Raggi cosmici per svelare i segreti della piramide Maya

Un team internazionale di scienziati ha avviato nel dicembre 2025 uno studio per esplorare l’interno della piramide di El Castillo, anche nota come Tempio di Kukulcán, a Chichén Itzá, in Messico.

L’obiettivo della ricerca è individuare eventuali camere nascoste o strutture interne ancora sconosciute all’interno di questo monumento, costruito tra l’VIII e il XII secolo d.C..

Il progetto utilizza la muografia, una tecnologia non invasiva che sfrutta i muoni prodotti dai raggi cosmici per creare immagini dell’interno della struttura senza danneggiare il patrimonio archeologico.[1][2][3][4]

La muografia applicata all’archeologia Maya

La tecnica si basa sulla rilevazione di muoni, particelle subatomiche che si generano quando i raggi cosmici collidono con l’atmosfera terrestre.

Questi muoni hanno la capacità di attraversare grandi volumi di roccia e il loro comportamento cambia in base alla densità del materiale che incontrano: dove ci sono vuoti, le particelle passano più facilmente, mentre vengono assorbite o deviate dal materiale solido.

Il progetto è stato avallato dal Consejo de Arqueología dell’Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH) e coinvolge specialisti dell’Universidad Nacional Autónoma de México (UNAM), dell’Università Statale di Chicago, del Laboratorio Nazionale Fermi e altre istituzioni nordamericane.

Due rilevatori di muoni gemelli sono stati installati nei tunnel nord e sud della piramide, progettati specificamente per resistere alle condizioni estreme di umidità vicina al 100% e temperature di 32 gradi Celsius.[2][3][1]

Tomografia muonica: raggi cosmici per esplorare l’invisibile

Una tecnica non invasiva per l’archeologia e la geologia

La tomografia muonica, anche conosciuta come muografia, è una tecnica di imaging non invasiva che utilizza i muoni cosmici per “vedere” all’interno di strutture di grandi dimensioni senza danneggiarle. I muoni sono particelle elementari simili agli elettroni ma circa 200 volte più pesanti, che vengono prodotte continuamente quando i raggi cosmici provenienti dallo spazio collidono con l’atmosfera terrestre. Queste particelle subatomiche hanno la capacità di attraversare grandi volumi di materiale solido, come roccia o pietra, rendendo possibile l’analisi di piramidi, vulcani e altre strutture massicce.[1][2][3][4]

Il principio fisico alla base della muografia

La tecnica funziona in modo analogo alla radiografia a raggi X utilizzata in medicina, ma sfrutta una sorgente naturale e gratuita di particelle: i raggi cosmici. I muoni che raggiungono la Terra hanno un’energia sufficiente per penetrare centinaia di metri di roccia. Quando attraversano la materia, i muoni vengono parzialmente assorbiti o deflessi in base alla densità del materiale incontrato. Dove sono presenti vuoti o cavità, le particelle passano più facilmente e vengono rilevate in numero maggiore dai rivelatori posizionati a valle dell’oggetto di studio. Al contrario, materiali più densi assorbono o deviano un maggior numero di muoni.[3][4][5][6][1]

Come si realizza una tomografia muonica

Per effettuare una muografia, i ricercatori posizionano rivelatori di muoni in punti strategici, spesso all’interno di tunnel o alla base delle strutture da analizzare. I rivelatori registrano la traiettoria e il numero di muoni che arrivano da diverse direzioni per un periodo che può durare da alcuni mesi fino a diversi anni. Il flusso di muoni misurato viene normalizzato rispetto a un flusso di riferimento registrato inquadrando il cielo libero, per riprodurre le stesse condizioni di misura ma senza l’oggetto in studio. Dal rapporto tra questi due flussi, chiamato trasmissione, si ricava una mappa di densità che permette di ricostruire immagini bidimensionali o tridimensionali della struttura interna.[7][4][5][8]

Applicazioni in archeologia e vulcanologia

La tomografia muonica ha avuto successi notevoli in campo archeologico, come la scoperta di una camera nascosta nella piramide di Cheope grazie al progetto internazionale ScanPyramids nel 2016. Il premio Nobel Luis Walter Álvarez fu tra i primi a utilizzare questa metodologia negli anni ’60, applicandola alla piramide di Chephren. In Italia, ricercatori hanno impiegato la muografia per scoprire una camera ignota nel Monte Echia a Napoli e per effettuare studi nelle miniere del Temperino. In vulcanologia, la tecnica permette di monitorare la distribuzione interna di massa nei vulcani attivi, rilevando modificazioni che potrebbero essere precursori di eruzioni.[4][5][8][1]

Vantaggi e sviluppi futuri

Il principale vantaggio della tomografia muonica è la sua natura completamente non invasiva, che non comporta alcun rischio di danneggiamento per i beni culturali o per l’ambiente. A differenza dei raggi X, che devono essere prodotti artificialmente con costi e limitazioni, i raggi cosmici forniscono una sorgente naturale di muoni costantemente disponibile in ogni luogo del mondo e da ogni direzione. La tecnica è in continua evoluzione e trova applicazioni anche nel controllo dei rifiuti nucleari, nell’identificazione di materiali radioattivi trasportati illegalmente in container e nel monitoraggio di centrali nucleari.[2][6][8][7][4]

Il cenote sacro sotto la piramide

El Castillo sorge sopra un cenote, una cavità naturale riempita d’acqua profonda circa 21 metri, scoperta nel 2015.

