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L’intervento del 9 agosto a Bor HaChaziririm, nell’area di Ofra, richiama l’attenzione sulle atmosfere ipogee e sulla necessità di misurazioni preventive

Un esploratore di grotte di 35 anni ha perso improvvisamente conoscenza sul fondo di una cavità molto stretta, identificata nel comunicato come Bor HaChaziririm, nell’area di Ofra.

L’episodio è avvenuto il 9 agosto 2026. Secondo le informazioni diffuse dalla European Cave Rescue Association, la causa è una bassa concentrazione di ossigeno nell’ambiente sotterraneo.

L’uomo non era solo. Un altro speleologo presente con lui è riuscito a trasferirlo dal punto più basso della cavità a un livello superiore, dove le condizioni dell’aria erano come migliori.

Il trentacinquenne è rimasto però esausto e incapace di proseguire autonomamente.

La sequenza mostra quanto rapidamente una criticità atmosferica possa trasformare una progressione ordinaria in un’emergenza di soccorso speleologico.

Soccorso speleologico a Bor HaChaziririm: la dinamica

Il compagno di esplorazione ha lasciato la grotta per attivare la squadra di soccorso speleologico dell’Israeli Caving Organization.

In seguito è rientrato portando una bombola di ossigeno fino allo speleologo bloccato.

Con l’arrivo di altri soccorritori, i presenti hanno poi affrontato la risalita verso l’esterno.

Il recupero è avvenuto senza l’impiego di barella o di tecniche di trasporto complesse.

Il ferito e i soccorritori sono riusciti a risalire fino alla superficie. Da lì il trentacinquenne è stato trasferito in ospedale per accertamenti medici.

Non sono stati diffusi dati sulla percentuale di ossigeno misurata, sulla presenza di anidride carbonica o su altri gas.

Non sono disponibili, nelle informazioni esaminate, indicazioni sulle condizioni cliniche successive al trasporto sanitario.

Questi elementi impediscono di ricostruire con precisione l’origine della carenza di ossigeno e la durata dell’esposizione.

Carenza di ossigeno in grotta: perché il rischio richiede attenzione

L’aria di superficie contiene normalmente circa il 21% di ossigeno.

In standard di sicurezza per atmosfere pericolose, un contenuto inferiore al 19,5% è considerato carente di ossigeno.

L’OSHA classifica queste atmosfere come immediatamente pericolose per la vita o la salute, nel quadro delle proprie norme di protezione respiratoria.

In grotta, i passaggi poco ventilati e le porzioni basse possono presentare condizioni diverse rispetto ai rami collegati all’esterno.

La British Cave Research Association descrive come “foul air” le atmosfere carsiche con più dello 0,5% di anidride carbonica e/o meno del 18% di ossigeno.

Nella maggior parte delle atmosfere di grotta, un incremento di CO2 corrisponde anche a una riduzione dell’O2.

Le possibili cause non sono identiche in ogni cavità.

Lo scarso ricambio d’aria, la respirazione dei frequentatori, processi biologici e geochimici, oppure l’accumulo di gas più pesanti in depressioni e tratti inferiori possono modificare la composizione dell’atmosfera.

Per questo un episodio di soccorso speleologico non consente da solo di attribuire il problema a un singolo meccanismo.

Soccorso speleologico e monitoraggio dei gas negli ambienti confinati

La perdita di coscienza riportata nel caso israeliano è compatibile con un rischio che deve essere valutato prima dell’ingresso e lungo la progressione.

Il materiale tecnico della European Cave Rescue Association ricorda che la carenza di ossigeno può risultare difficile da percepire.

Il riflesso respiratorio è soprattutto legato all’aumento di anidride carbonica nel sangue, non alla sola diminuzione dell’ossigeno.

Un rilevatore multigas calibrato è quindi uno strumento utile nelle cavità note per aria stagnante o per differenze marcate tra pozzi, sacche e livelli superiori.

La lettura deve comprendere almeno ossigeno e CO2, quando le condizioni e il piano di esplorazione lo richiedono.

Un valore anomalo non va affrontato con la sola resistenza fisica: occorre interrompere l’esposizione, comunicare la situazione e ritirarsi verso aria verificata come respirabile.

Il soccorso speleologico in questi scenari richiede inoltre di non moltiplicare le persone esposte senza una valutazione del rischio.

L’accesso di un soccorritore a un ambiente ipossico può creare una seconda vittima.

La disponibilità di ossigeno, come nel caso di Bor HaChaziririm, può sostenere il recupero sanitario, ma non sostituisce il controllo della qualità dell’aria, la scelta di adeguati dispositivi respiratori e procedure specifiche per atmosfere non respirabili.

Un caso utile per la prevenzione speleologica

L’episodio del 9 agosto evidenzia il valore della presenza di un compagno, della capacità di riconoscere un peggioramento e della tempestiva attivazione del soccorso speleologico.

Il primo spostamento verso una quota con aria migliore ha ridotto l’esposizione dell’infortunato.

L’uscita del compagno per chiamare aiuto e il successivo rientro con ossigeno hanno reso possibile proseguire verso la superficie insieme alle squadre intervenute.

Per i gruppi speleologici, il caso rafforza l’importanza di pianificare le esplorazioni in cavità strette e scarsamente ventilate.

Informazioni pregresse sulla grotta, strumentazione per il controllo dei gas, comunicazioni affidabili all’esterno e una soglia prudenziale per la rinuncia sono parti dello stesso sistema di sicurezza.

Il soccorso speleologico resta l’ultima barriera. La prevenzione inizia prima della discesa.

Fonti

Nota sulle informazioni dell’intervento: data, luogo, età dell’infortunato, dinamica del recupero e ricovero sono riportati nella segnalazione dell’European Cave Rescue Association fornita come base del presente articolo. Non è stato individuato un comunicato pubblico autonomo con ulteriori dati tecnici sull’operazione.

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