Un articolo pubblicato il 23 ottobre 2026 da National Geographic racconta le ricerche archeologiche lungo le antiche coste oggi sommerse tra Texas e Florida. Sonar, carotaggi e immersioni cercano le tracce delle popolazioni che vivevano in questi territori migliaia di anni fa
Un articolo di Nicolás Rivero, pubblicato da National Geographic il 23 ottobre 2026 con il titolo “Searching the Seabed for Florida’s Ice Age Societies”, racconta una delle frontiere dell’archeologia subacquea americana: la ricerca delle tracce lasciate dalle popolazioni preistoriche nei territori oggi sommersi tra Texas e Florida.
Durante e dopo l’ultima glaciazione, quando il livello del mare era molto più basso, la costa occidentale della Florida si estendeva fino a circa 100 miglia, oltre 160 chilometri, più al largo. Dove oggi c’è il mare esistevano pianure attraversate da fiumi e sorgenti, frequentate dagli esseri umani.
Con lo scioglimento dei ghiacci quei territori sono stati progressivamente sommersi. Oggi gli archeologi cercano sul fondo del mare ciò che resta di quei paesaggi e delle persone che li abitavano.
Un utensile di pietra sotto il fondale
Nel dicembre 2024, a circa cinque miglia dalla costa della Florida, l’archeologo Morgan Smith, professore associato di antropologia alla University of Tennessee at Chattanooga, ha partecipato a una ricerca subacquea sulle tracce dell’antica presenza umana.
Sotto circa 75 centimetri di sabbia e frammenti di conchiglie ha raggiunto uno strato di sedimento argilloso grigio-blu formatosi quando la zona era ancora terraferma.
Qui ha trovato uno strumento di pietra per raschiare risalente a circa 7.000 anni fa. Più in profondità, insieme a uno studente, ha recuperato anche un frammento di legno di circa 8.500 anni.
Il ritrovamento dimostra che sotto i sedimenti marini possono essersi conservati antichi suoli terrestri insieme alle testimonianze delle attività umane.
89 milioni di acri da esplorare
Il progetto di ricerca descritto da National Geographic interessa circa 89 milioni di acri di terre oggi sommerse, dal Texas alla Florida occidentale.
Quasi una dozzina di scienziati partecipano a un programma quinquennale che punta non soltanto a trovare manufatti, ma a ricostruire il paesaggio nel quale vivevano le popolazioni preistoriche.
I ricercatori analizzano scansioni sonar del fondale e profili del sottosuolo ottenuti mediante onde sonore. Le indagini hanno rivelato una rete di antichi canali fluviali sepolti sotto il mare, che in alcuni casi proseguono per chilometri oltre le attuali foci.
Sono luoghi molto interessanti per le ricerche archeologiche: lungo i corsi d’acqua si poteva pescare e cacciare e in alcune zone erano disponibili selce e altre rocce utilizzate per fabbricare utensili.
Sonar, carotaggi e immersioni
Individuate le aree più promettenti, le indagini possono proseguire con carotaggi del fondale. Lunghi tubi vengono spinti nei sedimenti per prelevare campioni degli strati sepolti e riconoscere superfici che un tempo erano esposte all’aria.
Gli archeologi cercano manufatti, schegge prodotte dalla lavorazione della pietra e altri indizi della presenza umana.
Alle prospezioni geofisiche si affiancano le immersioni, utilizzate in quest’area per la ricerca archeologica almeno dalla fine degli anni Ottanta.
Il fiume Aucilla e le tracce di 14.500 anni fa
Uno dei territori più importanti è il fiume Aucilla, a sud di Tallahassee.
Nel 2016, all’interno di una dolina sommersa a circa nove metri sotto la superficie del fiume, i ricercatori hanno trovato un utensile di pietra e ossa di mastodonte con tracce di macellazione umana datate a circa 14.500 anni fa.
Questi ritrovamenti hanno rafforzato le prove di una presenza umana in Nord America precedente alle cronologie tradizionalmente accettate in passato.
Nella stessa regione sono stati individuati altri siti sommersi, tra cui antichi accumuli di conchiglie e aree utilizzate per l’approvvigionamento e la lavorazione della pietra.
A 40 metri di profondità sull’antica riva di un fiume
National Geographic ricorda anche un’esplorazione effettuata nel 2009 dall’archeologo Andy Hemmings, dell’Aucilla Research Institute.
Seguendo verso il largo l’antico corso sommerso del fiume Suwannee, i ricercatori hanno raggiunto un punto situato a circa 125 miglia dalla costa settentrionale della Florida, soprannominato Thor’s Elbow, il “gomito di Thor”.
Hemmings è sceso fino a circa 40 metri di profondità, raggiungendo quella che migliaia di anni fa era la riva di un fiume.
Il tempo operativo a quella profondità era molto limitato. Hemmings ha lasciato alcune apparecchiature sul fondale con l’intenzione di tornare per effettuare carotaggi, ma una tempesta tropicale ha impedito la nuova spedizione e in seguito sono mancati i finanziamenti per proseguire. Il sito rimane ancora da studiare approfonditamente.
Le coste sommerse e l’arrivo dei primi americani
Queste ricerche possono contribuire a rispondere a una delle grandi domande dell’archeologia americana: quando e attraverso quali percorsi gli esseri umani sono arrivati nelle Americhe?
Gli studiosi discutono da tempo sul ruolo del ponte terrestre di Bering e sulla possibilità che alcune delle prime migrazioni siano avvenute seguendo le coste.
Gran parte delle linee costiere dell’ultima glaciazione si trova però oggi sott’acqua. Individuare siti lungo quelle antiche rive potrebbe quindi fornire nuove informazioni sui movimenti delle prime popolazioni americane.
Un mondo conservato sotto il mare
Le indagini permettono anche di studiare la risposta delle comunità preistoriche a profonde trasformazioni ambientali.
Circa 14.000 anni fa, durante alcune delle fasi più rapide dello scioglimento dei ghiacci, secondo National Geographic il mare poteva innalzarsi di circa 30 centimetri ogni dieci anni.
Fiumi e sorgenti hanno cambiato configurazione, le falde si sono sollevate e vaste porzioni delle pianure costiere sono state sommerse, costringendo le comunità a spostarsi verso l’interno.
Una parte di quel paesaggio è ancora conservata sotto il mare. Ricostruire gli antichi fiumi, individuare i suoli sepolti ed esplorarli significa recuperare testimonianze della preistoria rimaste per millenni sul fondo del Golfo del Messico.

Fonte
National Geographic – Nicolás Rivero, “Searching the Seabed for Florida’s Ice Age Societies”, 23 ottobre 2026 Searching the Seabed for Florida’s Ice Age Societies | National Geographic
https://www.nationalgeographic.com/environment/article/mapping-texas-florida-coasts-ancient-american-archaeology
Foto di copertina: Il fiume Aucilla, in Florida, uno dei territori chiave per le ricerche archeologiche sulle prime popolazioni americane e sugli antichi paesaggi oggi in parte sommersi. Foto: Michael Rivera / Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0