La grotta Shpella Shtares, nei pressi di Vrane e Madhe nel Parco Naturale Regionale Nikaj Mërtur (Alpi Albanesi, Kukës), si apre a circa 1.400 m s.l.m. alla base della cresta di Maja e Kakisë, che si innalza per 700–800 m sopra la valle glaciale.
Un forte flusso d’aria gelida (30–40 m³/s a circa 3 °C) emerge dall’ingresso principale, indicando che si tratta dello sbocco inferiore di un sistema molto più esteso, per cui l’esplorazione si è sviluppata principalmente verso l’alto.
La grotta si sviluppa su più livelli, alternando condotti freatici con gallerie arrotondate e zone vadosi con pozzi e meandri.
Il livello basale è per lo più sub-orizzontale lungo piani di faglia e mostra evidenti effetti di gelo-disgelo, mentre i livelli superiori sono controllati da fratture e spesso interrotti da crolli che impongono continui spostamenti verticali.
Il deflusso idrico è attualmente limitato. I principali corsi attivi si trovano presso “La Basilica”, dove è situato un campo sotterraneo con tre tende (due tende dormitorio per otto persone e un bivacco), nella “Ravine of the Raganello Boys” e in un meandro scoperto nel 2024 in “The Midday Branches”.
Un pozzo dal livello basale conduce a un piccolo sifone, il punto più profondo conosciuto. Non sono note sorgenti esterne collegate al sistema.
Scoperta nell’agosto 2016 durante la spedizione Curraj, la grotta è stata individuata grazie alle conoscenze dei pastori locali, in particolare della famiglia Kolbucaj, che conosce da tempo il massiccio e ha indicato l’ingresso basandosi sulla memoria.
Dal 2016, il Gruppo Speleologico Martinese ha concentrato qui la propria attività esplorativa, iniziando con la spedizione del 2017 e ampliando progressivamente il sistema carsico rilevato fino a 12 km entro l’estate 2025.
Le esplorazioni nella Shpella Shtares, condotte sistematicamente dal 2016, hanno progressivamente ampliato la conoscenza della cavità e rivelato settori morfologicamente distinti caratterizzati da forti correnti d’aria e alta complessità strutturale.
I primi lavori hanno definito il ramo “Piccola Mark” (circa 1 km dall’ingresso), importante per comprendere il comportamento termico interno e la continuità del sistema verso le aree più profonde. Parallelamente, sono state esplorate gallerie di livello superiore come il settore Guggenheim e il ramo Kolbucaj, che restano zone attive di ricerca.
Un’attenzione particolare è rivolta alla Sala Giglio e alla Sala Maria-Josè, grandi ambienti che fungono da punti di convergenza per molteplici correnti d’aria e condotti, dove l’esplorazione verso l’alto è in corso per chiarire i livelli superiori del sistema.
Il “Caos di Giovanni”, una vasta zona di crollo che separa il livello basale da quelli superiori, rappresenta una discontinuità chiave che ha fortemente influenzato le strategie esplorative, orientando l’attenzione verso pozzi attivi come i sistemi Ascensore e Kolbucaj.
Nel complesso, i dati suggeriscono una struttura tripartita: una zona superiore sconosciuta probabilmente collegata a ingressi in quota, una zona intermedia in esplorazione (Guggenheim–Kolbucaj) e un livello basale che si estende fino alla Sala Giglio ed è controllato dal Caos di Giovanni.
La “Sala Rossa”, una cavità a sviluppo verticale con formazioni rocciose di colore rosso, è stata anch’essa ampiamente studiata e si prevede che sarà uno dei principali obiettivi del progetto Shtares 2026.
In sintesi, il sistema di grotte appare altamente dinamico, con grandi volumi d’aria, settori ancora inesplorati e una complessa rete di connessioni idro-aerodinamiche.
Scienza e documentazione – tra biospeleologia e geologia
Il progetto Shtares si è rivelato un pilastro per il Gruppo Speleologico Martinese, consentendo un’ampia gamma di studi in diversi ambiti grazie alla partecipazione, negli anni, di studenti universitari di geologia e biologia. Ha inoltre ospitato occasionalmente professori e professionisti provenienti da vari campi in tutta Europa, coinvolgendo l’Università di Bologna, l’Università di Bari “Aldo Moro”, l’Università di Padova, ISSKA, l’Associazione Spagnola di Entomologia e l’Università di Lubiana.
Un clima severo
ng Dal 2022, nella Shpella Shtares è stato installato un sistema di monitoraggio meteorologico attraverso una rete di termometri distribuiti nei diversi livelli della grotta, ampliata fino a dieci sensori tra il 2022 e il 2024. I dati raccolti hanno evidenziato una forte variabilità termica stagionale: presso l’ingresso le temperature variano da -8 °C in inverno a oltre 3 °C in estate, mentre nei settori più profondi, circa 1 km dall’ingresso, sono state registrate temperature minime fino a -1 °C.
Le misurazioni anemometriche hanno inoltre rilevato correnti d’aria comprese tra 30 e 40 m³/s, tra le più intense mai documentate in ambiente sotterraneo.
