Notizia pubblicata oggi su “Tutto Scienze”
MARIO DI MARTINO
INAF – OSSERVATORIO ASTRONOMICO
DI TORINO
Spazio. La nuova scoperta realizzata dal radar italiano MARSIS: si troverebbe al Polo Sud a 2,5 km di profondità. Mars Odyssey ha invece individuato gli ingressi di sette grotte: luogo ideale per ospitare forme primitive di vita.
INAF – OSSERVATORIO ASTRONOMICO DI TORINO
La presenza di acqua su Marte, il pianeta che per condizioni è il più simile alla Terra, è una materia di estremo interesse in quanto legata alla possibilità dello sviluppo di qualche forma di vita. Le immagini ottenute dalle numerose sonde che hanno ripreso ogni angolo della superficie
del Pianeta Rosso mostrano chiaramente le tracce lasciate in passato dallo scorrere dell’acqua. Un radicale cambiamento, di natura ancora ignota, delle condizioni dell’atmosfera marziana ha reso però Marte molto più secco, creando condizioni che non permettono più la permanenza di acqua allo stato liquido sulla sua superficie.
L’acqua, tuttavia, è ancora presente in quantità nel sottosuolo, intrappolata in uno spesso strato di terreno ghiacciato, e recenti osservazioni mostrano che in tempi recenti in alcune zone il permafrost si è sciolto, dando vita ad effimeri corsi d’acqua. Che su Marte fosse presente
ghiaccio d’acqua è noto dagli Anni 70, dai tempi delle missioni «Viking». Le due sonde confermarono infatti che cristalli di ghiaccio d’acqua formano le tenui nubi presenti nell’atmosfera del pianeta, mentre depositi di ghiaccio d’acqua sono presenti nella calotta polare settentrionale.
Adesso, grazie alle osservazioni effettuate dal radar italiano «MARSIS », l’innovativo strumento
a bordo della sonda europea «Mars Express» e primo nel suo genere ad esplorare un pianeta, i dubbi sull’esistenza di ghiaccio d’acqua su Marte sono scomparsi. Il ghiaccio d’acqua, dopo essere stato individuato da «MARSIS» con certezza al Polo Nord e in altre regioni, è stato scoperto anche nella regione polare meridionale. Si tratta di un enorme deposito dello spessore di circa 3,7 km, che si estende su di una superficie pari a quella della Francia, ma l’aspetto più importante è che i dati radar indicano che a 2,5 km di profondità ci potrebbe essere anche
acqua allo stato liquido, un elemento essenziale per lo sviluppo di una qualche forma di vita.
Le osservazioni di «MARSIS », che può «vedere» nel sottosuolo fino ad una profondità di circa 5 km, hanno anche permesso di stimare la quantità di questo ghiaccio: circa 1,5 milioni di km cubi, quasi 70 volte il volume del lago Baikal (Siberia), il più grande del mondo (come volume). Se per ipotesi questo ghiaccio si sciogliesse, uno strato d’acqua di 11 metri ricoprirebbe il pianeta.
Ma anche dal rover della NASA «Opportunity», che da più di tre anni esplora la superficie marziana, giungono notizie che confermano l’ipotesi di un lontano passato umido di Marte. I dati raccolti dal piccolo robot mostrano infatti che nella regione di Meridiani Planum, dove la sonda si posò il 25 gennaio 2004, sono presenti depositi di «evaporiti». Si tratta di rocce sedimentarie che sulla Terra si formano per la lenta evaporazione di bacini di acqua salata e i cui più comuni
costituenti sono calcare, dolomite, gesso, salgemma, e altri minerali. Quando «Opportunity » inviò le prime immagini della zona in cui era atterrato, lo spettacolo che apparve ai controllori della missione sembrò alquanto familiare. Si potevano riconoscere strati sovrapposti di rocce sedimentarie, del tutto simili a quelle esistenti sul nostro pianeta, che sono risultate poi essere ricche di solfati e cosparse di piccole sferule di ematite (un ossido di ferro, Fe2O3) di colore
violaceo, che furono soprannominate «mirtilli».
Ma non passa mese che da Marte non giungano notizie di nuove scoperte. È di pochi giorni fa, infatti, l’annuncio che nelle immagini ad altissima risoluzione della camera infrarossa della sonda della NASA «Mars Odissey», l’ultima ad essere stata messa in orbita attorno a Marte, sono stati
individuati gli ingressi di quelle che sembrano essere sette grotte che si aprono sui fianchi di Arsia Mons, (veramente siamo già a 8 grotte N.d.R) un vulcano alto 19 km ed ampio alla base circa 110 km. I ricercatori che le hanno individuate le hanno battezzate «Le Sette Sorelle
», dando loro i nomi di Dena, Chloe, Wendy, Annie, Abbey, Nicki e Jeanne. Le entrate di queste caverne sono larghe fra 100 e 250 metri, mentre la loro profondità sembra essere compresa tra 70 e almeno 130 metri. L’analisi termografica delle immagini mostra che la temperatura interna di queste cavità rimane più o meno costante, per cui risultano essere abbastanza protette dalle forti escursioni termiche della superficie marziana. Questa scoperta, se confermata, ha grande importanza in quanto le grotte profonde possono essere le uniche strutture naturali marziane in grado di proteggere le possibili forme di vita, se presenti, dalle radiazioni cosmiche ionizzanti, dato che Marte non è avvolto da una fascia di ozono come la Terra.
La conferma dell’esistenza di grandi quantità di ghiaccio d’acqua, della presenza di tracce di metano nell’atmosfera, rilevata pochi mesi fa dalla sonda «Mars Express», e di zone protette dall’azione sterilizzante delle radiazioni cosmiche fa sperare che in un futuro non lontano le prime missioni umane che esploreranno il Pianeta Rosso possano trovare traccia di una qualche forma di vita passata o presente.

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