Come i sedimenti archeologici stanno rivelando la storia genetica umana

La paleogenetica sta trasformando il modo in cui gli scienziati ricostruiscono il passato remoto.

Negli ultimi due decenni, i progressi tecnologici nell’estrazione e nell’analisi del DNA antico hanno permesso scoperte che era impossibile immaginare fino a poco tempo fa.

Umani moderni e Neanderthal condivisero gli stessi spazi geografici molto più frequentemente di quanto si credesse.

Le migrazioni che hanno plasmato le popolazioni contemporanee stanno diventando sempre più chiare.

Persino gli animali estinti, come il mammut, e gli agenti patogeni ormai scomparsi possono essere sequenziati e studiati.

Tuttavia, la maggior parte di questo lavoro si è sempre basata sull’analisi dei resti fisici di ossa e scheletri.

Esiste però un’altra strada per recuperare il DNA antico direttamente dall’ambiente. I ricercatori possono ora estrarre e sequenziare il DNA dai sedimenti delle caverne, senza dipendere dalla scoperta di ossa integre.

Questa innovazione sta trasformando completamente il settore della paleogenetica e della ricerca archeologica.

I sedimenti come archivi biologici temporali

Le caverne sono depositi naturali straordinari. All’interno delle loro pareti, i sedimenti accumulano decine di migliaia di anni di storia genetica. Le condizioni stabili presenti nella caverna preservano perfettamente le biomolecole fragili, permettendo ai ricercatori di costruire un quadro sempre più completo della vita nel Pleistocene europeo.

Presso il Geogenomic Archaeology Campus Tübingen (GACT) in Germania, gli studiosi stanno esplorando esattamente questo. Analizzando il DNA presente nei sedimenti delle caverne, è possibile determinare chi viveva nelle grotte durante l’era glaciale, come gli ecosistemi si trasformavano e quale ruolo assumevano gli umani. Una domanda centrale guida questa ricerca: gli umani moderni e i Neanderthal convivevano nelle stesse caverne? In alcuni casi, è persino possibile ottenere materiale genetico dalle feci lasciate nelle caverne. Il team GACT sta attualmente analizzando il DNA dagli escrementi di una iena delle caverne che visse in Europa circa 40.000 anni fa.

Il DNA sedimentario più antico scoperto finora proviene dalla Groenlandia ed è datato 2 milioni di anni. Un fatto che sottolinea l’incredibile potenziale di questa metodologia per la ricerca scientifica.

La rivoluzione tecnologica nel sequenziamento genetico

La paleogenetica ha compiuto un percorso notevole dai suoi primi passi. Nel 1984, gli scienziati sequenziarono il primo genoma di un animale estinto, il quagga, un parente stretto della zebra odierna. Negli ultimi vent’anni, le macchine di sequenziamento genetico di nuova generazione, la robotica di laboratorio e la bioinformatica hanno trasformato il DNA antico da una fragilità scientifica in uno strumento altamente efficiente e affidabile.

Oggi, le macchine di sequenziamento possono decodificare fino a cento milioni di volte più DNA rispetto alle loro versioni iniziali. Il primo genoma umano ha richiesto più di un decennio per essere completato. I laboratori moderni sequenziano centinaia di genomi umani completi in una sola giornata. Questo rappresenta un salto tecnologico senza precedenti.

Nel 2022, il Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina è stato assegnato a Svante Pääbo, una figura centrale in questo campo. Questo riconoscimento ha sottolineato l’importanza globale di questa ricerca. Il DNA antico oggi compare regolarmente nelle principali riviste scientifiche, dai tentativi di ricreare elefanti simili ai mammut alla tracciamento della presenza umana per centinaia di migliaia di anni in diverse parti del mondo. Fondamentalmente, i progressi nella robotica e nei calcoli informatici hanno reso possibile il recupero di DNA anche dai sedimenti, non solo dalle ossa.

La ricerca interdisciplinare al GACT

Il Geogenomic Archaeology Campus Tübingen rappresenta una crescente rete di ricerca internazionale. Tre istituzioni collaborano tra loro superando i confini delle singole discipline per sviluppare nuovi metodi di estrazione del DNA dai sedimenti. Archeologici, geoscienziati, bioinformatici, microbiologi e specialisti di DNA antico uniscono le loro competenze per scoprire intuizioni che nessun singolo settore potrebbe raggiungere autonomamente.

