Il monitoraggio nella Grotta del Baraccone mostra il ruolo dei microhabitat e del gradiente dall’ingresso alle zone profonde

Uno studio condotto nella Grotta del Baraccone, a Bagnasco, in provincia di Cuneo, analizza la distribuzione degli invertebrati ipogei considerando insieme il terreno e le pareti della cavità.

Il lavoro, firmato da Valentina Balestra, Enrico Lana, Cristina Carbone, Jo De Waele, Raoul Manenti e Loris Galli, propone un metodo di monitoraggio capace di leggere la grotta come un ambiente tridimensionale.

La ricerca ha censito 62 specie e 3.630 individui nel corso di un anno. Sono state riconosciute almeno 20 specie troglofile e cinque troglobie. I risultati indicano che umidità, luce e temperatura influenzano la presenza e l’abbondanza di molti gruppi. La composizione delle comunità varia anche in relazione alla posizione nella cavità.

Biospeleologia e distribuzione degli invertebrati ipogei

Gli ambienti sotterranei sono caratterizzati da assenza di luce, umidità elevata, ridotta disponibilità di energia e temperature più stabili rispetto alla superficie. Queste condizioni selezionano comunità composte da organismi con diversi livelli di adattamento alla vita ipogea.

Le specie troglofile possono utilizzare sia l’ambiente sotterraneo sia quello superficiale. I troglobi, invece, dipendono dalle condizioni della grotta e spesso mostrano adattamenti marcati, come depigmentazione, riduzione degli occhi e sviluppo di appendici sensoriali.

La distribuzione degli invertebrati ipogei non è uniforme. Vicino all’ingresso arrivano detriti vegetali, prede e altra materia organica. Nelle aree profonde, gli apporti energetici sono più limitati. Le comunità rispondono quindi a un gradiente ambientale che procede dall’esterno verso l’interno.

Metodi di campionamento sul terreno e sulle pareti

La Grotta del Baraccone è lunga circa 40 metri e raggiunge una profondità di otto metri. Si sviluppa in un’alternanza di calcari e dolomie. L’ingresso, stretto e ripido, favorisce la caduta di detriti vegetali, che possono essere trasportati nei settori più interni.

I ricercatori hanno individuato otto aree di campionamento. In sette aree sono stati applicati due metodi distinti: quadrati di un metro per lato sul terreno e transetti lunghi due metri sulle pareti. Un’area comprendeva soltanto un transetto verticale.

Le osservazioni sono state svolte ogni mese per dodici mesi. Ogni sessione è durata quindici minuti e si è tenuta tra le 10 e le 16, con gli stessi due operatori. Gli individui sono stati osservati direttamente, fotografati e raccolti temporaneamente per evitare doppi conteggi. Dopo la verifica, gli esemplari vivi sono stati rilasciati.

Il protocollo ha incluso misure di temperatura, umidità relativa e intensità luminosa. Sono stati considerati anche il substrato, la materia organica, la presenza di funghi, feci, acqua, fratture e pietre. Alcuni campioni mineralogici già fratturati sono stati analizzati con diffrazione a raggi X.

Differenze tra fauna terrestre e fauna parietale

Il risultato più rilevante riguarda la separazione tra le comunità del terreno e quelle delle pareti. Gli invertebrati ipogei osservati sul suolo cambiano in modo significativo tra le diverse aree della grotta. La fauna parietale, invece, appare più omogenea lungo la cavità.

La differenza rimane evidente anche quando la distanza dall’ingresso è simile. Questo dato indica che la dimensione verticale non è un dettaglio del campionamento. Pareti e pavimenti offrono condizioni differenti per movimento, rifugio, alimentazione e riproduzione.

Le pareti possono presentare microfessure, superfici umide e percorsi di dispersione non disponibili sul terreno. Il suolo, dal canto suo, concentra detriti, sedimenti e materiali organici. Di conseguenza, una ricerca limitata al piano di calpestio rischia di descrivere solo una parte della comunità sotterranea.

La composizione mineralogica non è risultata decisiva per spiegare tutte le differenze. La variabilità dei substrati era ridotta tra i microhabitat analizzati. Alcuni organismi hanno comunque mostrato preferenze per determinati materiali.

Il gradiente dall’ingresso alle zone interne

Gli indici di biodiversità hanno registrato valori più elevati nelle aree prossime all’ingresso. I valori più bassi sono stati osservati nei settori interni. Il dato è coerente con la maggiore disponibilità di materia organica e con l’influenza delle condizioni esterne nella zona d’accesso.

La temperatura tende a stabilizzarsi procedendo verso l’interno. Questo fattore sembra influenzare soprattutto la fauna terrestre. L’umidità e la luce, invece, hanno mostrato un’influenza più ampia su molti taxa.

Il quadro non è identico per ogni specie. La risposta dipende dal grado di adattamento, dalla mobilità e dalle risorse utilizzate. Lo studio mostra quindi un gradiente generale, ma anche una struttura più complessa tra microhabitat orizzontali e verticali.

Monitoraggio ambientale e bioindicatori

Il lavoro sulla Grotta del Baraccone si collega agli sviluppi recenti della biospeleologia italiana. Nel 2026, a Costacciaro, l’incontro “Sentinelle nel buio” ha posto al centro il ruolo degli organismi sotterranei come bioindicatori di alterazioni microclimatiche, presenza umana, turismo e cambiamento climatico.

