Nel pieno del lockdown nazionale, la Gazzetta Ufficiale avviava l’impianto normativo e finanziario delle Olimpiadi invernali. Una scelta legittima, forse: oggi però merita memoria e riflessione.
Quando la Gazzetta Ufficiale parlava di Olimpiadi mentre il Paese si fermava
Il 13 marzo 2020, mentre l’Italia entrava nel silenzio irreale del primo lockdown nazionale, la Gazzetta Ufficiale pubblicava il Decreto-legge 11 marzo 2020, n. 16, recante “Disposizioni urgenti per l’organizzazione e lo svolgimento dei Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano Cortina 2026 e delle finali ATP Torino 2021-2025, nonché in materia di divieto di pubblicizzazione parassitaria”.
Erano i giorni delle ambulanze, dei bollettini serali della Protezione Civile, delle terapie intensive sotto pressione. Nella stessa Gazzetta si susseguivano provvedimenti ben più drammaticamente urgenti: l’Ordinanza del 9 marzo 2020 sugli eventi meteorologici in Liguria, il DPCM 8 marzo 2020 con le prime drastiche misure di contenimento dell’epidemia da COVID-19.
Eppure, in quel contesto di emergenza nazionale, trovava spazio anche il decreto che definiva l’assetto normativo e finanziario delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026.
Nel testo coordinato emergono stanziamenti ingenti, la creazione della governance dell’evento, le società incaricate delle infrastrutture, le coperture economiche. Tra le disposizioni figura anche la disciplina contro le cosiddette “attività parassitarie”: la pubblicizzazione e commercializzazione fraudolenta o ingannevole legata a grandi eventi sportivi, ciò che nel lessico internazionale è noto come ambush marketing. Una normativa puntuale, volta a tutelare sponsor e organizzatori da utilizzi impropri dell’immagine dei Giochi.
È legittimo chiedersi: era quello il momento?
Nel marzo 2020 non si registrò un dibattito pubblico significativo su questa scelta. La stampa nazionale era comprensibilmente concentrata sulla gestione sanitaria, sulle chiusure, sugli ospedali, sulle misure economiche d’urgenza. In Parlamento, nell’aprile successivo, il decreto fu presentato come uno “strumento importante per tutelare i grandi eventi”. Non si formò allora una polemica diffusa sull’opportunità politica di approvare norme olimpiche mentre il Paese affrontava la più grave crisi sanitaria dal dopoguerra.
Le critiche sono arrivate dopo.
E oggi prosperano.
Voci dalle Dolomiti
Non contro lo sport, ma contro ciò che resta
Nei contributi pubblicati su L’AltraMontagna affiora un sentimento che non è ostilità verso lo sport, ma inquietudine verso ciò che i grandi eventi lasciano dietro di sé.
Alcuni giovani di Cortina d’Ampezzo raccontano di sentirsi spettatori nel proprio paese. Parlano di affitti che salgono, spazi che si restringono, decisioni prese altrove. «Sembra di vivere in una riserva indigena», scrivono, mentre il territorio si trasforma in una scenografia pensata per i visitatori, non per chi lo abita tutto l’anno.
Non è un rifiuto delle Olimpiadi in sé. È la paura di diventare comparse.
Il climatologo Luca Mercalli osserva le macerie delle ultime Olimpiadi italiane e parla di “gigantismo”: una critica non allo sport, ma a un modello che costruisce molto e spesso lascia poco. A Pragelato i trampolini sono lì, tra plastica e ortiche. Strutture nate sotto i riflettori e poi spente, con costi pubblici che restano e manutenzioni che pesano.

Foto: bryangeek — Licenza CC BY-SA 2.0, Wikimedia Commons – La foto ritrae l’impianto nella sua configurazione originale: oggi i trampolini sono in stato di abbandono e degrado da anni, inutilizzati e vittime dell’incuria
La domanda, in fondo, è semplice e disarmante: quando le telecamere se ne andranno, cosa resterà?
Un’eredità viva o un’altra cicatrice nel paesaggio?
Negli anni successivi — e in modo più marcato nel biennio che ha preceduto i Giochi — il dibattito si è acceso sui costi cresciuti rispetto alle stime iniziali, sull’utilizzo di risorse pubbliche, sulla trasparenza degli appalti, sulle opere lievitate nei preventivi o ridimensionate in corsa. E, per chi guarda alle terre alte, sull’impatto ambientale, sul consumo di suolo, sulla trasformazione irreversibile di territori fragili.