Questa collaborazione transdisciplinare in cui l’insieme diventa effettivamente superiore alla somma delle singole parti ha permesso avanzamenti significativi. La rete si estende ben oltre i confini della Germania. I partner internazionali permettono il lavoro sul campo in siti archeologici e caverne naturali in tutto il mondo. Nell’estate scorsa, il team ha investigato siti cavernicoli in Serbia, raccogliendo diverse centinaia di campioni di sedimenti per analisi di DNA antico e ricerche ecologiche correlate. Sono in corso progetti futuri in Sud Africa e negli Stati Uniti occidentali.

Questi progetti mireranno a testare i limiti della preservazione del DNA antico nei sedimenti di ambienti e periodi temporali diversi. Le caverne della Svezia, i siti nel Regno Unito, e le grotte asiatiche rappresentano obiettivi futuri di grande importanza scientifica.

L’ago nel pagliaio: le sfide tecniche dell’estrazione

Recuperare il DNA dai sedimenti suona semplice in teoria: prelevare un campione, estrarre, sequenziare. In realtà, il processo è estremamente complesso. Le molecole di DNA nei sedimenti sono scarse, degradate e frammentate. A questa difficoltà si aggiunge la contaminazione moderna provenienti dai visitatori della caverna e dalla fauna selvatica contemporanea.

Identificare le molecole autentiche dell’era glaciale dipende da sottili pattern di danno chimico all’interno del DNA stesso. Laboratori ultra-puliti, estrazione robotizzata e bioinformatica specializzata sono essenziali. Ogni identificazione positiva rappresenta un piccolo trionfo scientifico, rivelando pattern invisibili all’archeologia convenzionale.

Gran parte del lavoro del GACT si svolge nelle caverne della Svevia all’interno di siti Patrimonio dell’Umanità UNESCO come Hohle Fels, dimora dei più antichi strumenti musicali e dell’arte figurativa del mondo. Neanderthal e Homo sapiens hanno lasciato dietro di sé artefatti litici, ossa, avorio e sedimenti accumulatisi nel corso di decine di migliaia di anni. Le caverne sono archivi naturali di DNA, dove le condizioni stabili preservano magnificamente le biomolecole fragili.

Uno degli aspetti più stimolanti della ricerca sul DNA sedimentario è la capacità di individuare specie scomparse, anche quando nessun osso o artefatto rimane visibile. Un focus particolare riguarda gli umani: chi viveva nella caverna e quando? Come utilizzavano le caverne gli umani moderni e i Neanderthal? Erano presenti contemporaneamente? Gli orsi delle caverne e gli umani competevano per il rifugio e le risorse? Quali insegnamenti possono fornire i microbi che vivevano insieme a loro riguardo l’impatto degli umani sugli ecosistemi del passato?

Il DNA sedimentario e gli ecosistemi perduti

Il DNA sedimentario traccia anche la vita al di fuori della caverna. I predatori trascinano le prede in camere riparate. Gli umani lasciano rifiuti dietro di sé. Seguendo i cambiamenti nel DNA di umani, animali e microbiche nel corso del tempo, i ricercatori possono esaminare le estinzioni antiche e i cambiamenti ecosistemici. Queste scoperte offrono insegnamenti rilevanti per la crisi contemporanea della biodiversità.

L’obiettivo è ambizioso: utilizzare il DNA sedimentario per ricostruire gli ecosistemi dell’era glaciale e comprendere le conseguenze ecologiche della presenza umana. Sono passati soli due anni dall’inizio del GACT, e ogni dataset genera nuove domande. Ogni strato di caverna aggiunge un’ulteriore piega alla storia.

Con centinaia di campioni attualmente in elaborazione, grandi scoperte si avvicinano. I ricercatori si aspettano a breve di identificare i primi genomi di orso delle caverne, le tracce umane più antiche, e complesse comunità microbiche che un tempo prospettavano nell’oscurità.

I sedimenti riveleranno tutti i loro segreti? Il tempo lo dirà, ma le prospettive rimangono affascinanti per la comunità scientifica mondiale e per la storia della ricerca paleogenetica.