Un attacco, anzi un colpo basso e un pugno in faccia alle nostre montagne
Il Comune di Massa, guidato dalla giunta Persiani (Lega), ha deciso di riaprire sette cave di marmo abbandonate da decenni all’interno del Parco Regionale delle Alpi Apuane, un’area protetta sulla carta, ma devastata nella realtà.
La nuova mossa sa di colonialismo industriale travestito da sviluppo, con il via libera a 3,3 milioni di metri cubi di nuovo scavo.
Dietro le parole d’ordinanza come “qualità del territorio” e “valorizzazione”, c’è la solita verità: fare cassa con la distruzione del paesaggio.
E a pagare sarà la montagna.
Ancora una volta.
Riapre anche la Cresta degli Amari, simbolo di rinascita naturale, ora condannata
Uno dei luoghi più colpiti sarà la Cresta degli Amari, un’area dismessa dal 1980, rinaturalizzata nel tempo, diventata un paradiso per chi pratica arrampicata e per chi ama la natura. Verrà di nuovo sventrata, come se 40 anni non fossero mai passati.
Per cosa? Per far arricchire pochi, pochissimi.
La falesia del Campaccio, apprezzata in tutta Italia dagli scalatori, sparirà. E, con lei, un pezzo di paesaggio e di dignità collettiva.
L’associazione Aquilegia, da anni impegnata nel rilancio turistico sostenibile della zona, parla di “11 anni di lavoro buttati nel tritacarne delle ruspe”.
Non solo escavazione: qui ci sono anche un Orto Botanico, sentieri naturalistici, attività educative: tutto può essere sacrificato per l’oro bianco delle multinazionali del marmo.
Il marmo arricchisce pochi, ma devasta tutto e tutti
Non è solo un problema di paesaggio. L’escavazione produce marmettola, fango tossico che finisce nei torrenti, nei fiumi, nel mare. Alluvioni, perdita di biodiversità, inquinamento, tutto documentato, tutto ignorato.
E non parliamo di posti di lavoro: dal 2000 a oggi nel comparto si sono persi circa 900 posti, mentre i profitti si concentrano in poche mani potenti.
È la solita storia: devastare il bene comune per ingrassare interessi privati.
Ipocrisia istituzionale: il parco come copertura
Il colmo è che un simile scempio avvenga dentro un parco naturale: una zona che dovrebbe essere protetta per legge.
Invece, la legge viene piegata, manipolata, calpestata.
Si usano i Piani Attuativi dei Bacini Estrattivi (PABE) come foglia di fico per coprire, con una giustificazione, quello che è a tutti gli effetti un crimine ambientale normalizzato.
Montagne violentate, cittadini traditi
Le Alpi Apuane non sono solo marmo: sono memoria, biodiversità, acqua, ossigeno.
Sono patrimonio di tutti, ma vengono trattate come proprietà privata di pochi padroni del vapore.
Chi ama queste montagne non può che sentirsi tradito, umiliato, furioso. E non può non chiedersi: quanto ancora dovremo vedere morire per mano dell’avidità? Quando sarà il momento di dire basta?
Fonte: Il Fatto Quotidiano https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/25/cave-marmo-alpi-apuane-massa-notizie/8237917/
Storia di una montagna scomparsa: Picco di Falcovaia, da vetta a vuoto
Esempi ne avviamo: la Cava delle Cervaiole, nella foto di copertina (che ho scattato tre anni fa: ora è peggio): uno scenario reso indimenticabile.
Un tempo c’era una montagna.
Si chiamava Picco di Falcovaia, 1.283 metri sul livello del mare, parte integrante del massiccio del Monte Altissimo, sulle Alpi Apuane. Una montagna vera, con base, pendii, creste, vetta. Una cima distinta, riconoscibile, descritta nelle mappe e vissuta dai pastori, dagli escursionisti, dai locali.
Fino a quando le ruspe sono arrivate.
I piani di escavazione, approvati dalle autorità pubbliche nonostante anni di opposizione da parte degli ambientalisti, hanno concesso la demolizione sistematica di questa vetta.
Quello che era un monumento naturale è stato smembrato, fino a sparire.
Uomini e macchine si sono impegnati a fondo a distruggere il Picco di Falcovaia.
Ne hanno fatto a fette la cima: dal basso, è rimasto un dentino.
Al posto del Pizzo oggi ci sono i vuoti squarcianti della Cava delle Cervaiole: ferite grigie al posto delle creste, muri verticali dove prima c’erano pendii, polvere al posto del silenzio.
Se oggi si ascende all’ex Pizzo di Falcovaia, sparito per sempre dopo il taglio operato dalle affilate lame della crescita insostenibile, si trova solo polvere e una spianata.
Non ci sono aggettivi sufficientemente adeguati per definire lo schifosissimo squallore e rabbia, di tutta questa immane tragedia della distruzione delle nostre Apuane… Addirittura concedere di riprendere la deturpazione dopo 40anni di inattività?!? Bastaaaaa, vanno fermati!!!!!!