Per i Maya, i cenotes erano luoghi sacri considerati porte verso l’oltretomba, chiamato Xibalba.

Questa scoperta ha fornito nuove informazioni sul significato religioso del sito e potrebbe spiegare perché i Maya scelsero proprio quella posizione per costruire la piramide.

Il Cenote Sacro di Chichén Itzá, situato a breve distanza da El Castillo, è stato oggetto di numerose esplorazioni archeologiche che hanno portato alla luce manufatti preziosi in oro, giadeite, ceramica e resti umani legati a pratiche sacrificali in onore del dio della pioggia Chaac.[5][6][1]

Le camere già note e gli obiettivi della ricerca

Negli anni ’30, gli archeologi Eduardo Martínez Cantón e José Erosa Peniche scoprirono all’interno della piramide due camere: la Sala de Ofrendas, dove fu trovata una scultura di Chac Mool, e la Sala de Sacrificios, che conteneva un trono di giaguaro dipinto di rosso.

Il primo obiettivo dello studio con la muografia sarà confermare con certezza la posizione di queste due sale per validare la precisione della tecnologia. Successivamente, i ricercatori cercheranno anomalie che potrebbero indicare l’esistenza di una terza camera, ancora sconosciuta.

L’archeologa Virginia E. Miller ha ipotizzato che una subestruttura più antica all’interno di El Castillo possa contenere una sepoltura regale.[3][1][2]

Sei mesi di rilevamenti per mappare la piramide

La campagna di ricerca si estenderà per sei mesi, periodo durante il quale verranno raccolti dati sufficienti per mappare l’intera superficie interna della piramide, che misura circa 55,5 metri per lato e 30 metri di altezza. Edmundo García Solís, professore dell’Università Statale di Chicago e responsabile principale del progetto, ha spiegato che la muografia può raggiungere profondità illimitate e permette di ottenere una tomografia completa di grandi volumi. Se verranno individuate nuove cavità, i dispositivi saranno riposizionati per determinare le loro dimensioni esatte. Questa tecnologia era già stata testata con successo a Teotihuacan, dove un gruppo guidato dal ricercatore Arturo Menchaca Rocha dell’Instituto de Física della UNAM aveva studiato un tunnel sotto la Piramide del Sole.[1][2][3]

Nuove prospettive sulla civiltà Maya

El Castillo è una struttura complessa, edificata in più fasi e dotata di profondi significati astronomici e religiosi. La direttrice della Zona Archeologica di Chichén Itzá, Guadalupe Espinosa Rodríguez, ha precisato che si ritiene che la piramide risalga al X secolo e che, come altri templi Maya, sia il risultato della sovrapposizione di diverse fasi costruttive. Le eventuali scoperte potrebbero chiarire le modalità costruttive utilizzate dai Maya, rivelare nuove informazioni sui rituali religiosi e riscrivere parte della storia di Chichén Itzá. La tecnica della muografia rappresenta un’opportunità per esplorare il patrimonio culturale senza compromettere l’integrità fisica delle strutture archeologiche, aprendo nuove possibilità di studio per monumenti precolombiani di grande importanza.[2][1]

Fonti
[1] Scoperte Archeologiche nel Cenote Sacro di Chichén Itzá – Scintilena https://www.scintilena.com/scoperte-archeologiche-nel-cenote-sacro-di-chichen-itza/08/17/
[2] La Scoperta Archeologica nel Tempio delle Iscrizioni https://www.scintilena.com/la-scoperta-archeologica-nel-tempio-delle-iscrizioni-una-scala-verso-il-mondo-sotterraneo-dei-maya/01/14/
[3] Alistan muografía para detectar estructuras interiores en El Castillo … https://www.inah.gob.mx/boletines/alistan-muografia-para-detectar-estructuras-interiores-en-el-castillo-de-chichen-itza
[4] Inicia el «muon-scanning» en El Castillo de Chichén Itzá – VentanaVer https://ventanaver.mx/principal/inicia-el-muon-scanning-en-el-castillo-de-chichen-itza/
[5] Messico: La piramide di Kukulkan nel sito di Chichen Itza rivela un … https://edinterranunnaka.wordpress.com/2015/08/23/messico-la-piramide-di-kukulkan-nel-sito-di-chichen-itza-rivela-un-segreto-per-gli-scienziati/