Le osservazioni confermano che la grotta è soggetta a un marcato “effetto camino”, determinato da ingressi posti a quote differenti. Durante l’estate, l’aria viene richiamata da ingressi superiori ancora sconosciuti, probabilmente situati tra 2.100 e 2.200 metri di altitudine. Attraversando settori ricchi di neve e ghiaccio, l’aria si raffredda fino a circa 0 °C e discende nelle parti più profonde della grotta, stabilizzandosi tra 3 e 4 °C.
In inverno, il flusso si inverte: l’aria fredda esterna viene aspirata nell’ingresso principale e penetra per oltre 500 metri nel sistema, causando forti oscillazioni termiche giornaliere.
Per studiare la circolazione delle masse d’aria è stato condotto anche un primo test con tracciante, mediante il rilascio di 2 kg di CO?, che ha evidenziato la forte dispersione del gas nei grandi volumi della grotta e la necessità di ulteriori sensori.
Le indagini geologiche hanno documentato depositi sabbiosi fini, sia sciolti sia cementati, con sedimenti biancastri, grigi e rossastri. Le gallerie si sviluppano principalmente lungo sistemi di faglia, alcuni dei quali mostrano segni di riattivazione recente. I cicli di gelo-disgelo hanno inoltre favorito la formazione di suoli strutturati poligonali (“patterned ground”) e contribuito ai fenomeni di crollo osservati nel livello basale della grotta.
Vita estrema
L’indagine biospeleologica condotta nella Shpella Shtares rivela un ecosistema sotterraneo di straordinario interesse scientifico. Nonostante le basse temperature, le forti correnti d’aria e il congelamento stagionale della grotta, essa ospita diverse specie di fauna cavernicola, prevalentemente invertebrati altamente specializzati. Tra questi, solo i tricotteri (Trichoptera) e i pipistrelli (Chiroptera) sono troglofili, mentre il resto della fauna è costituito da specie troglobie adattate all’ambiente sotterraneo estremo.
Lo studio sistematico ha mostrato una distribuzione piuttosto uniforme degli organismi nei settori più profondi della grotta, con concentrazioni maggiori in prossimità dei punti di stillicidio e di piccole raccolte d’acqua. La rete trofica sembra basarsi su comunità batteriche come produttori primari, seguite da detritivori e filtratori — tra cui lombrichi e coleotteri — e predatori come aracnidi e pseudoscorpioni.
Particolarmente significativi sono i risultati ottenuti durante la campagna “Shtares 2023”, che ha permesso il campionamento di circa venti esemplari tra acari, ditteri, collemboli, ragni e coleotteri. Tra questi spiccano i coleotteri leptodirini endemici: Anthroherpon shtarensis, Riberius stillicidi e Kircheria dritae (dedicato alla moglie del pastore George), descritti per la prima volta da campioni raccolti nel 2019 grazie alla collaborazione scientifica con Giachino e Casale, pubblicata nel 2022. Tutte e tre le specie sono attualmente note solo per questa grotta.
Di grande interesse è anche la scoperta di un coleottero precedentemente non osservato nella cavità: le prime analisi morfologiche suggeriscono che appartenga a una famiglia diversa rispetto alle specie note e che possa avere comportamento predatorio. Tutto il materiale raccolto è attualmente in studio presso l’Università di Bari “Aldo Moro”, dove sono in corso analisi tassonomiche e genetiche.
Il team di esplorazione
Le spedizioni a Shtares hanno coinvolto circa sessanta speleologi provenienti da diversi Paesi europei. La spedizione del 2026 segnerà l’ottava estate che il gruppo trascorre sul Maja e Kakisë, nel villaggio di Vrane e Madhe (contea di Kukës), ospitato dalla famiglia di pastori Kolbucaj.
Diversi gruppi speleologici hanno collaborato alle esplorazioni, tra cui il Gruppo Speleologico Faenza, il GSB-USB (Bologna), La Venta e Continent 8. Le spedizioni sono state inoltre supportate dalla Società Speleologica Italiana, dalla Federazione Francese di Speleologia, dall’Unione Internazionale di Speleologia, dall’Istituto Svizzero di Speleologia e Studi Carsici, nonché dal Servizio Regionale Puglia del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico.
Negli anni, tra i partecipanti figurano studenti di geologia (Università di Bologna, Bari, Padova), due dottorandi (Università di Padova e Neuchâtel), docenti di meteorologia ipogea (ISSKA), geografi ed esperti di biospeleologia (Associazione Entomologica Spagnola, Università di Lubiana).
Per Shtares 2026, il Gruppo Speleologico Martinese continuerà il monitoraggio di temperatura e correnti d’aria, lo studio delle forme di vita cavernicole e l’esplorazione delle aree ancora sconosciute oltre i fronti attuali.
Obiettivi principali restano i settori oltre la Sala Rossa, dove si prevede un vasto labirinto inesplorato, e il ripercorrimento della “Via di Poseidone” per chiudere importanti anelli morfologici.
Come di consueto, l’esplorazione si sviluppa verso l’alto e richiede una logistica significativa: oltre 1.000 metri di corda, centinaia di ancoraggi in acciaio e numerosi strumenti saranno installati, come già avvenuto nel 2025.
Il team si autofinanzia, coprendo internamente i costi tecnici e scientifici senza gravare sui partecipanti invitati, e pertanto è costantemente alla ricerca di finanziamenti e sponsorizzazioni in linea con la propria missione.
Fonte:
https://ukcaving.com/board/index.php?threads/the-shtares-2026-project.34455/