Sotto il ghiaccio, sopra il vulcano: ritorno in Islanda del gruppo
Tra due giovedì, il 9 luglio 2026, prenderà il via in Islanda la spedizione internazionale “Vatnajokull 2026 – Fire Under Ice”, un progetto di esplorazione e ricerca glaciospeleologica che vedrà tra i protagonisti Andrea Benassi, consigliere della Società Speleologica Italiana.
La missione porterà un gruppo di tredici speleologi, ricercatori e tecnici nell’area del Kverkfjoll, sul versante settentrionale del ghiacciaio Vatnajökull, il più esteso d’Europa. Qui l’attività geotermica alimentata dal vulcanismo crea spettacolari cavità nel ghiaccio, ambienti rarissimi dove si incontrano ghiaccio, acqua e calore proveniente dall’interno della Terra.
La spedizione 2026 raccoglie l’eredità della precedente esplorazione del 2025. I protagonisti di quella missione – Cristian Monticone (Lazzaro Speleo), Andrea Benassi, Maria F. Trombin e Lorenzo Bordin – hanno recentemente pubblicato sulla Rivista del Club Alpino Italiano (gennaio 2026) un articolo dedicato alle esplorazioni glaciovulcaniche condotte in Islanda. La documentazione di uno dei più estesi sistemi glaciovulcanici finora conosciuti, nell’area geotermale di Hveradalur, ha posto le basi per l’attuale progetto internazionale.

Parlando della spedizione del 2025, Andrea Benassi aveva descritto così il paesaggio del Kverkfjoll:
«Lo spettacolo che si mostra ai nostri occhi tra i ghiacci che ricoprono il cratere del vulcano Kverkfjöll è qualcosa di surreale. Enormi nuvole di gas si alzano dalle rocce e dalle fratture nel ghiaccio, un grande lago geotermale si apre fumante in mezzo al ghiaccio, circondato da altissimi seracchi azzurri.»
Le grotte glaciovulcaniche rappresentano uno degli ambienti più rari e meno conosciuti del pianeta. Si sviluppano dove il calore dei vulcani fonde il ghiaccio dall’interno, creando sistemi di gallerie, laghi subglaciali e cavità in continua evoluzione. Come ricordava Benassi, «le grotte glaciovulcaniche attualmente note e studiate sono poche, concentrate in pochi luoghi sull’intero pianeta».
La spedizione 2026 amplia gli obiettivi dell’esplorazione precedente, trasformando una scoperta speleologica in un articolato programma di ricerca scientifica. Sono previsti rilievi topografici, modellazioni tridimensionali delle cavità, monitoraggi di temperatura, gas e dinamiche idriche, oltre alla raccolta di campioni microbiologici che saranno analizzati in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca.
Particolare interesse rivestono i microrganismi estremofili che popolano questi ambienti, organismi capaci di vivere in condizioni estreme e che potrebbero offrire nuove informazioni non solo sulla biodiversità terrestre, ma anche sulla possibilità di forme di vita in ambienti extraterrestri analoghi, come gli oceani nascosti sotto i ghiacci delle lune di Giove e Saturno.
Durante la spedizione saranno inoltre installati strumenti di monitoraggio destinati a raccogliere dati nel tempo, che verranno recuperati nelle future campagne grazie alla collaborazione con gruppi di ricerca internazionali.
Il progetto coinvolge la Società Speleologica Italiana, il Club Alpino Italiano, la Società Geografica Italiana, ricercatori islandesi e un gruppo affiliato alla National Speleological Society statunitense. Un esempio di collaborazione internazionale in cui la speleologia diventa strumento di ricerca interdisciplinare per comprendere l’evoluzione dei ghiacciai, i processi geotermici e gli effetti dei cambiamenti climatici.
Fonti:
Riccardo Isola, SettesereQui, 25 giugno 2026
Andrea Benassi, SettesereQui, 6 settembre 2025
Andrea Benassi, Cristian Monticone, Maria F. Trombin e Lorenzo Bordin, Rivista del Club Alpino Italiano, gennaio 2026