Nello stesso filone rientrano i monitoraggi ambientali della Grotta di Gana ‘e Gortoe, in Sardegna, basati su sonde multiparametriche, misure di temperatura e umidità e rilevazioni della CO2. La raccolta continuativa consente di confrontare la situazione di riposo della cavità con il periodo di utilizzo didattico.

Anche la ricerca sulle specie invasive amplia il campo del monitoraggio ipogeo. Un progetto avviato in Kosovo ha concentrato l’attenzione sul gambero rosso della Louisiana, specie capace di alterare gli ecosistemi acquatici e di competere con la fauna nativa. Queste esperienze mostrano l’importanza di protocolli ripetibili, localizzazioni precise e integrazione tra dati biologici, ambientali e geomorfologici.

Nuove prospettive per la ricerca speleologica

La ricerca sulla distribuzione degli invertebrati ipogei suggerisce di adottare campionamenti combinati. Quadrati sul terreno, transetti sulle pareti, osservazioni fotografiche e misure microclimatiche possono fornire una descrizione più completa della comunità.

Le tecniche genetiche, il DNA barcoding e il metabarcoding possono aiutare a riconoscere specie difficili da distinguere sul campo. La standardizzazione dei dati favorisce confronti tra grotte diverse e permette di individuare variazioni legate a clima, frequentazione umana e trasformazioni del territorio.

La tutela deve considerare l’intero sistema sotterraneo. Le grotte non sono ambienti isolati, ma parti di reti di fratture, corsi d’acqua e connessioni ecologiche. Anche la protezione dei chirotteri si inserisce in questa visione: Tutela Pipistrelli ricorda che difendere i rifugi significa proteggere anche gli habitat utilizzati per alimentazione e riposo.

Un modello utile per la biospeleologia italiana

Lo studio piemontese conferma che la distribuzione degli invertebrati ipogei dipende da più fattori e non può essere ricondotta alla sola distanza dall’ingresso. Il gradiente esterno-interno è importante, ma deve essere letto insieme alla separazione tra terreno e pareti.

Il monitoraggio mensile della Grotta del Baraccone offre un riferimento metodologico per studi futuri. La combinazione tra osservazione diretta, quadrati, transetti, parametri ambientali e analisi statistiche permette di distinguere variazioni stagionali e differenze spaziali.

Per la gestione delle cavità naturali, il messaggio è pratico: conoscere la fauna richiede campionare più microhabitat e ripetere le osservazioni nel tempo. Solo una documentazione completa può sostenere interventi di conservazione proporzionati alla fragilità degli ecosistemi sotterranei.

Fonti

XXIII Congresso Nazionale di Speleologia

La melodia delle grotte

Ormea (CN) 2-5 giugno 2022

Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia

s. II, 42, 2022

Valutazione della dinamica distributiva degli invertebrati ipogei

Valentina Balestra (a,b), Enrico Lana (b), Cristina Carbone (b,c), Jo De Waele (d), Raoul Manenti (e), Loris Galli (c)

Balestra V., Lana E., Carbone C., De Waele J., Manenti R., Galli L. (2021), “Don’t forget the vertical dimension: assessment of distributional dynamics of cave-dwelling invertebrates in both ground and parietal microhabitats”.
https://subtbiol.pensoft.net/article/71805

Scintilena, “Sentinelle nel buio: bioindicatori in grotta per leggere il cambiamento negli ambienti ipogei di Monte Cucco”.
https://www.scintilena.com/sentinelle-nel-buio-bioindicatori-in-grotta-per-leggere-il-cambiamento-negli-ambienti-ipogei-di-monte-cucco/02/26/

Scintilena, “Monitoraggio della Grotta di Gana ‘e Gortoe: un progetto di studio dell’ecosistema ipogeo”.
https://www.scintilena.com/monitoraggio-della-grotta-di-gana-e-gortoe-un-progetto-di-studio-dellecosistema-ipogeo/11/17/

Scintilena, “Monitoraggio specie invasive nelle grotte del Kosovo”.
https://www.scintilena.com/monitoraggio-specie-invasive-nelle-grotte-del-kosovo-ricerca-scientifica-internazionale-per-la-protezione-degli-ecosistemi-sotterranei/09/13/

Scintilena, “Progetto Elba Sotterranea: un anno di ricerche svela la biodiversità ipogea nascosta dell’isola d’Elba”.
https://www.scintilena.com/progetto-elba-sotterranea-un-anno-di-ricerche-svela-la-biodiversita-ipogea-nascosta-dellisola-delba/02/28/

Tutela Pipistrelli, “La sezione speleo”.
https://www.tutelapipistrelli.it/la-sezione-speleo/

CNR, progetto SHOWCAVE.
https://www.cnr.it/it/progetti-di-ricerca/progetto/39773/showcave-a-multidisciplinary-research-project-to-study-classify-and-mitigate-the-environmental-impact-in-tourist-caves-dba-ad002-294

LifeWatch Italy, “Towards the new Checklist of the Italian Fauna”.
https://escholarship.org/content/qt0jv6h904/qt0jv6h904.pdf?t=rderzc