Un sito in Piemonte restituisce tracce dirette di Homo neanderthalensis: nuove scoperte sulle tecniche, gli spostamenti e la vita quotidiana dei nostri cugini
La Grotta della Ciota Ciara (dal dialettale “grotta chiara”) è oggi una delle principali finestre sul mondo del Paleolitico piemontese.
ORGOSESIA (VC) – A 670 metri d’altitudine, sulle pendici occidentali del Monte Fenera, si apre un varco nel tempo: la Grotta della Ciota Ciara, uno dei principali siti preistorici del Piemonte. Oggetto di nuove ricerche da parte dell’Università di Ferrara, la cavità rappresenta oggi l’unica testimonianza diretta di presenza neandertaliana nella regione, e continua a rivelare informazioni preziose sulle società del Paleolitico medio.
Gli ultimi risultati delle campagne di scavo – condotte dal 2009 con approccio moderno e interdisciplinare – sono stati presentati lo scorso ottobre al Centro Studi Turcotti di Borgosesia. Si tratta di uno straordinario archivio naturale dove resti umani, strumenti litici e ossa animali raccontano almeno 200.000 anni di frequentazioni, in condizioni climatiche variabili.
Strategie, tecniche e territori: il mondo dei Neandertal
I manufatti recuperati – migliaia di schegge in quarzo, spongolite, selce e radiolarite – mostrano una notevole flessibilità tecnica, con metodi Levallois, discoidi e opportunistici adattati alla qualità della roccia disponibile. Le pietre migliori erano trasportate da lontano, a testimonianza di una pianificazione consapevole degli spostamenti.
Oltre alle industrie litiche, sono stati rinvenuti resti umani (denti e osso cranico) e ossa animali con segni di macellazione, tracce dirette di attività quotidiane: caccia, taglio della carne, lavorazione del legno e delle pelli. Tutto ciò fa della Ciota Ciara un laboratorio vivente del comportamento neandertaliano.
Un rifugio strategico nel cuore della Valsesia
Situata nel cuore del Parco Naturale del Monte Fenera, all’interno del Sesia Val Grande UNESCO Global Geopark, la Ciota Ciara si estende per oltre 80 metri. In passato ha ospitato orsi delle caverne, cervi, bisonti e rinoceronti, in un ambiente segnato dalle fluttuazioni climatiche del Pleistocene.
Oggi, oltre a conservare tracce preistoriche, la grotta accoglie specie troglobie (organismi adattati al buio e privi di pigmentazione), e rientra nei siti della Rete Natura 2000, a tutela della biodiversità e degli ecosistemi carsici.
Fonti e crediti
Questo articolo è tratto da: M. Arzarello, J. Arnaud, S. Daffara, G. L. F. Berruti, La grotta che racconta i Neandertaliani, pubblicato su Piemonte Parchi, 17 dicembre 2025 – https://www.piemonteparchi.it/cms/index.php/ambiente/divulgazione/item/7189-la-grotta-che-racconta-i-neandertaliani