Il nuovo numero del mensile racconta il patrimonio monumentale e le testimonianze sotterranee dell’isola attraverso la ricerca archeologica e la fotografia d’arte

Archeologia Viva ha dedicato la copertina e un articolo speciale al patrimonio preistorico della Sardegna nel numero 235 in uscita in questi giorni nelle edicole.

Il volume propone 16 pagine aggiuntive rispetto ai numeri precedenti, per approfondire i temi affrontati in questa edizione.

Il fotografo e documentarista Nicola Castangia firma l’articolo principale sulla Sardegna preistorica, spaziando dalle civiltà mediterranee alle testimonianze archeologiche dell’isola.

Le fotografie dell’autore accompagnano un racconto che unisce la ricerca scientifica alle immagini d’arte, creando uno spazio narrativo dove il patrimonio culturale sardo rivive attraverso visual originali.

La fotografia archeologica come strumento di conoscenza

La ricerca fotografica di Castangia ha radici profonde nel tempo. Era il 1988 quando il fotografo intraprese i primi studi sistematici sul patrimonio sardo.

Utilizzando una celebre Hasselblad 500C da bordo di un aereo Piper PA-18 Super Cub, realizzò le fotografie aeree per il volume l’Antiquarium Arborense dedicato ai civici musei archeologici della Sardegna, curato da Giovanni Lilliu e pubblicato dal Banco di Sardegna.

Quell’esperienza iniziale rappresentò il punto di partenza. Nel corso dei decenni successivi, l’approccio del fotografo si trasformò, spostandosi dai soggetti aerei verso l’esplorazione sistematica del sottosuolo isolano. La fotografia divenne strumento di dialogo con un patrimonio sepolto dal tempo.

Le domus de janas: architetture funerarie della preistoria sarda

Il mondo sotterraneo della Sardegna preistorica parla attraverso le domus de janas, chiamate anche “case delle fate” dalla popolazione locale. Sono strutture funerarie scavate nella roccia utilizzando rudimentali strumenti di pietra, realizzate dalle civiltà che abitarono l’isola durante il Neolitico e l’età del Bronzo antico.

Il numero di queste testimonianze è considerevole: gli studi archeologici ne contano circa tremilcinquecento. Le domus de janas rappresentano un aspetto fondamentale della preistoria sarda, testimoniando pratiche funerarie sofisticate e una concezione complessa dello spazio e della morte nelle società neolitiche.

Ogni domus de janas racconta storie attraverso elementi architettonici specifici. Si osservano incisioni sulla roccia, rilievi che definiscono lo spazio interno, pitture che arricchiscono le pareti. Questi elementi decorativi non sono casuali, bensì espressioni simboliche delle comunità che le realizzarono.

L’arte sotterranea nel buio della roccia

Uno dei meriti principali della ricerca fotografica di Castangia consiste nel rendere visibile ciò che rimane celato nei “mondi delle tenebre”. Le domus de janas sono spazi negati ai vivi nella visione originaria. Nelle loro cavità si conservano vere opere d’arte che testimoniavano il grado di evoluzione culturale delle società preistoriche sarde.

L’accesso a questi luoghi rappresenta un’esperienza che pone il ricercatore di fronte alla profondità culturale dell’isola dei Sardi. Le immagini raccolte durante decenni di attività documentano decorazioni e strutture che, senza la trasmissione fotografica, rimarrebbero ignote alla maggior parte degli stessi abitanti contemporanei della Sardegna.

Le fotografie d’arte di Castangia traducono in forme visive la complessità della Sardegna preistorica. La luce artificiale penetra negli spazi sotterranei, illuminando dettagli che altrimenti resterebbero sepolti nel buio e nell’oblio. Per migliaia di anni, queste testimonianze hanno attenduto uno strumento capace di comunicare la loro importanza culturale.

Una finestra sulla civiltà mediterranea antica

Il dossier di Archeologia Viva collocala Sardegna preistorica all’interno della più ampia cornice delle civiltà mediterranee. L’isola non rappresenta un’enclave isolata, bensì un polo di sviluppo culturale dove si incontrano influenze e contatti con altre aree del Mediterraneo antico.

Il patrimonio monumentale sardo testimonia scambi, migrazioni e processi di acculturazione che caratterizzarono il Neolitico e l’età del Bronzo nel bacino mediterraneo. Gli studi archeologici condotti nel corso dei decenni hanno permesso di contestualizzare le testimonianze locali all’interno di quadri interpretativi più ampi.

La Sardegna preistorica emergecome uno spazio dove leggere i processi di formazione delle società complesse nel Mediterraneo antico. Le domus de janas, in questo senso, non sono semplici tombe, bensì documenti che esprimono ideologie, credenze e organizzazione sociale delle comunità che le costruirono.

I dettagli del numero 235 di Archeologia Viva

Il numero di gennaio/febbraio 2026 di Archeologia Viva dedica le pagine 6-21 all’articolo principale di Nicola Castangia sulla Sardegna preistorica. La redazione ha scelto di accompagnare il testo con un ricco apparato di immagini che rappresentano il lavoro documentario del fotografo.

Le 16 pagine aggiuntive garantiscono uno spazio editoriale più ampio per affrontare i molteplici aspetti del patrimonio sardo: dalle caratteristiche architettoniche delle domus de janas alle interpretazioni scientifiche relative alle pratiche funerarie, dalle connessioni con altre civiltà mediterranee alle questioni di conservazione e valorizzazione di questo patrimonio.

Il numero rappresenta un’occasione per lettori e appassionati di speleologia e archeologia di approfondire la conoscenza di una delle aree più significative della preistoria italiana, attraverso il duplice sguardo della ricerca accademica e della fotografia documentaria.