Scoperte medievali e livelli mesolitici nella Grotta delle Veneri confermano frequentazioni continue

Nuovi reperti nella Grotta delle Veneri confermano frequentazioni stratificate

La Grotta delle Veneri di Parabita offre un quadro più articolato delle frequentazioni.

In questa campagna di scavi sono riaffiorati reperti del Mesolitico (11–9 mila anni fa) e testimonianze medievali.

Gli archeologi hanno individuato tracce di utilizzo in epoche diverse.

Questo dimostra che la Grotta delle Veneri non è stata un sito isolato nel tempo, ma un luogo esplorato e frequentato quasi senza interruzioni.

Scavi esterni e “scrigno naturale” della Grotta delle Veneri

La scoperta più significativa proviene dall’area esterna alla Grotta delle Veneri, vicino all’ingresso attuale.

Qui è stata aperta una nuova trincea in corrispondenza dei crolli della volta rocciosa. I crolli, avvenuti in parte già in epoca preistorica, hanno sigillato depositi ancora integri.

Questa condizione ha creato un “scrigno naturale” di detriti e sedimenti. Gli studiosi possono così recuperare reperti perfettamente conservati.

Livelli mesolitici indagati nella Grotta delle Veneri

Gli scavi hanno indagato i livelli mesolitici, collocabili tra il Paleolitico superiore e il Neolitico.

Dai primi rilievi emergono strumenti litici e resti faunistici.

I materiali confermano attività di caccia e raccolta svolte all’interno della Grotta delle Veneri.

Gli archeologi intendono approfondire ulteriormente questi contesti per ricostruire le strategie di sussistenza di quelle comunità.

Frequentazioni medievali: nuovi orizzonti di ricerca nella Grotta delle Veneri

Oltre ai reperti preistorici, la campagna di quest’anno ha restituito frammenti di ceramica e strumenti in ferro databili al Medioevo.

Queste tracce segnalano nuclei di frequentazione poi abbandonati e ripresi nei secoli successivi.

La presenza medievale arricchisce il quadro cronologico della Grotta delle Veneri.

Apre nuove domande sul ruolo di questi ambienti nel sistema di insediamenti rurali del Salento.

Collaborazioni scientifiche e tecnologie digitali per la Grotta delle Veneri

Le ricerche sono condotte dall’Unità di Archeologia Preistorica del Dipartimento Sagas dell’Università di Firenze, dirette dal professor Domenico Lo Vetro.

Collaborano il Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria e l’Amministrazione comunale di Parabita.

Fondamentale il laboratorio Liec del Dipartimento Sagas, che realizza rilievi digitali e un modello 3D della Grotta delle Veneri.

Coinvolgimento di studenti e prospettive future per la Grotta delle Veneri

Anche in questa campagna hanno partecipato studenti e giovani ricercatori delle Università di Firenze e del Salento.

La Soprintendenza, rappresentata dal dottor Francesco Zunno, ha confermato il sostegno al progetto per i prossimi anni.

L’Università di Firenze ha ottenuto dal Ministero della Cultura la concessione di scavo biennale.

L’orizzonte di indagine si estende ora a cunicoli ostruiti e sedimenti più profondi, con l’obiettivo di ricostruire per intero la Grotta delle Veneri.

Una storia millenaria tutta da ricomporre

Dai cacciatori-raccoglitori alle comunità medievali, la Grotta delle Veneri di Parabita si conferma un sito chiave per comprendere l’evoluzione dei gruppi umani nel Salento.

Ogni nuova campagna scientifica aggiunge tasselli a un mosaico che attraversa millenni.

L’esplorazione della Grotta delle Veneri prosegue, pronta a rivelare ulteriori segreti custoditi nel sottosuolo.