufficientemente concreto da essere diventato oggetto di ricerca specifica in Cina.
Uno studio pubblicato nel 2025 su Carsologica Sinica ha affrontato proprio la necessità di creare un sistema standardizzato per la protezione e l’utilizzo turistico delle risorse delle grotte carsiche. Gli autori sottolineano che un uso non adeguatamente regolamentato può provocare danni irreversibili e osservano come la normativa specifica per la tutela delle concrezioni nelle grotte sia particolarmente sviluppata proprio nella Regione Autonoma del Guangxi.
Il caso Guanyan: turismo e degrado
Un altro studio recente riguarda Guanyan, grotta turistica del Guangxi.
Analizzando punti di forza e criticità della gestione turistica della cavità, i ricercatori individuano proprio nel degrado del paesaggio sotterraneo uno dei principali fattori negativi per il futuro del sito.
Tra le strategie proposte compaiono il rafforzamento della protezione, il miglioramento della gestione e la costruzione di modelli di sviluppo turistico più sostenibili.
È un passaggio significativo: la conservazione della grotta non viene considerata soltanto un’esigenza scientifica o ambientale, ma anche una condizione necessaria perché la stessa attività turistica possa durare nel tempo.
Consumare il patrimonio naturale che attira i visitatori significa, inevitabilmente, consumare anche la risorsa economica sulla quale il turismo è costruito.
Un fenomeno che supera i confini del Guangxi
Occorre però evitare un equivoco.
Il boom della cosiddetta “speleologia turistica” raccontato recentemente dalla stampa non riguarda esclusivamente il Guangxi. Il fenomeno interessa più in generale la Cina sud-occidentale carsica, e nel vicino Guizhou appare particolarmente evidente.
Qui l’esplorazione ricreativa delle grotte è diventata una tendenza tra i giovani. Secondo Xinhua, nel 2025 un censimento provinciale ha portato a 42.800 il numero degli ingressi di grotta conosciuti nel Guizhou, contro i 25.600 precedentemente registrati. La provincia ha inoltre avviato nel 2026 studi preliminari per una specifica normativa sulla gestione delle cavità.
Si sperimentano contemporaneamente forme di utilizzo fino a pochi anni fa difficili da immaginare: non soltanto escursioni e percorsi avventura, ma persino locali inseriti in ambienti carsici naturali e progetti per attività acquatiche sotterranee.
È dunque più corretto parlare di una trasformazione del rapporto tra turismo e ambiente sotterraneo nella Cina carsica, all’interno della quale il Guangxi occupa un posto di primo piano.
Il Guangxi che abbiamo già incontrato
Abbiamo già raccontato le grandi doline e le esplorazioni del Leye-Fengshan UNESCO Global Geopark, le campagne speleologiche internazionali e le ricerche nei sistemi carsici della Cina meridionale, e pochi giorni fa siamo tornati nel Guangxi con una storia apparentemente lontanissima dalla speleologia: quella delle pitture rupestri di Huashan, dove recenti analisi hanno aperto nuove ipotesi sui materiali utilizzati dagli antichi autori delle figure dipinte sulle falesie.

In realtà il filo conduttore è sempre lo stesso.
Il carsismo del Guangxi non è soltanto ciò che si trova sottoterra. È un paesaggio nel quale geologia, acqua, grotte, grandi pareti calcaree, biodiversità e presenza umana sono strettamente legati. Oggi a questa relazione si aggiunge una nuova componente: una frequentazione turistica sempre più intensa e alla ricerca di esperienze non convenzionali.
La sfida è far conoscere il sottosuolo senza consumarlo.
Il crescente interesse per le grotte può avere aspetti positivi. Può avvicinare un pubblico nuovo alla conoscenza del carsismo, creare economie locali, offrire opportunità professionali e aumentare la consapevolezza dell’esistenza di un patrimonio naturale che, proprio perché nascosto, spesso rimane fuori dalla percezione collettiva. La grotta, però, non è un semplice contenitore nel quale trasferire attività nate in superficie.
La ricerca cinese sulla gestione delle cavità turistiche insiste sulla necessità di valutazione preventiva, protezione, monitoraggio e criteri di utilizzo sostenibile.
La domanda non è soltanto quante persone riusciranno a entrare nelle grotte del Guangxi nei prossimi anni, né quanto crescerà il mercato del turismo sotterraneo, ma in quali grotte, in quale modo e fino a quale limite (e questo vale al di fuori della Cina, naturalmente).
Nell momento in cui il sottosuolo diventa una destinazione di massa, la conoscenza speleologica non diventa meno importante.
Diventa, al contrario, ancora più necessaria.
Fonti
UNESCO World Heritage Centre, South China Karst; Xinhua/State Council Information Office of China, Exploring karst caves emerges as new fad in youth tourism, 25 giugno 2026; Carsologica Sinica, studi sulla protezione e sull’utilizzo turistico delle grotte carsiche e sullo sviluppo sostenibile della Guanyan Cave; Chinese Academy of Sciences, ricerche 2026 sugli ecosistemi dei tiankeng; fonti istituzionali cinesi sul turismo carsico di Guilin.