Alcuni osservatori internazionali hanno parlato di “incubo logistico” o di preoccupazioni organizzative relative alle sedi e all’uso di infrastrutture distribuite su vaste aree del Nord Italia, mentre analisi italiane hanno messo in discussione la sostenibilità finanziaria e ambientale dell’evento.
Oggi che le Olimpiadi sono in svolgimento, tra entusiasmo sportivo e celebrazione mediatica, forse vale la pena tornare a quella data: 13 marzo 2020.
Non per negare la legittimità formale del provvedimento né per mettere in discussione il valore dello sport, ma per interrogarsi sulle priorità politiche e sul significato simbolico delle decisioni pubbliche nei momenti di massima fragilità collettiva.
Perché le grandi opere non sono soltanto cantieri: sono visioni di Paese.
Le Alpi hanno già conosciuto esempi amari, come Pragelato, dove alcune infrastrutture olimpiche sono oggi di fatto abbandonate: strutture costate milioni di euro, nate sotto i riflettori del grande evento e poi lasciate senza una reale prospettiva di utilizzo e gestione.
È una lezione che non dovrebbe essere ignorata.
Cortina e le Dolomiti meritano un destino diverso. E lo meritano soprattutto quando i riflettori si spegneranno.
Cortina e le Dolomiti meritano un destino diverso
Se questo è mugugno, allora che sia un mugugno che sa di memoria, di responsabilità e di amore per le montagne — che restino vive anche dopo i riflettori.
Forse non è un tema strettamente speleologico, ma riguarda il modo in cui guardiamo ai territori fragili — e questo, per chi vive e studia il sottosuolo, non è mai secondario.
La speleologia non è solo grotte: è cultura del territorio, attenzione alla fragilità, memoria dei luoghi. Quando si parla di consumo di suolo, di infrastrutturazione pesante in aree montane, di trasformazioni irreversibili del paesaggio, si parla dello stesso sguardo che uno speleologo ha quando entra in un ambiente delicato: sa che ogni intervento lascia un segno.
Le Olimpiadi durano poche settimane.
Le grotte si misurano in millenni.
La speleologia ha un rapporto con il tempo profondo, con ciò che resta. E la domanda, in fondo, è la stessa: cosa resterà quando i riflettori si spegneranno?
Non è una presa di posizione contro lo sport: è una riflessione sulla responsabilità delle scelte pubbliche in contesti ambientali delicati — e sull’uso delle risorse, anche finanziarie.
Fonti
Normativa ufficiale
– Decreto-Legge 11 marzo 2020, n. 16 – Disposizioni urgenti per l’organizzazione e lo svolgimento dei Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano Cortina 2026 e delle finali ATP Torino 2021-2025, nonché in materia di divieto di pubblicizzazione parassitaria — pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 66 del 13 marzo 2020 https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/03/13/20G00032/SG
– Testo coordinato del Decreto-Legge 11 marzo 2020, n. 16 (con legge di conversione 8 maggio 2020, n. 31) https://rivistadirittosportivo.coni.it/it/rivista-di-diritto-sportivo/normativa/statale/552-377-legge-cortina/file.html
Articoli e contributi critici
– Cosa pensano delle Olimpiadi i giovani di Cortina? “Sembra di vivere nelle riserve indigene…” – contributo pubblicato su L’AltraMontagna (31 gennaio 2026), con testimonianze di giovani ampezzani sugli impatti sociali delle Olimpiadi https://www.ildolomiti.it/altra-montagna/blog/circhi-olimpici/2026/cosa-pensano-delle-olimpiadi-i-giovani-di-cortina-sembra-di-vivere-nelle-riserve-indigene-il-nostro-paese-si-sta-trasformando-in-una-scenografia-per-turisti
– “Sui trampolini del salto con gli sci crescono le ortiche…”. Una critica non allo sport, ma al gigantismo infrastrutturale – intervista a Luca Mercalli su L’AltraMontagna (6 febbraio 2026), con riflessioni sulle eredità materiali delle Olimpiadi passate https://www.ildolomiti.it/altra-montagna/blog/circhi-olimpici/2026/sui-trampolini-del-salto-con-gli-sci-crescono-le-ortiche-in-mezzo-alla-plastica-luca-mercalli-mentre-parlo-ho-davanti-le-macerie-delle-ultime-olimpiadi-italiane-una-critica-non-allo-sport-ma-al-gigantismo
Ulteriori riferimenti utili
– Dossier della Camera dei deputati sul Decreto-Legge 11/03/2020 e l’istituzione del Consiglio olimpico congiunto Milano Cortina 2026 https://documenti.camera.it/leg18/dossier/Testi/D20016.htm